Accuse su Trump nei file Epstein, molestie a una tredicenne: “Sparite 50 pagine”. I democratici indagano sul Dipartimento di Giustizia

Nuove polemiche scuotono Washington attorno alla pubblicazione dei cosiddetti “Epstein files”. Secondo un’inchiesta della radio pubblica americana Npr (National Public Radio), dal database pubblico del Dipartimento di Giustizia sarebbero state rimosse oltre 50 pagine relative a interrogatori dell’Fbi e appunti riguardanti accuse di abusi sessuali su minorenni, nelle quali viene citato il presidente Donald Trump.

I democratici della Commissione di Vigilanza della Camera hanno annunciato un’indagine per stabilire se il Dipartimento di Giustizia abbia omesso deliberatamente del materiale nella pubblicazione dei documenti. “Nelle ultime settimane i democratici della commissione hanno indagato su come l’Fbi abbia gestito le accuse di violenza su una minore da parte di Trump”, ha dichiarato il deputato Robert Garcia.

Il Dipartimento di Giustizia respinge le accuse e invita a non diffondere informazioni ritenute fuorvianti. “Nulla è stato cancellato. Se alcuni documenti sono stati ritirati per eliminare i nomi delle vittime, lo sono stati solo temporaneamente”, ha affermato il Dipartimento.

Secondo quanto riportato da Npr, tra i file mancanti vi sarebbero oltre cinquanta pagine di interviste dell’Fbi e appunti tratti da colloqui con una donna che avrebbe accusato Trump di abusi sessuali risalenti a quando lei era minorenne. I reporter, esaminando i numeri di serie dei documenti pubblicati, avrebbero rilevato che alcune pagine risultano catalogate ma non rese pubbliche.

Tra i documenti citati vi sarebbe la testimonianza di una presunta vittima che ha raccontato di essere stata presentata a Trump da Jeffrey Epstein quando aveva 13 anni. Secondo quanto riportato nei file, Trump “successivamente le avrebbe spinto con forza la testa verso il suo pene, che lei poi morse. In risposta, Trump l’avrebbe colpita alla testa e buttata fuori”.

Nei documenti pubblicati, l’episodio sarebbe stato sintetizzato senza includere l’interrogatorio completo. Trump ha sostenuto di essere stato “scagionato completamente”. Ma, secondo quanto emerge dai file, l’Fbi non avrebbe archiviato le denunce e avrebbe ascoltato la donna quattro volte. Nel database pubblico risulta presente solo il primo interrogatorio, datato 24 luglio 2019, in cui il nome di Trump non veniva menzionato. In una nota interna del 22 luglio 2025, un agente avrebbe scritto che il nome del presidente figurava in fascicoli più ampi. E che “una vittima identificata affermava di essere stata abusata da lui, ma alla fine si era rifiutata di collaborare”.

File prima rimossi e poi pubblicati parzialmente riguarderebbero una seconda accusatrice, ascoltata sei volte dall’Fbi tra il 2019 e il 2021. La donna avrebbe raccontato abusi iniziati quando aveva 13 anni. In una delle ricostruzioni riportate nei documenti si legge che “Epstein disse a Trump: questa è buona, eh?”. I due avrebbero riso, mentre la ragazza “si sentì a disagio, ma all’epoca era troppo giovane per capire perché”. Risulterebbe ancora non pubblicato l’interrogatorio con la madre della presunta vittima.

Tra i file tolti dal database vi sarebbe anche un documento relativo a un testimone chiave nel processo contro Ghislaine Maxwell, ex compagna di Epstein. Maxwell, nelle scorse settimane, si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al Congresso invocando il Quinto Emendamento. Il suo avvocato avrebbe ribadito la disponibilità a rilasciare rivelazioni in cambio di clemenza presidenziale.

Nel frattempo, la Commissione di Vigilanza della Camera ha convocato nuove audizioni. A breve è prevista l’audizione sotto giuramento di Hillary Clinton, mentre nei giorni successivi dovrebbe essere ascoltato anche l’ex presidente Bill Clinton.

Il caso riaccende lo scontro politico sullo scandalo Epstein e sulla gestione dei documenti da parte delle autorità federali. I democratici parlano di possibili omissioni e chiedono trasparenza, mentre il Dipartimento di Giustizia nega qualsiasi insabbiamento. L’indagine parlamentare dovrà ora chiarire se le pagine mancanti siano frutto di procedure tecniche o di scelte deliberate.