Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare il decreto legislativo che dà attuazione alla direttiva europea 2024/1233, introducendo una procedura unica per il rilascio del permesso di soggiorno e lavoro ai cittadini di Paesi terzi. Il provvedimento, proposto dai ministri Tommaso Foti, Matteo Piantedosi e Marina Calderone, punta a semplificare in modo significativo l’iter amministrativo e a rafforzare i diritti dei lavoratori stranieri regolarmente presenti in Italia.
La novità principale riguarda i tempi: il decreto riduce a 90 giorni il termine massimo per la conclusione della procedura di rilascio del permesso unico, salvo casi eccezionali. Una stretta pensata per superare le lungaggini burocratiche che negli anni hanno rallentato l’ingresso regolare dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro.
Accanto alla semplificazione, il testo introduce nuovi obblighi di trasparenza per i datori di lavoro. Questi dovranno informare tempestivamente il lavoratore straniero su tutte le comunicazioni relative al nulla osta, rafforzando così la chiarezza del rapporto e riducendo il rischio di abusi o informazioni parziali.
Il decreto interviene anche sulla flessibilità occupazionale. Durante il periodo di validità del permesso unico, il lavoratore potrà cambiare datore di lavoro, a condizione di darne comunicazione alle autorità competenti. Una misura che mira a rendere il sistema più dinamico e a tutelare maggiormente i lavoratori, evitando che il permesso diventi un vincolo rigido legato a un singolo rapporto di lavoro.
In caso di perdita dell’occupazione, il permesso non verrà revocato automaticamente. Il lavoratore potrà restare in Italia per almeno tre mesi per cercare una nuova occupazione. Una garanzia che rafforza la protezione contro lo sfruttamento lavorativo e favorisce un percorso di integrazione regolare, evitando il passaggio forzato nell’irregolarità.
Nel complesso, il decreto recepisce l’impianto della direttiva europea, che mira a uniformare le procedure e i diritti dei lavoratori di Paesi terzi all’interno dell’Unione. L’obiettivo dichiarato è duplice: rendere più efficiente l’amministrazione e rafforzare le tutele, in un contesto in cui il lavoro regolare degli stranieri rappresenta una componente strutturale del sistema economico e produttivo italiano.
Il testo dovrà ora completare l’iter previsto, ma l’approvazione preliminare segna un passaggio rilevante nel percorso di adeguamento dell’ordinamento nazionale alle norme europee in materia di immigrazione e lavoro.







