Mattarella prende la laurea in politica e lancia l’allarme sulla “tirannide cesarista”

Sergio Mattarella sceglie Firenze, la città della politica e delle istituzioni, per lanciare un monito che suona come un avvertimento per il presente. Nel mondo, dice il presidente della Repubblica, cresce il rischio di una deriva autoritaria. E proprio per questo è necessario vigilare. «Non lasciamo che si realizzi una simile regressione», ha affermato con tono fermo, evocando il pericolo di quella che Alexis de Tocqueville definiva la “tirannide cesarista”.

Il capo dello Stato ha pronunciato queste parole nel Teatro del Maggio fiorentino, dove ha tenuto una lectio magistralis dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Politica, istituzioni e mercato dalla Scuola di scienze politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. Un intervento lungo, denso di riferimenti storici e politici, concluso con un richiamo diretto alla difesa della democrazia in una fase internazionale che Mattarella ha definito particolarmente inquietante.

Proprio nel finale del suo discorso il presidente ha citato la prefazione che Silvano Tosi scrisse nel 1957 alla traduzione italiana della Democrazia in America. In quel testo Tocqueville immaginava un futuro sospeso tra libertà democratica e tentazioni autoritarie. «Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville – scriveva Tosi – la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista». Parole che Mattarella ha definito «attuali e motivo di riflessione». Poi l’esortazione, pronunciata con decisione: «Non lasciamo che si realizzi una simile regressione».

La sala ha reagito con una lunga standing ovation. Un applauso che ha accompagnato il passaggio più politico dell’intervento del capo dello Stato, che negli ultimi mesi ha più volte richiamato l’attenzione sul deterioramento degli equilibri internazionali e sul rischio di una progressiva erosione delle regole democratiche.

La cerimonia fiorentina è stata anche l’occasione per ricordare la storia della Scuola Cesare Alfieri, uno dei luoghi simbolo della formazione politica italiana. Mattarella ha citato alcuni dei suoi studenti più illustri: Sandro Pertini, Indro Montanelli e Luciano Lama. Ha ricordato anche «un giovane Mario Draghi», che proprio a Firenze ebbe la sua prima cattedra universitaria.

Il presidente ha voluto poi rendere omaggio a Ezio Tarantelli, l’economista assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985 davanti alla Sapienza di Roma. Il ricordo del docente ucciso dal terrorismo ha suscitato un lungo applauso in sala, sottolineando il valore simbolico di quella memoria nel contesto del discorso sulla difesa delle istituzioni democratiche.

Nel suo intervento Mattarella ha allargato lo sguardo al contesto globale, parlando di una fase storica segnata da conflitti e tensioni crescenti. «Il periodo è fosco», ha osservato. «Mai così tante guerre, mai così tante minacce alla democrazia». Una constatazione che si accompagna alla preoccupazione per l’indebolimento delle regole internazionali che hanno governato il mondo dopo la Seconda guerra mondiale.

Il presidente ha indicato con chiarezza uno dei fenomeni che considera più pericolosi: la tendenza di alcuni attori globali ad agire al di fuori delle istituzioni sovranazionali. «C’è la pretesa di agire al di fuori degli organismi internazionali», ha detto, alludendo ai nuovi equilibri geopolitici che mettono in discussione il sistema multilaterale costruito nel dopoguerra.

Quell’architettura, fondata sul diritto internazionale e sulla cooperazione tra Stati, è stata per decenni uno dei pilastri della stabilità globale. Oggi, secondo Mattarella, mostra segni evidenti di fragilità. «L’erosione del multilateralismo e del diritto internazionale è un tema che mi preoccupa da tempo», ha spiegato, sottolineando come i grandi cambiamenti tecnologici e geopolitici stiano mettendo sotto pressione le istituzioni democratiche.

Il capo dello Stato ha parlato di «sfide rivoluzionarie» che investono direttamente gli assetti istituzionali. Dalla trasformazione digitale alla competizione tra potenze, fino alla crisi degli equilibri economici globali, ogni cambiamento produce nuove tensioni politiche. E in questo scenario diventa più facile che emergano soluzioni semplificate o leadership autoritarie che promettono risposte rapide a problemi complessi.

Mattarella ha insistito proprio su questo punto: non esistono scorciatoie. «Non esistono risposte semplici a domande complesse», ha detto, ricordando che la democrazia richiede pazienza, equilibrio e rispetto delle regole. È un sistema che vive di contrappesi e istituzioni, non di decisioni improvvise o di leader carismatici che pretendono di incarnare da soli la volontà popolare.

Il richiamo alla “tirannide cesarista” evocata da Tocqueville si inserisce proprio in questa riflessione. Il filosofo francese immaginava una democrazia che, nel tentativo di semplificare il potere, finisse per concentrarlo nelle mani di un solo uomo. Un rischio che, secondo Mattarella, resta attuale anche nel XXI secolo.

Per questo il presidente ha invitato a difendere con determinazione le istituzioni democratiche e il sistema multilaterale che ha garantito decenni di stabilità. Il suo intervento non è stato un discorso polemico né una presa di posizione contro singoli governi o leader. Piuttosto un richiamo di principio, rivolto alla politica ma anche alla società civile.

Nel mondo di oggi, ha lasciato intendere il capo dello Stato, la democrazia non è un dato acquisito una volta per tutte. È un equilibrio fragile, che può indebolirsi se viene dato per scontato. E proprio per questo, ha concluso Mattarella, è necessario vigilare perché quella regressione autoritaria evocata da Tocqueville resti solo una profezia e non diventi realtà.