C’è una frase che più di tutte restituisce il momento politico di Roberto Vannacci: «Un mio partito? Mai dire mai, non mi sono mai tirato indietro». Non è una boutade, né una provocazione estemporanea. È una linea d’ombra che si allunga sul rapporto tra il generale e la Lega, oggi più fragile di quanto appaia nelle dichiarazioni ufficiali.
Vannacci sembra davvero sulla porta. E il Carroccio, a differenza di quanto accade in altre separazioni politiche traumatiche, non appare particolarmente impegnato a trattenerlo. Anzi, in molti ambienti leghisti si respira una certa fretta di accompagnarlo fuori, magari con garbo istituzionale, ma senza rimpianti.
Secondo i suoi fedelissimi, lo strappo sarebbe imminente: una settimana, forse due. Il generale potrebbe rompere definitivamente e avviare la costruzione di un suo soggetto politico autonomo, una sorta di AfD “de’ noantri”, come la definiscono con una punta di ironia negli stessi corridoi parlamentari. Una destra alla destra della destra, capace di parlare a un elettorato radicalizzato sui temi dell’identità, della remigrazione, dell’anti-gender e dell’euroscetticismo duro.
Il primo segnale concreto è l’assenza annunciata alla kermesse leghista in Abruzzo, tra Roccaraso e Rivisondoli. Ufficialmente per “altri impegni”, come ha spiegato Claudio Durigon. In realtà perché il generale si sarebbe sentito fuori posto in un contesto che, nelle intenzioni della dirigenza, vuole segnare una svolta moderata del partito.
A Roccaraso, infatti, il capo dei dipartimenti leghisti Armando Siri presenterà un manifesto che guarda a un riposizionamento del Carroccio. Perfino sui migranti il linguaggio si fa più istituzionale: «Accogliere significa assumersi responsabilità». E c’è anche una timida apertura sui diritti civili: «Bisogna fare di più per la tutela della famiglia e di tutte le forme di convivenza fondate sull’amore».
Un lessico che stona apertamente con la cifra politica di Vannacci. Non a caso, nel documento compare anche una frase che suona come una frecciata indiretta: «Abbiamo bisogno di individui che alimentano lo spirito e non di generali che arruolano eserciti». Un passaggio che molti hanno letto come uno sberleffo nemmeno troppo velato.
Ad acuire la distanza contribuisce anche la presenza annunciata di Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi, chiamata a discutere proprio di diritti Lgbtq+. Un terreno minato per Vannacci, anche per precedenti personali. Ambienti a lui vicini ricordano ancora lo scontro televisivo avvenuto a Lo Stato delle cose, quando Pascale lo accusò di essere «un represso», aggiungendo: «Come tutti gli ossessionati dall’omofobia, nasconde qualcosa che reprime fin dalla nascita».
Troppo per il generale, che sceglie di marcare visita. Siri, in serata, prova a sgonfiare il caso precisando che «il manifesto è un contributo personale, non è del partito». Ma il tentativo appare tardivo. I “vannacciani” sono già oltre. «Ormai Roberto deve uscire, altrimenti rischia di restare schiacciato», è il ragionamento che circola nel suo entourage.
La scissione, dunque, non è più un tabù. Anzi, secondo diverse fonti, il nome della nuova creatura sarebbe già pronto. E con Vannacci potrebbero muoversi almeno tre parlamentari: Edoardo Ziello, Rossano Sasso e Emanuele Pozzolo, ex meloniano oggi al gruppo Misto, noto per l’incidente di Capodanno 2024 in cui un colpo partito dalla sua pistola ferì un uomo.
Dal Carroccio minimizzano. «Forse sono solo i suoi che spingono, magari partiranno loro e lui resterà ancora nella Lega», si sente dire. Ma intanto Vannacci diserta Roccaraso, e soprattutto nelle sue iniziative pubbliche i simboli leghisti sono scomparsi del tutto.
L’agenda dell’europarlamentare è quella di un leader già in campagna permanente. Ieri era a Ventimiglia, al Teatro comunale, per parlare di sicurezza e confini. Tra i presenti, il sindaco Flavio Di Muro e Gabriel Tomatis, deputato supplente del Rassemblement national, riferimento del movimento giovanile. Un chiaro segnale di collegamento con le destre europee più radicali.
Tra i promotori degli eventi anche “Noi controvento”, realtà che sostiene apertamente la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulla remigrazione, che dal 30 gennaio sarà lanciata da “Rinascita e remigrazione”, comitato fondato da CasaPound e Rete dei patrioti.
Domenica Vannacci si mostra in versione più pop, a Parma, con Giuseppe Cruciani, contro il politicamente corretto e “per un’altra Europa”. Tre giorni dopo vola in Svizzera, a Mendrisio, ospite dell’Unione democratica di centro: evento sold out, dicono gli organizzatori. Poi Modena, Prata di Pordenone, Montecatini Terme. Quest’ultima tappa, a pagamento, potrebbe diventare un format teatrale e un vero tour.
Nel frattempo, il generale lancia segnali anche verso Giorgia Meloni. «Sperava che mi addomesticassero, ma io ho sempre avuto una posizione chiara e sono coerente. In molti casi avrei agito diversamente da lei», dice. È una sfida diretta, che apre uno scenario politicamente delicato.
Perché un partito targato Vannacci, collocato all’estrema destra, potrebbe sottrarre voti non solo alla Lega, ma anche a Fratelli d’Italia, intercettando al tempo stesso una parte degli ex grillini di destra. In un sistema elettorale frammentato e con equilibri già instabili, basterebbe un 2-3 per cento per complicare seriamente la partita del 2027.
Qualcosa, insomma, si sta muovendo. Nei gruppi parlamentari, negli ambienti locali, nelle piazze. Vannacci lavora dentro il Parlamento, ma soprattutto fuori. E se in tv sembra spesso dimenticare di essere vicesegretario di un partito di governo, nella sua agenda quotidiana appare sempre più come un leader in cerca di una casa politica tutta sua.
La Lega osserva. Meloni misura. Il generale avanza. E Roccaraso, più che una località abruzzese, rischia di restare nella cronaca politica come il luogo simbolico di una separazione annunciata.







