Andrea, la valanga che travolge i Windsor: “Massaggi a spese dei contribuenti”, escort a corte e scorte usate da buttafuori. E Re Carlo sarebbe “esausto”

l’ex principe Andrea

È una di quelle storie che, quando sembra aver toccato il fondo, trova ancora un piano interrato. Il caso che coinvolge l’ex principe Andrea si allarga, si incrocia con l’inchiesta legata a Jeffrey Epstein e finisce per risucchiare la monarchia britannica nel punto più vulnerabile: l’uso del potere come fosse un affare privato. Con una conseguenza politica e familiare che, secondo fonti citate dai giornali inglesi, sta consumando Re Carlo, descritto come “esausto”, e sta esasperando il principe William, che avrebbe paura anche per la salute del padre già malato di cancro.

La crepa, per così dire, è stata vista in pubblico. Ai Bafta, gli Oscar britannici, William si è presentato con Kate e a una domanda apparentemente innocua — se avesse visto “Hamnet”, film che racconta la morte del figlio di Shakespeare — ha risposto in modo secco, lasciando filtrare tensione: “Ho bisogno di essere calmo e tranquillo, e al momento non lo sono: me lo conservo per un’altra volta”. Una frase che, letta nel contesto, suona come un’ammissione di pressione continua, di nervi scoperti. Non un capriccio, ma la fatica di reggere l’immagine di stabilità mentre, ogni giorno, spunta un dettaglio nuovo.

E i dettagli, in effetti, sono di quelli che fanno male alla pelle. Ex funzionari governativi, secondo quanto riportato dalla Bbc, avrebbero rivelato che quando Andrea viaggiava per il mondo come inviato speciale del governo britannico per il commercio estero avrebbe messo in nota spese — quindi a carico dei contribuenti — non meglio specificati “servizi di massaggi”, oltre a cifre giudicate fuori misura per voli e hotel. Una ricostruzione che, se confermata, disegna un’abitudine: considerare il denaro pubblico un rubinetto, e l’incarico istituzionale un lasciapassare.

Sul versante più torbido delle accuse entra in scena il biografo Andrew Lownie, autore del libro “Entitled”, che avrebbe messo a nudo le condotte degli ex duchi di York. Lownie sostiene che durante quei viaggi d’affari Andrea si sarebbe fatto “servire” escort, e ipotizza perfino che questa vulnerabilità possa essere stata sfruttata da servizi segreti stranieri per ottenere materiale compromettente, utile a un eventuale ricatto. Qui il linguaggio è obbligatoriamente condizionale: sono affermazioni attribuite a una fonte precisa, ma raccontano un punto centrale della vicenda. Non solo scandalo sessuale o costume: rischio di sicurezza, e quindi rischio politico.

Sul piano giudiziario, la trama resta doppia. Andrea è stato arrestato e trattenuto per dodici ore, giovedì scorso, nell’ambito dell’inchiesta che — secondo la ricostruzione fornita nel materiale — riguarda il sospetto passaggio di informazioni governative confidenziali a Epstein e ad altri uomini d’affari nel periodo in cui era inviato per il commercio (2001-2011). L’ipotesi sarebbe quella di un abuso d’ufficio di gravità altissima. Accanto a questo, però, c’è un altro filone ancora più esplosivo: l’idea che escort, “magari anche minorenni” secondo quanto viene scritto, possano essere state trasportate in Inghilterra sul “Lolita Express”, il jet privato di Epstein, e fatte arrivare fino a palazzi reali, con un passaggio addirittura da basi della Raf. Il Times, in questo quadro, aggiunge un elemento che sembra uscito da un romanzo cupo: registri aeronautici che sarebbero stati distrutti. Un dettaglio che, vero o falso, ha un effetto immediato: alza la temperatura dell’opinione pubblica e avvelena l’aria intorno alla Corona.

Poi c’è la fotografia più plastica dell’abuso del “pubblico” per il “privato”: il racconto secondo cui le guardie del corpo pagate dallo Stato sarebbero state presenti a una cena nella casa newyorkese di Epstein — quella a cui avrebbe partecipato anche Woody Allen — e che gli agenti della scorta sarebbero stati alloggiati in quella stessa abitazione. In pratica, un servizio di protezione pubblico che, nella ricostruzione, si trasforma in buttafuori alle feste di un uomo già segnato da accuse gravissime. È un’immagine devastante per qualunque istituzione: non tanto per ciò che suggerisce, quanto per ciò che normalizza.

Nel vortice finisce anche Sarah Ferguson, ex moglie di Andrea. I giornali, viene riportato, raccontano che avrebbe presentato a Epstein una figlioccia 22enne anche dopo la condanna del finanziere per reati sessuali. La frase attribuita — “Ora sta a te” — è un colpo da prima pagina, di quelli che non chiedono nemmeno spiegazioni: chiedono solo reazioni. E infatti la vicenda, più passa il tempo, più appare come una serie in cui ogni puntata aggiunge una scena peggiore della precedente.

Il problema, per Buckingham Palace, non è soltanto l’ondata di fango su Andrea. È la ricaduta diretta sul trono. Perché Carlo, in questa narrazione, è schiacciato tra la malattia e la necessità di gestire un disastro che non ha creato lui ma che porta il suo cognome. E William, che dovrebbe incarnare il “dopo”, si ritrova incastrato nel “durante”: dover proteggere l’istituzione senza poter controllare ciò che emerge, e senza poter spegnere la sensazione che la storia non sia ancora arrivata al suo punto più buio.