Merz e Macron insieme ad Alden Biesen: il segnale politico sul motore franco-tedesco mentre l’Europa cerca la via della competitività

Il presidente francese Emmanuel Macron con il neo cancelliere tedesco Friedrich Merz

Ci sono immagini che valgono più di un comunicato. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron che arrivano insieme al castello di Alden Biesen e rilasciano una dichiarazione congiunta prima dell’inizio del “brainstorming” sulla competitività europea non è un dettaglio di protocollo. È un messaggio politico. Parigi e Berlino, pur tra differenze di impostazione e sensibilità, rivendicano una relazione speciale in un momento in cui il motore franco-tedesco appare inceppato.

Il ritiro nella campagna fiamminga, convocato dal presidente del Consiglio europeo António Costa, aveva l’obiettivo dichiarato di discutere in modo informale il rilancio della competitività. Ma la scena iniziale ha chiarito che, prima ancora dei dossier tecnici, si giocava una partita di leadership. E non è un caso che l’asse franco-tedesco abbia voluto mostrarsi compatto proprio mentre altri equilibri si muovevano.

Doveva essere, nelle intenzioni di alcuni, un summit trainato dall’alleanza italo-tedesca. Alla fine, è stata una riunione in cui Friedrich Merz e Giorgia Meloni hanno certamente avuto un ruolo, insieme al premier belga Bart De Weever, grazie anche alla pre-riunione di coordinamento sulla competitività che ha coinvolto venti Paesi. Ma anche Emmanuel Macron ha saputo ritagliarsi le luci della ribalta, sostenuto su diversi dossier da un alleato di peso come Mario Draghi.

Proprio sugli investimenti – pubblici e privati – e sull’ipotesi di emissione di debito comune, le posizioni di Draghi risultano vicine a quelle del presidente francese. Un terreno su cui Berlino resta tradizionalmente più prudente, ma che torna al centro della discussione in un contesto segnato da crescita debole, prezzi energetici elevati e concorrenza globale sempre più aggressiva.

La pre-riunione ha visto la partecipazione di Francia, Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria. Assente Madrid, che non ha gradito l’iniziativa. Fonti del governo di Pedro Sánchez hanno parlato di un’iniziativa che “minaccia i principi fondamentali dell’Ue e, invece di avvicinare le soluzioni, le allontana ulteriormente”. Palazzo Chigi ha replicato sostenendo che, nel colloquio a margine con Meloni, Sánchez non avrebbe sollevato la questione del mancato invito. Una divergenza che segnala come il metodo, in Europa, sia spesso sostanza.

Sul merito, però, il clima viene descritto come caratterizzato da un “senso condiviso di urgenza”. Costa ha spiegato che la discussione ha aperto la strada a possibili azioni concrete in vista del Consiglio europeo di marzo, quando Ursula von der Leyen presenterà una tabella di marcia e un piano d’azione. “Un’Europa, un mercato. Vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027”, ha dichiarato la leader tedesca, sintetizzando l’ambizione di superare le frammentazioni ancora presenti nel mercato unico.

La competitività europea resta strettamente legata alla mancata integrazione in settori cruciali, a partire da quello finanziario ed energetico. Gli alti prezzi dell’elettricità rappresentano una preoccupazione condivisa, anche se le ricette divergono tra chi punta su un rafforzamento del coordinamento e chi preferisce mantenere maggiore flessibilità nazionale. Il confronto si è poi concentrato su come mobilitare gli investimenti privati, considerati indispensabili per colmare il divario con Stati Uniti e Cina.

La Commissione dovrebbe presentare a marzo il cosiddetto 28esimo regime giuridico per le imprese, uno strumento pensato per offrire un quadro normativo unico e opzionale alle aziende che operano in più Stati membri. Entro giugno, l’obiettivo è concludere la prima fase dell’Unione del risparmio e degli investimenti, che include integrazione dei mercati, vigilanza e cartolarizzazione. Se i risultati non saranno sufficienti, von der Leyen non esclude il ricorso alla cooperazione rafforzata, prevista dai trattati, che consentirebbe ad almeno nove Stati con “ambizioni” comuni di procedere più rapidamente.

Anche la cosiddetta preferenza europea per i settori strategici sarà oggetto di proposte a marzo. Un tema delicato, perché tocca l’equilibrio tra apertura e tutela delle filiere critiche, in un contesto globale segnato da politiche industriali sempre più assertive.

In questo scenario, l’immagine iniziale di Merz e Macron assume un significato che va oltre la coreografia. È il tentativo di riaffermare che, nonostante tensioni e divergenze, il baricentro europeo continua a passare dall’intesa tra Parigi e Berlino. Ma il fatto stesso che si parli di Europa a più velocità e di cooperazioni rafforzate indica che il consenso a Ventisette non è più scontato. E che la competitività, prima ancora di essere un obiettivo economico, è diventata una questione di equilibrio politico interno all’Unione.