“Plotoni di esecuzione”: bufera sulle parole della “zarina” di Nordio, Meloni pretende scuse

Arrivano le scuse dal capo di Gabinetto per la frase pronunciata (web) lacapitalenews.it

Nel pieno della campagna sulla riforma della giustizia, l’uscita televisiva del capo di gabinetto del ministro accende lo scontro con la magistratura. Palazzo Chigi parla di parole inaccettabili, parte una telefonata tra Mantovano e Nordio. Il ministro prova a smorzare: “Sono certo che si scuserà”.

Nel momento più delicato della campagna sulla riforma della giustizia, quando a Palazzo Chigi la parola d’ordine era una sola – evitare polemiche e tenere il dibattito sul merito – dal ministero della Giustizia è arrivata una miccia destinata a incendiare il clima politico.

A farla esplodere è stata Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, che durante un confronto televisivo ha pronunciato parole durissime contro la magistratura, definendola di fatto un sistema di “plotoni di esecuzione”.

Le parole di Bartolozzi che hanno acceso lo scontro

La frase è stata pronunciata sabato durante un dibattito sulla tv siciliana Telecolor e ha fatto rapidamente il giro dei palazzi della politica.

“Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”.

Parole che, nel giro di poche ore, sono diventate un caso politico nazionale.

Il problema non è soltanto il tono della dichiarazione, ma anche il momento in cui è arrivata. Il governo è infatti nel pieno di una partita delicata: la campagna sul referendum per la riforma della giustizia.

Palazzo Chigi irritata: Meloni chiede subito chiarimenti

A Palazzo Chigi l’indicazione era stata chiara:

  • evitare attacchi frontali alla magistratura
  • evitare frasi sopra le righe
  • mantenere il confronto sul merito della riforma

L’uscita del capo di gabinetto del ministero della Giustizia è quindi arrivata come una doccia fredda.

Secondo fonti di governo, le parole di Bartolozzi sono state accolte con “sorpresa” e “stupore”. Dietro il linguaggio diplomatico, però, si nasconderebbe una forte irritazione.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si prepara a scendere direttamente in campo per sostenere il referendum, non vuole che la campagna si trasformi in una guerra aperta contro le toghe.

La telefonata tra Mantovano e Nordio

Da qui la richiesta immediata di una rettifica.

Secondo diverse ricostruzioni, sarebbe partita anche una telefonata tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il ministro Carlo Nordio.

Un passaggio politico che dimostra quanto la vicenda sia stata presa sul serio a Palazzo Chigi.

Il rischio, per il governo, è che la campagna referendaria venga trascinata su un terreno di scontro ideologico con la magistratura proprio mentre l’esecutivo cerca di presentare la riforma come un intervento tecnico e istituzionale.

Nordio prende le distanze dalle parole del suo capo di gabinetto

Il ministro della Giustizia ha cercato di spegnere la polemica con una presa di distanza pubblica.

“Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto”, ha dichiarato Carlo Nordio.

Secondo il ministro, quelle frasi sono state pronunciate “nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso”, ma sono apparse come un attacco all’intera magistratura.

Nordio ha quindi ribadito la posizione del governo sulla riforma:

“La riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura e non intende attaccare i magistrati, ma punta a restituire loro prestigio e autorevolezza”.

Un tentativo evidente di riportare il confronto su un piano istituzionale.

La difesa di Bartolozzi: “Criticavo solo una parte del sistema”

In serata anche Giusi Bartolozzi ha provato a chiarire le proprie parole, affidando all’agenzia ANSA una versione più sfumata della vicenda.

“Fin dall’inizio della trasmissione ho precisato che la riforma è fatta in favore della magistratura per recuperare la credibilità, che purtroppo ormai è persa”.

Secondo il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, la critica non riguardava l’intera categoria.

La sua posizione

Bartolozzi sostiene infatti che:

  • la maggior parte dei magistrati siano professionisti eccellenti
  • solo una piccola parte del sistema sia dominata dalle correnti interne

“Solo una piccola parte, purtroppo quella correntizzata, governa però il sistema”, ha spiegato.

Il caso politico nel pieno della campagna sulla giustizia

Il problema politico però resta.

Le parole pronunciate in televisione sono rimaste registrate e sono diventate rapidamente un simbolo dello scontro sempre più duro tra politica e magistratura.

Un terreno particolarmente scivoloso che il governo, almeno in questa fase, vorrebbe evitare.

Non a caso anche il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, riunendo lo stato maggiore del partito per organizzare la campagna referendaria, ha lanciato un messaggio molto chiaro.

“Stiamo sul merito della riforma, non sugli attacchi ai giudici”.

Un caso che rischia di pesare sulla campagna referendaria

Il caso Bartolozzi arriva quindi nel momento meno opportuno per la maggioranza.

Il referendum sulla giustizia si annuncia già come uno scontro politico e istituzionale molto acceso. Ogni parola fuori posto rischia di trasformare la campagna in qualcosa di ancora più esplosivo.

Per questo a Palazzo Chigi si punta ora a chiudere rapidamente la polemica e a riportare il confronto sul merito della riforma.