L’Aula del Senato si fa teatro di un passaggio cruciale per la politica estera italiana. In un clima di altissima tensione internazionale, la Presidente del Consiglio ha delineato i confini dell’azione diplomatica di Roma di fronte all’escalation militare tra Washington, Tel Aviv e Teheran.
Lo strappo sul diritto internazionale: il monito della Premier
La premier Giorgia Meloni è stata netta nel definire la cornice in cui si muovono le grandi potenze: “È in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.
L’Italia non partecipa al conflitto: la linea di Palazzo Chigi
Oltre alla critica sulla legittimità internazionale dell’azione, la Premier ha voluto rassicurare il Paese e il Parlamento sulla posizione operativa dell’Italia. “L’Italia non prende parte e non intende prendere parte all’intervento di Usa e Israele”, ha chiarito Meloni, ribadendo che l’obiettivo prioritario del governo resta la de-escalation per evitare un conflitto regionale su larga scala.
L’allarme nucleare e le ricadute economiche per le famiglie
Dalle cronache del dibattito emerge però un’altra preoccupazione vitale: il rischio che un Iran dotato di armi atomiche e missili a lungo raggio possa minacciare direttamente l’Europa. A questo si aggiunge l’allerta interna per l’economia: il governo sta monitorando con attenzione i prezzi di beni di consumo e carburanti, pronta a intervenire con “accise mobili” per contrastare eventuali speculazioni legate alla crisi energetica che questo nuovo fronte di guerra rischia di scatenare







