Referendum giustizia 2026 affluenza alta oltre il 45% alle 23: seggi riaperti domani mattina alle 7 fino alle 15

Referendum giustizia 2026 affluenza alta. La prima giornata del referendum giustizia 2026 si chiude con un dato che pesa, e non poco, sul piano politico. Alla chiusura dei seggi, l’affluenza nazionale si è spinta oltre il 45%, secondo i dati del Viminale relativi alla quasi totalità delle 61 mila sezioni. Un numero che segna una crescita netta rispetto al referendum costituzionale del 2020, quando alla stessa ora la partecipazione si era fermata al 39,38%. Allora il dato finale arrivò al 53,8%. Questa volta il traguardo è ancora davanti, ma il primo messaggio uscito dalle urne è già chiarissimo: il voto sulla riforma della giustizia sta mobilitando più del previsto.

Le urne si sono chiuse alle 23 di domenica 22 marzo, ma la partita non è finita. Si torna a votare domani, lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Solo allora arriverà il quadro definitivo della partecipazione e subito dopo comincerà la conta che stabilirà se la riforma verrà confermata oppure respinta. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto alcun quorum: non conta quanti votano in assoluto, ma quale scelta prevarrà tra i voti validi.

Affluenza referendum giustizia 2026, il dato della prima giornata cambia il clima

Il dato oltre il 45% alla chiusura della domenica cambia il clima attorno alla consultazione. Per tutta la vigilia si era discusso soprattutto sulla capacità del referendum di scaldare davvero l’elettorato. Ora quella domanda sembra avere già una risposta. La partecipazione della prima giornata indica che il tema della giustizia, pur tecnico e divisivo, ha avuto la forza di spingere un numero molto ampio di cittadini verso le urne.

Il confronto con il 2020 rafforza questa impressione. Allora, alla stessa ora, l’affluenza era di oltre sei punti più bassa. Il fatto che oggi il dato sia nettamente superiore rende più aperta anche la lettura politica del risultato finale. Per il governo, una partecipazione robusta può essere letta come segnale di centralità del tema. Per le opposizioni, invece, resta la speranza che un elettorato più largo possa rendere meno scontato l’esito del voto.

Cosa succede se vince il sì e cosa accade se prevale il no

Il meccanismo del referendum è semplice, anche se spesso viene raccontato in modo confuso. Non c’è quorum da raggiungere. Significa che la consultazione sarà valida comunque, indipendentemente dal numero finale dei partecipanti. A decidere sarà soltanto la maggioranza dei voti espressi.

Se vincerà il sì, la riforma della giustizia sarà confermata e il presidente della Repubblica promulgherà la legge costituzionale, che verrà poi pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Se invece prevarrà il no, il testo approvato dal Parlamento non entrerà in vigore. È per questo che ogni voto pesa e pesa moltissimo. Non esiste la scorciatoia dell’astensione strategica: chi vuole incidere deve andare al seggio.

Politica, polemiche e ultima giornata decisiva

Attorno al voto continua intanto a muoversi tutta la politica. Matteo Salvini, uscendo dal seggio di via Trionfale a Roma, ha dedicato il suo voto “alle decine di migliaia di italiani ingiustamente processati e incarcerati senza che nessuno abbia pagato le conseguenze”, aggiungendo che una buona affluenza è comunque un segnale positivo. Giorgia Meloni voterà domattina a Roma, tra le 11.30 e le 12, al seggio della scuola primaria Rosalba Carriera di via Orazio Console.

Sul fronte opposto, Avs denuncia “continue violazioni ai seggi”, una contestazione che aggiunge tensione politica alle ultime ore del referendum. Nella giornata si è fatto notare anche Ivan Scalfarotto, che ha salutato come “un grande gesto di civiltà” il fatto che nei seggi, per questa consultazione, gli elettori siano stati ordinati alfabeticamente e non più divisi tra maschi e femmine.

Resta poi il quadro territoriale, che continua a raccontare un’Italia a due velocità. Emilia-Romagna in testa, Sicilia in coda: è questa, almeno finora, la fotografia più netta uscita dalle rilevazioni. Alle 19 l’Emilia-Romagna guidava con il 46,3%, davanti a Lombardia, Toscana e Veneto. In fondo alla classifica restavano Sicilia, Calabria e Campania. Un divario che potrebbe incidere non solo sulla partecipazione finale, ma anche sulla distribuzione politica del voto.

Adesso, però, tutto si concentra nelle poche ore residue. Il referendum giustizia 2026 entra nella sua stretta finale con una certezza e una domanda. La certezza è che gli italiani, almeno in questa prima giornata, hanno risposto più di quanto molti immaginassero. La domanda è se quell’affluenza più alta del previsto si tradurrà in una conferma piena della riforma o in un colpo politico capace di fermarla sul traguardo.