Roma partecipa al Board of Peace, sì o no? Tutto quello che è confermato (e cosa no)

Giorgia Meloni e Donald Trump

Il Board of Peace si prepara al debutto ufficiale a Washington con una partecipazione selettiva e un perimetro politico che divide gli alleati occidentali. L’organismo, ideato da Donald Trump e guidato dal governo degli Stati Uniti, è stato riconosciuto il 17 novembre con la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che gli ha affidato l’incarico di supervisionare i processi del piano di pace per Gaza mediato dalla Casa Bianca.

Trump ne ha formalizzato la nascita inviando lettere di invito a 62 leader mondiali. Meno della metà avrebbe finora aderito: tra i Paesi che hanno risposto figurano alcune monarchie del Golfo, Stati ex sovietici come la Bielorussia, la Turchia e l’Argentina. In Europa, le adesioni sarebbero limitate a Ungheria e Bulgaria. Il presidente americano ha ospitato la cerimonia di firma della carta fondativa il mese scorso al Forum di Davos, mentre è previsto un comitato esecutivo consultivo che includerebbe figure come Tony Blair, Jared Kushner, Marco Rubio e Steve Witkoff. Non risulterebbero invece rappresentanti palestinesi tra i membri annunciati.

La missione iniziale del Board, formalizzata in sede Onu, è quella di monitorare e accompagnare il percorso di pace su Gaza. Successivamente, secondo quanto comunicato, il mandato sarebbe stato ampliato alla risoluzione di crisi globali più ampie. Configurando l’organismo come uno strumento diplomatico parallelo rispetto alle Nazioni Unite. Proprio questo aspetto ha alimentato sospetti tra diversi alleati degli Stati Uniti, che vedono nel Board un tentativo di costruire una piattaforma alternativa al Consiglio di sicurezza.

Ulteriori polemiche sono nate quando è emersa l’ipotesi che i Paesi invitati dovessero contribuire con una donazione di un miliardo di dollari per la loro adesione. Alcuni osservatori hanno parlato di un “club pay-to-play”, evocando un modello di accesso basato su contributi finanziari rilevanti. E richiamando la dimensione privatistica già associata alla cerchia di Mar-a-Lago.

L’incontro inaugurale si terrà dopodomani presso l’US Institute of Peace, recentemente intitolato a Trump nel mese di dicembre. La nuova denominazione è stata accompagnata, secondo quanto riferito, da un significativo turnover interno del personale.

Sul fronte delle partecipazioni, diversi partner storici degli Stati Uniti hanno scelto di non aderire formalmente. Francia, Canada, Regno Unito, Spagna e Germania hanno escluso il coinvolgimento, mentre la Russia al momento non risulta tra i partecipanti attivi. Il rifiuto francese avrebbe avuto anche riflessi nelle tensioni commerciali, con l’annuncio di dazi particolarmente elevati su vini e champagne.

L’Italia ha adottato una posizione intermedia. Roma non entrerà come membro effettivo del Board, ma sarà presente a Washington con lo status di osservatore. Una scelta motivata con profili di compatibilità costituzionale, analogamente a quanto previsto per altri soggetti come Romania, Grecia e Unione europea. La formula dell’osservatore consente di seguire i lavori senza assumere obblighi formali o vincoli politici derivanti dallo statuto dell’organismo.

In questo quadro, la missione italiana appare orientata a monitorare l’evoluzione del nuovo foro, mantenendo una linea di cautela istituzionale. La partecipazione come osservatore permette di presidiare un tavolo diplomatico che potrebbe avere riflessi sul dossier mediorientale. Senza però aderire a un assetto percepito da parte dell’Europa come alternativo o potenzialmente competitivo rispetto agli equilibri multilaterali tradizionali.

Il debutto del Board of Peace, dunque, si colloca tra ambizioni di leadership americana, adesioni selettive e scelte prudenti di diversi governi europei. Washington punta a dare una cornice stabile al percorso su Gaza e ad ampliare il raggio d’azione dell’organismo. Resta da vedere quale sarà il peso effettivo del Board nel sistema internazionale e se riuscirà a consolidarsi oltre la prima riunione inaugurale.