La Camera dei deputati ha votato la fiducia al governo sul decreto per gli aiuti all’Ucraina. I numeri dicono 207 voti favorevoli, 119 contrari e 4 astenuti. Il voto finale sul provvedimento è atteso nel pomeriggio, dopo il question time, con la ripresa dell’esame a partire dalle 16.45.
La giornata parlamentare si è svolta in un clima teso, tra manifesti dei “futuristi” di Roberto Vannacci, polemiche con la Lega e proteste delle opposizioni. Il decreto è così arrivato all’esame dell’Aula, che si è espressa prima sulla fiducia e poi tornerà nel merito del testo nelle prossime ore.
Dentro la maggioranza si registrano alcune assenze significative. Sei deputati della Lega non hanno partecipato al voto di fiducia su un totale di 58. Tre erano in missione: il ministro Giancarlo Giorgetti, Laura Cavandoli e il sottosegretario al Mef Federico Freni. Risultano invece assenti Umberto Bossi, Antonio Angelucci e Dimitri Coin. Lega e Fratelli d’Italia sono stati comunque i gruppi più presenti in Aula, con una percentuale di presenza dell’89,66%. In Forza Italia, su 53 deputati, hanno votato in 41, tre erano in missione e nove assenti.
A segnare politicamente il passaggio è stata soprattutto la posizione di Futuro Nazionale. Roberto Vannacci, leader del movimento, aveva chiarito prima del voto che il sì alla fiducia non coincide con un sì al contenuto del decreto. “Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento, sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare”, ha spiegato.
Una presa di posizione che punta a rivendicare un’identità politica autonoma. “Non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni, e lo dimostriamo nei fatti”, ha aggiunto Vannacci. I deputati riconducibili a Futuro Nazionale chiamati al voto sono due ex leghisti, Edoardo Ziello, oggi responsabile dell’organizzazione e tesoriere del partito, e Rossano Sasso, oltre all’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo.
Il generale ha però ribadito che, sul merito, la linea resta contraria. Futuro Nazionale manterrà i propri ordini del giorno che chiedono di interrompere le forniture di armi all’esercito ucraino e voterà contro nel voto finale sul decreto. “Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l’impegno a interrompere le forniture di armi a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo altresì contro nel voto finale”, ha confermato. E ha aggiunto: “Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità”.
Restano quindi all’esame dell’Assemblea tre ordini del giorno di Futuro Nazionale che impegnano il governo Meloni a “interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell’Ucraina” e, allo stesso tempo, a “proseguire e rafforzare l’impegno dell’Italia nelle sedi internazionali e multilaterali” per intensificare gli sforzi diplomatici e arrivare a “una pace giusta, possibile e duratura”.
La fiducia, dunque, passa. Ma il voto di oggi non chiude la partita politica. Il passaggio decisivo sarà quello sul testo finale del decreto, dove si misureranno in modo più netto le distanze tra la linea del governo e le posizioni critiche che, anche dentro l’area di maggioranza, continuano a rivendicare una diversa impostazione sul dossier ucraino.







