L’onda è ancora contenuta, ma il movimento si vede. A due settimane dal lancio ufficiale, il partito fondato dall’ex generale Roberto Vannacci comincia a incidere sugli equilibri del centrodestra. Secondo l’ultimo sondaggio SWG condotto per il TgLa7, “Futuro Nazionale” cresce dello 0,3% e si attesta al 3,6%. Un dato che lo colloca in testa tra le formazioni minori e che, soprattutto, segnala una dinamica di erosione interna alla coalizione guidata da Giorgia Meloni.
La crescita del nuovo soggetto politico non avviene nel vuoto. Fratelli d’Italia arretra dello 0,3%, la Lega perde lo 0,2% e scivola dietro Alleanza Verdi Sinistra, che invece guadagna lo 0,2%. È un dettaglio simbolico ma politicamente pesante: il partito di Matteo Salvini viene superato da Bonelli e Fratoianni proprio mentre, a destra, prende forma un competitor che intercetta parte del suo elettorato più identitario.
I flussi fotografati da SWG aiutano a capire la portata del fenomeno. L’1,24% dei consensi attribuiti a Futuro Nazionale proverrebbe dalla Lega, l’1,2% da Fratelli d’Italia, lo 0,2% da Forza Italia, lo 0,3% da CasaPound e lo 0,5% da altri partiti o dall’area dell’astensione. In altre parole, la nuova creatura vannacciana pesca quasi esclusivamente nel bacino del centrodestra, con una lieve attrazione anche su frange più radicali e su chi finora era rimasto ai margini.
Il dato che preoccupa i vertici della coalizione non è tanto la percentuale assoluta – ancora lontana da cifre in grado di cambiare da sola gli equilibri parlamentari – quanto la direzione dei flussi. Se l’elettorato leghista e quello meloniano iniziano a muoversi, anche in misura limitata, significa che si sta aprendo uno spazio politico che fino a poche settimane fa sembrava saturo.
Nel complesso, tra i partiti maggiori si registra anche un calo del Partito democratico (-0,2%), mentre il Movimento 5 Stelle cresce dello 0,1%. Forza Italia resta stabile. Tra le formazioni minori avanzano Azione (+0,2%) e Italia Viva (+0,1%), mentre +Europa e Noi Moderati perdono entrambe lo 0,1%. È una fotografia di micro-movimenti, ma nel centrodestra il segnale è più nitido: qualcosa si sta spostando.
Il cosiddetto “Radar SWG” sul fenomeno Vannacci restituisce un quadro polarizzato. Il 28% degli italiani considera Futuro Nazionale una “deriva estremista”, una percezione che cresce tra gli elettori di centrosinistra (45%) e nella Gen Z (33%). Nel centrodestra, invece, la nascita del movimento viene letta prevalentemente come un’iniziativa personale, legata al carisma del suo leader più che a una piattaforma strutturata.
C’è poi un altro elemento che pesa: il 43% degli intervistati ritiene il partito di Vannacci un “fenomeno temporaneo”, destinato a sgonfiarsi una volta esaurita la spinta della novità. Un giudizio che, se da un lato ridimensiona l’allarme, dall’altro lascia aperta la domanda cruciale: se non fosse temporaneo? Se il 3,6% diventasse un punto di partenza e non un picco iniziale?
Nel centrodestra, la questione è già politica. Circa la metà degli elettori della coalizione vorrebbe Futuro Nazionale all’interno dell’alleanza; l’altra metà si divide tra contrari e indecisi. Il dilemma è evidente: includere per neutralizzare o escludere per marcare il confine? Ogni scelta comporta un costo.
Per Meloni e Salvini, il problema non è solo aritmetico. È narrativo. Vannacci intercetta un segmento che si percepisce poco rappresentato, e questo – secondo oltre la metà degli intervistati – è il segnale di una crisi di rappresentanza più ampia. Non è solo una questione di percentuali, ma di identità e di messaggi.
Per ora, Futuro Nazionale è al 3,6%. Un numero che da solo non cambia la geografia politica. Ma abbastanza alto da imporre una riflessione nella coalizione che governa il Paese. Perché quando i voti iniziano a muoversi all’interno dello stesso campo, il problema non è l’avversario. È lo spazio che si apre accanto.







