Ufficialmente non ci sarà. Ma in politica, si sa, le assenze possono fare più rumore delle presenze. Roberto Vannacci non figura tra i partecipanti di “Idee in movimento”, la kermesse leghista organizzata dal 23 al 25 gennaio tra Roccaraso e Rivisondoli, eppure il suo nome è quello che circola di più tra i dirigenti del Carroccio e tra gli addetti ai lavori. Perché se è vero, come scrive Adnkronos, che il generale non è previsto nei panel ufficiali, è altrettanto vero che i rumors continuano a raccontare di un possibile faccia a faccia con Matteo Salvini proprio in Abruzzo.
L’evento nasce con un obiettivo dichiarato: rimettere al centro i territori, soprattutto quelli del Centro e del Sud, aree dove la Lega fatica ancora a radicarsi come vorrebbe. “La nostra forza sono i territori”, recita la locandina, e il programma, ancora in via di definizione, conferma l’impianto. Sabato sono attesi i ministri Giorgetti, Piantedosi, Valditara, Locatelli e Calderoli, con quest’ultimo pronto a fare il punto su legge elettorale e province. Domenica toccherà a Salvini chiudere la tre giorni all’ora di pranzo, insieme a Piantedosi, con un intervento su infrastrutture e sicurezza.
Attorno al tavolo siederanno consiglieri comunali e regionali, parlamentari eletti nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno, amministratori locali chiamati a raccontare problemi concreti e proposte. Prevista anche la presenza dei due vicesegretari Claudio Durigon e Silvia Sardone. Sabato, inoltre, Armando Siri presenterà “l’Arca delle idee”, format-spettacolo già lanciato a fine novembre e destinato a girare l’Italia a partire da febbraio.
Dentro questo quadro ordinato, però, c’è un vuoto che pesa: quello di Vannacci. E con lui quello di Alberto Stefani, governatore del Veneto. Due assenze che non possono essere lette come semplici questioni di agenda. Il generale, da mesi, è diventato un corpo politico a sé, capace di parlare a un elettorato che non coincide del tutto con la base storica leghista. Ed è proprio questo il nodo che rende la partita delicata.
Le voci che circolano parlano di un incontro riservato tra Vannacci e Salvini, lontano dai microfoni e dalle foto di rito. Un chiarimento necessario, dicono in molti, per capire se il percorso del generale resterà dentro il perimetro del partito o se prenderà una strada autonoma. La domanda che rimbalza è semplice solo in apparenza: Vannacci abbasserà i toni, riallineandosi alla vecchia base leghista, o saluterà inaugurando un progetto tutto suo?
L’ipotesi di una formazione “vannacciana” non è più fantapolitica. Nei calcoli che girano tra gli osservatori, un soggetto guidato dal generale potrebbe valere tra il 2 e il 3 per cento. Percentuali che, prese da sole, sembrano modeste, ma che in un sistema di alleanze come quello del centrodestra possono diventare decisive. Pochino per governare, abbastanza per rompere le uova alla Lega e per spostare equilibri in collegi e coalizioni.
È questo il fantasma che aleggia sulla tre giorni abruzzese. Perché “Idee in movimento” nasce come momento di rilancio organizzativo, ma rischia di trasformarsi nel palcoscenico di una resa dei conti tutta interna. Salvini ha bisogno di tenere unito il partito, soprattutto in vista delle prossime scadenze politiche. Vannacci, dal canto suo, deve decidere se continuare a giocare di sponda con il Carroccio o se capitalizzare in proprio il consenso personale accumulato in questi mesi.
La cornice scelta non è casuale. Roccaraso e Rivisondoli rappresentano un territorio simbolico per la Lega che prova a parlare al Sud senza rinnegare la propria identità. Portare lì un confronto, anche informale, tra il leader e il generale avrebbe un significato preciso: dimostrare che la partita non è chiusa e che esiste ancora uno spazio di mediazione.
Dall’altra parte, però, c’è la sensazione che il tempo delle ambiguità stia finendo. Le recenti mosse di Vannacci, tra associazioni e centri studi, hanno dato l’idea di un progetto che guarda oltre il partito. E ogni passo autonomo viene letto a via Bellerio come un potenziale atto di sfida.
Per questo l’assenza ufficiale potrebbe trasformarsi in presenza politica. Se davvero Salvini e Vannacci si vedranno, l’Abruzzo diventerà il luogo dove si decide una fetta del futuro leghista. Se invece non ci sarà alcun incontro, il segnale sarà altrettanto chiaro: le strade iniziano a separarsi.
Intanto la macchina organizzativa va avanti. I panel si preparano, gli amministratori arrivano, i ministri affilano gli interventi. Ma tra le nevi abruzzesi tutti sanno che la domanda vera non sarà nei documenti né nelle relazioni ufficiali. Sarà altrove, in un corridoio, in un colloquio a porte chiuse, in una stretta di mano che ancora nessuno sa se ci sarà. La politica, a volte, si gioca più sui non detti che sulle agende. E in questa storia il non detto ha un nome e un cognome: Roberto Vannacci.







