Morte capotreno, Mauri (Pd) punta il dito contro le politiche del governo in materia di sicurezza

Matteo Mauri

“L’uccisione del capotreno Alessandro Ambrosio in stazione a Bologna riporta drammaticamente l’attenzione sulla sicurezza nelle principali aree urbane e in particolari nel mondo dei trasporti. Un settore in cui sono particolarmente esposti i lavoratori e le lavoratrici e dove si registrano sempre più spesso fatti gravi”.

È quanto dichiara in una nota Matteo Mauri, responsabile Sicurezza nella segreteria nazionale del Partito democratico, che punta il dito contro le politiche del governo in materia di sicurezza. “Questi fatti reali – sottolinea – dimostrano che le scelte del governo in questi anni non hanno dato risultati. Così come denunciano continuamente i sindaci italiani e come ha ribadito efficacemente anche in questa occasione il sindaco di Bologna, Matteo Lepore”.

Secondo l’ex vice ministro dell’Interno non hanno prodotto effetti concreti “i continui aumenti delle pene” né “i nuovi reati previsti nei vari decreti sicurezza che si sono continuamente susseguiti”. Misure che, afferma, “servono solo per conquistare qualche titolo di giornale”, ma che presentano “il grosso difetto di intervenire solo a valle dei delitto e senza avere alcun effetto deterrente”.

Mauri critica inoltre l’introduzione delle cosiddette “Zone Rosse”, spesso istituite senza un confronto con i sindaci delle città interessate. A suo giudizio, si tratta di aree che “quasi sempre hanno avuto effetti assolutamente trascurabili di allontanamenti e arresti”. Un fallimento che, osserva, è confermato dagli stessi dati del ministero dell’Interno, “che parlano di 8.690 allontanamenti a fronte di 1.334.000 controlli, cioè un misero 0,6%”.

“L’inefficacia complessiva di questi interventi a spot – prosegue l’esponente dem – è causata anche dal fatto che in alcune occasioni hanno semplicemente trasferito le situazioni critiche in altre zone, dove si è contestualmente ridotto il presidio del territorio”. A questo si aggiunge, secondo Mauri, l’assenza di un rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine. “Non c’è stato infatti nel frattempo alcun aumento degli organici delle forze dell’ordine. Anzi, al contrario, la polizia di Stato ha visto diminuire i propri effettivi in tutti questi anni di governo Meloni”.

“A fine 2025 – spiega Mauri – si sono ulteriormente ridotti di 1.500 unità, segnando un sottorganico di quasi 13.000 agenti. Un minimo storico inaccettabile”. Il Partito democratico, aggiunge, ha più volte denunciato questa situazione e avanzato proposte concrete, anche nell’ultima legge di Bilancio, ricevendo però un netto rifiuto dall’esecutivo “sia all’aumento degli organici sia a trattamenti migliorativi per chi garantisce la sicurezza nel nostro Paese”.

“Qui si vede tutta la distanza tra la propaganda a favore di telecamere e la realtà”, conclude Mauri, sottolineando che “a farne le spese sono le persone più fragili o più esposte per i luoghi in cui abitano o in cui lavorano”.