Marina Berlusconi ha fermato l’operazione che, nelle intenzioni di una parte dell’asse berlusconiano, avrebbe dovuto portare il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto al vertice di Forza Italia, al posto di Antonio Tajani. Una mossa che, secondo i retroscena, era entrata in una fase operativa nelle ultime settimane, alimentata da valutazioni politiche, equilibri interni e dal rapporto sempre più delicato tra il partito e la leadership del centrodestra di governo. Per ora, però, il cambio di timone non si farà. Tajani resta segretario e ministro degli Esteri. Passa la linea della continuità.
A raccontare la frenata sono sussurri che arrivano da Cologno Monzese e dagli ambienti più vicini alla famiglia Berlusconi. Il nodo non è solo il nome del successore, ma il momento politico. Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, avrebbe guardato con crescente insofferenza alla gestione del partito da parte di Tajani, ritenuta troppo prudente, poco incisiva sul piano politico e incapace di ritagliare per Forza Italia uno spazio autonomo e riconoscibile dentro la maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Da qui la spinta ad accelerare, a imprimere una svolta, a lanciare un segnale di discontinuità.
Il nome di Roberto Occhiuto, governatore calabrese, non era casuale. Profilo amministrativo solido, consenso territoriale forte, immagine di dirigente pragmatico e dialogante, Occhiuto rappresentava per una parte del gruppo dirigente l’ipotesi di un rilancio del partito in chiave più politica e meno notarile. Una figura in grado di parlare al Sud, ma anche di spendersi sul piano nazionale, offrendo a Forza Italia una leadership più visibile e meno subalterna agli equilibri interni del governo.
A bloccare tutto è stata Marina Berlusconi. La presidente di Fininvest ha imposto una linea di cautela: niente strappi, niente accelerazioni, niente cambi traumatici. Il messaggio è chiaro: in una fase già segnata da tensioni internazionali, da un quadro economico fragile e da un equilibrio di governo non privo di attriti, Forza Italia deve restare un fattore di stabilità. Tajani, in questo schema, è considerato una garanzia: figura istituzionale, affidabile sul piano internazionale, interlocutore credibile a Bruxelles e a Washington, capace di tenere unito il partito senza scosse interne.
La scelta di Marina Berlusconi salva dunque Tajani, almeno nel breve e medio periodo. L’orizzonte temporale indicato è quello delle elezioni politiche del 2027. Fino ad allora, salvo nuovi terremoti, la segreteria non dovrebbe essere messa in discussione. Una decisione che congela le ambizioni di Occhiuto, ma soprattutto certifica che la famiglia Berlusconi continua a esercitare un ruolo decisivo nella definizione delle strategie politiche del partito, anche senza una presenza diretta sulla scena parlamentare.
C’è poi un altro elemento che pesa nella scelta della continuità: il rapporto con il centro. Su questo punto Marina e Pier Silvio Berlusconi sono allineati. Entrambi auspicano un allargamento dell’area moderata, un dialogo strutturato con Carlo Calenda e con quel mondo riformista che guarda con crescente sospetto alla polarizzazione del centrodestra. Un’ipotesi che Tajani ha sempre tenuto aperta, lavorando sotto traccia per accreditare Forza Italia come perno di un’area centrista europea e responsabile.
Ma proprio qui si annida una delle principali contraddizioni. Carlo Calenda ha ripetuto più volte che ogni ipotesi di collaborazione passa da una condizione non negoziabile: l’assenza di Matteo Salvini. Una linea che rende l’operazione politicamente complessa e che, di fatto, rimanda ogni progetto di ricomposizione del centro a una fase successiva, forse a legislatura conclusa.
Il risultato, oggi, è uno status quo rafforzato. Tajani resta, Occhiuto aspetta, Pier Silvio incassa lo stop, Marina detta la linea. Forza Italia sceglie la prudenza, rinviando il confronto sulla leadership e sul futuro assetto politico. Ma la partita non è chiusa. È solo congelata. E quando il ghiaccio si scioglierà, il nodo del comando tornerà inevitabilmente sul tavolo.







