Salis respinge le accuse sul caso Bonnin: “Nessuna relazione stabile, solo coinquilini” e difende la scelta dell’assistente

Ilaria Salis e Ivan Bonnin

“Non ho nulla da nascondere”. Ilaria Salis sceglie una linea diretta e senza arretramenti per rispondere alla polemica che la coinvolge nelle ultime settimane, quella legata al rapporto con il suo assistente parlamentare accreditato, Ivan Bonnin. Al centro della vicenda ci sono alcuni elementi che hanno sollevato dubbi e critiche: la condivisione di una stanza d’hotel a Roma durante un controllo di polizia, e soprattutto la residenza comune fino al 29 marzo.

La replica dell’eurodeputata è netta: nessuna relazione sentimentale, nessun “partner stabile” come previsto dal regolamento del Parlamento europeo. “Bonnin non è il mio partner stabile”, chiarisce, sottolineando come il loro rapporto sia professionale e personale, ma non sentimentale. “Lo conoscevo di vista prima della mia carcerazione in Ungheria, poi ho ritenuto che il suo curriculum fosse adatto al ruolo. Oggi è un carissimo amico, una persona di fiducia con cui ho anche scritto un libro”.

Uno dei punti più discussi riguarda proprio la notte romana in cui i due si trovavano nella stessa stanza d’albergo. Anche qui, Salis ridimensiona: “È uno dei miei quattro assistenti, il più stretto. Viaggiamo insieme e si è appoggiato nella mia camera. Non è una situazione rara nel lavoro parlamentare”. Una spiegazione che però non ha placato le polemiche, soprattutto per il tema della residenza condivisa a Milano.

Su questo aspetto, l’europarlamentare offre una ricostruzione più ampia, legata anche alla sua recente vicenda personale. Dopo il ritorno da Budapest, racconta, ha dovuto ricostruire rapidamente la propria vita, cambiando più volte domicilio. “Ho fissato la residenza in un appartamento di proprietà di Bonnin, ma questo non significa che vivessimo insieme o che avessimo una relazione. Lui è quasi sempre a Bruxelles, io viaggio continuamente”.

Il cambio di residenza immediatamente successivo al controllo in hotel ha alimentato ulteriori sospetti, ma Salis lo interpreta in modo opposto: una scelta difensiva. “La destra e alcuni giornali hanno iniziato subito a strumentalizzare la sua presenza nella mia stanza. Ho cambiato indirizzo per evitare manipolazioni e per una questione di sicurezza”.

Ed è proprio il tema della sicurezza a emergere con forza nelle sue parole. Salis parla apertamente di minacce quotidiane, intrusioni e intimidazioni, anche nei confronti dei suoi familiari. Racconta anche un episodio che coinvolgerebbe un altro europarlamentare, il tedesco Alexander Jungbluth, che dopo aver condiviso un’auto istituzionale le avrebbe detto: “Ora sappiamo dove abiti”. Un fatto che la stessa Salis afferma di aver segnalato alla presidente del Parlamento europeo.

Le accuse politiche, nel frattempo, non si fermano. Da Fratelli d’Italia è arrivata una richiesta di dimissioni e un’interrogazione formale alla presidente dell’Eurocamera. Ma anche su questo fronte la risposta resta ferma: “Sono serena, ben venga qualsiasi controllo. Così si smonta questa baraonda”.

Salis ribadisce che la coincidenza di residenza non equivale a uno stato di famiglia condiviso e invita a non trasformare la vicenda in una questione morale o personale. “Se dovessimo indagare su chi dorme con chi, non so dove finiremmo”, taglia corto.

Sul ruolo di Bonnin, infine, arriva una conferma senza ambiguità. Nonostante le polemiche e le verifiche richieste, l’assistente continuerà a lavorare al suo fianco. “Gli rinnovo la fiducia”, conclude Salis, chiudendo – almeno per ora – una vicenda che resta però al centro dello scontro politico.