Manifestazioni in tutta Italia contro il ddl Bongiorno: “Senza consenso è violenza”

Roma, in piazza Santi Apostoli, associazioni e cittadini sono scesi in strada contro il ddl Bongiorno.

Tutta Italia si mobilita. Al centro della protesta la modifica proposta dalla senatrice Giulia Bongiorno, che secondo i manifestanti rappresenta un arretramento nella tutela delle donne. Nella giornata di ieri, domenica 15 febbraio, una grande mobilitazione nazionale contro il ddl Bongiorno. In tantissime città italiane migliaia di persone, tra cui moltissimi giovani, sono scese in piazza per manifestare contro la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.

L’appuntamento a Roma

A Roma l’appuntamento è stato in piazza Santissimi Apostoli. Presìdi e manifestazioni si sono svolti anche a Milano, Torino, Bologna, Ancona, Trieste, Napoli e in molte altre città. Gli organizzatori hanno già annunciato una nuova mobilitazione nazionale nella Capitale per il 28 febbraio, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sul provvedimento.

“La proposta di modifica presentata dalla senatrice Giulia Bongiorno – hanno spiegato i manifestanti – introduce un cambiamento significativo rispetto al testo precedentemente approvato alla Camera. La modifica elimina l’espressione ‘assenza di consenso libero e attuale’ e la sostituisce con il riferimento alla ‘volontà contraria’: la legge in discussione prevede che la volontà contraria all’atto sessuale debba essere dimostrata e valutata in relazione al contesto e alla situazione; si sposta così il focus: non più l’assenza di consenso ma la prova del dissenso. Si indagherà quindi sulla condotta, sulla moralità, sulle abitudini e sulla storia personale di chi ha subito violenza. Il processo si sposta sul comportamento della vittima, si chiederà perché non ha reagito, perché non ha urlato, perché non è scappata. Si giudicheranno il suo corpo, le sue parole il suo silenzio. Contro questa proposta la mobilitazione è permanente”.

La data scelta per la manifestazione non è casuale. Infatti il 15 febbraio 1996 entrava in vigore la legge che ha riformato il reato di violenza sessuale, cancellando le norme del Codice Rocco di epoca fascista che consideravano lo stupro un delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. Con quella riforma, lo stupro è stato riconosciuto come reato contro la persona, segnando un passaggio storico e culturale fondamentale.

Dalla politica prese di posizione nette

A Bari, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato: “Per noi il ddl Bongiorno è semplicemente irricevibile, è un passo indietro nella tutela delle donne. Avevamo fatto un accordo, avevamo approvato all’unanimità una legge che introduce finalmente il consenso come da convenzione di Istanbul, una legge che dice che solo sì è sì e senza consenso è stupro, è violenza”. E ha aggiunto: “È davvero grave – ha aggiunto – che Giorgia Meloni non sia stata all’accordo che era stato preso. Io chiedo a lei a tutto il centrodestra di tornare sui propri passi e di reinserire il consenso in quella legge”.

Presente alla manifestazione romana anche la deputata Pd Laura Boldrini, che ha accusato Bongiorno e la stessa premier Giorgia Meloni di essersi “sottomesse alle pressioni di Salvini e della parte più maschilista e retriva del loro elettorato. Un tradimento di cui si devono assumere tutte le responsabilità davanti alle vittime di stupro e al Paese tutto”.

A Napoli, in una piazza del Plebiscito gremita, è intervenuta anche Fiorella Zabatta, co-portavoce nazionale di Europa Verde ed esponente di Avs: “Anche da Napoli, in una piazza Plebiscito gremita e vibrante, parte un grido di dignità che il Governo non può ignorare”.

Alla mobilitazione hanno aderito numerose associazioni e realtà impegnate contro la violenza di genere, tra cui La Casa delle donne per non subire violenza, Non Una di Meno, i Centri antiviolenza, Di Re – Donne in rete contro la violenza e la Cgil, oltre a esponenti politici locali e nazionali del Pd, di Avs e Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti.

La mobilitazione, assicurano gli organizzatori, continuerà anche nelle prossime settimane. L’obiettivo è fermare la modifica del testo e riaffermare con forza un principio ritenuto fondamentale: senza consenso, è violenza.