Meloni ad Addis Abeba per il vertice Italia-Africa mentre a Monaco si riuniscono i leader sulla sicurezza: la scelta che pesa

Giorgia Meloni

Tutti a Monaco, ma non lei. Mentre in Germania va in scena la Conferenza sulla sicurezza – uno dei palcoscenici più simbolici per il confronto tra leader occidentali su guerre, alleanze e strategie globali – Giorgia Meloni sceglie Addis Abeba. Una decisione che non arriva a sorpresa: già lo scorso anno la presidente del Consiglio aveva disertato il vertice bavarese. Ma che, proprio per questo, diventa una linea politica.

Il secondo vertice Italia-Africa si è aperto con la tradizionale foto di famiglia nella capitale etiope, co-presieduto da Meloni e dal primo ministro Abiy Ahmed Ali. L’avvio è slittato di oltre mezz’ora per un confronto tra il cerimoniale italiano e quello etiope sulla disposizione dei posti. Una trattativa silenziosa ma significativa, conclusa con la premier italiana posizionata tra João Lourenço, presidente di turno dell’Unione Africana, e Abiy Ahmed. Alla sinistra del premier etiope sedeva il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Anche i dettagli protocollari, in questi contesti, parlano.

Nel suo intervento di apertura, Meloni ha rivendicato la continuità del percorso avviato a Roma due anni fa. “Quando ho avuto l’onore di ospitarvi abbiamo assunto un impegno molto ambizioso, ossia scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello di cooperazione fondato su fiducia e rispetto reciproco, una cooperazione da pari a pari lontana da qualsiasi tentazione predatoria e dall’approccio paternalistico”, ha dichiarato davanti ai capi di Stato e di governo presenti.

Il cuore del discorso è stato il Piano Mattei, presentato come l’architrave della nuova proiezione italiana nel continente. “Con il Piano Mattei stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa”, ha affermato la premier. Un piano che punta a superare la logica dell’assistenzialismo per proporre partenariati su energia, formazione, infrastrutture e filiere produttive.

Proprio l’energia è stata il capitolo più articolato del suo intervento. “Sull’energia abbiamo scelto di concentrarci sulle interconnessioni tra le diverse sponde del Mediterraneo, di puntare sullo sviluppo delle rinnovabili e dei biocarburanti, nel rispetto di quel principio di neutralità tecnologica che è determinante per una transizione ecologica sostenibile, ma anche compatibile con i nostri sistemi economici e produttivi”, ha sottolineato. Un passaggio che lega il dossier africano a quello europeo: sicurezza energetica, transizione e approvvigionamenti restano centrali anche nelle dinamiche interne all’Ue.

La scelta di essere in Etiopia mentre a Monaco si discute di sicurezza euro-atlantica non è neutra. La Conferenza bavarese rappresenta da decenni un crocevia del dialogo tra Stati Uniti, Unione europea e alleati, soprattutto in fasi di conflitto e tensione internazionale. L’assenza della premier italiana, ripetuta per il secondo anno consecutivo, può essere letta come una gerarchia delle priorità: rafforzare il posizionamento dell’Italia nel Mediterraneo allargato e nel continente africano, anche a costo di rinunciare a un palcoscenico simbolico occidentale.

Il messaggio politico è doppio. Da un lato, l’Italia rivendica un ruolo di ponte tra Europa e Africa, proponendosi come partner strategico e non come attore marginale. Dall’altro, segnala che la partita della sicurezza e della competitività passa anche – e forse soprattutto – dalla stabilità e dallo sviluppo del continente africano.

Resta il dato di fondo: mentre i leader occidentali si confrontano a Monaco sui dossier più caldi, Meloni scommette sull’Africa come asse prioritario della politica estera italiana. Una scelta che consolida la traiettoria del Piano Mattei e che, al tempo stesso, ridefinisce la mappa delle presenze italiane nei grandi appuntamenti internazionali.