Giornalisti spiati e dossier sul Secolo XIX: bufera a Genova sull’inchiesta per pressioni al giornale

Dossier sul Secolo xix, Marco Bucci governatore della Liguria

Un confronto tra fotografie pubblicate sul Secolo XIX, annotazioni su articoli giudicati “sgraditi” e perfino suggerimenti su quali interviste realizzare. Sono alcuni degli elementi contenuti nei dossier che lo staff del governatore ligure Marco Bucci avrebbe inviato all’editore del quotidiano genovese, l’armatore italo-svizzero Gianluigi Aponte. Documenti che, secondo chi li ha letti, mostrerebbero un tentativo di orientare la linea editoriale del giornale.

Il caso è esploso dopo la pubblicazione di diversi passaggi di quei file. In uno degli esempi citati si mette a confronto la visibilità fotografica concessa alla candidata sindaca Silvia Salis rispetto al suo avversario di centrodestra Pietro Piciocchi. «In una foto c’è Silvia Salis in primo piano, sorridente. Nell’altra Piciocchi, alto 1,95, è lontano e coperto da un’altra persona», si legge nel dossier.

In altri punti vengono segnalati articoli che, secondo gli autori dei documenti, avrebbero penalizzato il governatore. Tra gli esempi citati c’è la copertura mediatica dell’elezione di Papa Leone XIV: il giornale avrebbe dato spazio al messaggio del capogruppo regionale del Pd Armando Sanna, senza citare quello di Bucci.

Il dossier sul Secolo XIX e le “proposte” editoriali

La parte più delicata dei documenti riguarda però la sezione intitolata «Alcune proposte». Qui non ci sono soltanto critiche alla linea del giornale, ma indicazioni su possibili contenuti editoriali.

Tra i suggerimenti comparirebbe l’idea di realizzare un’inchiesta su quante volte un candidato considerato sfavorito sia riuscito a ribaltare i pronostici elettorali. Oppure la richiesta di dare maggiore spazio ai candidati sindaco cosiddetti minori.

Un altro passaggio riguarda le interviste politiche. Nei dossier si suggerirebbe di realizzare colloqui con esponenti nazionali del centrodestra che sarebbero stati presenti a Genova nei giorni successivi, indicando come prima occasione un’intervista al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Stralci che, secondo il direttore del Secolo XIX Michele Brambilla, rappresenterebbero un tentativo di interferire con il lavoro della redazione. «È l’episodio più grave di tutta la mia carriera», ha dichiarato il direttore. «Mi rattrista rendermi conto di quanto la libertà di stampa abbia perso valore davanti agli occhi della gente».

La denuncia del direttore e l’inchiesta giudiziaria

Brambilla ha presentato una denuncia per diffamazione contro Federico Casabella, responsabile dello staff comunicazione della Regione Liguria. Casabella aveva sostenuto che il direttore fosse d’accordo con quel sistema di dossier e di scambi informativi.

La vicenda ha portato anche all’apertura di un fascicolo giudiziario per chiarire i contorni dell’intera storia. Parallelamente si è mossa anche l’Ordine dei giornalisti, che ha esaminato il caso e ha già prosciolto Brambilla, non rilevando violazioni deontologiche.

Nel frattempo il governatore Marco Bucci respinge ogni accusa. Secondo la sua versione, non si tratterebbe di dossier ma di semplici rassegne stampa interne, uno strumento utilizzato per monitorare la copertura mediatica dell’attività politica.

Bucci nega tutto, ma la politica si divide

Bucci ha ribadito pubblicamente la propria posizione anche dopo la pubblicazione delle chat diffuse dal direttore del Secolo XIX. «Non ho mentito», ha dichiarato. Il governatore sostiene che gli scambi di messaggi con il direttore si sarebbero svolti nell’arco di mesi e che rappresenterebbero un normale confronto tra istituzioni e stampa.

Ha inoltre invitato Brambilla a rendere pubbliche tutte le conversazioni intercorse nel tempo. «Visto che il direttore ha scelto di diffondere solo una parte molto limitata dei nostri scambi, lo invito ad autorizzarmi alla pubblicazione integrale dei messaggi», ha dichiarato.

Nel dibattito politico è intervenuta anche la sindaca Silvia Salis, che ha espresso solidarietà ai giornalisti parlando di una vicenda che rischia di «infangare la politica».

Intanto si affaccia anche un’ipotesi investigativa più pesante. Secondo alcune fonti citate dalle ricostruzioni giornalistiche, gli inquirenti starebbero valutando la possibilità di contestare il reato di peculato, nel caso in cui i dossier fossero stati redatti utilizzando personale e risorse pubbliche.

Per ora dal palazzo di giustizia non arrivano conferme ufficiali. Ma la domanda che aleggia su tutta la vicenda resta la stessa: quei documenti erano semplici rassegne stampa o il tentativo di orientare il lavoro di una redazione? A stabilirlo saranno le indagini della procura.