Il Consiglio dei ministri ha compiuto un nuovo passo sul terreno della parità di trattamento e del contrasto alle discriminazioni. Su proposta dei ministri Foti, Calderone e Roccella, il governo ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo che recepisce due direttive europee recenti in materia di organismi per la parità. In concreto, il provvedimento attua due direttive UE che fissano regole comuni per rafforzare gli strumenti di tutela contro le discriminazioni e per garantire pari opportunità, soprattutto nel lavoro, nell’accesso ai beni e ai servizi e nella sicurezza sociale. L’obiettivo è armonizzare il quadro normativo italiano agli standard minimi richiesti dall’Unione europea.
Ma cosa cambia, in pratica? Il decreto introduce requisiti vincolanti di indipendenza, autonomia e adeguatezza delle risorse per gli organismi nazionali che si occupano di contrastare le discriminazioni. Parliamo di discriminazioni basate su razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età, orientamento sessuale e, più in generale, di tutte le situazioni che possono ostacolare la parità di trattamento tra le persone, anche tra donne e uomini, nel lavoro e nell’accesso ai servizi. Il testo non si limita a ribadire principi già noti, ma stabilisce regole minime sul funzionamento di questi organismi, con l’obiettivo di renderli più efficaci e realmente indipendenti. In altre parole, non dovranno essere strutture deboli o marginali, ma enti in grado di intervenire, monitorare e garantire l’applicazione concreta del principio di parità di trattamento.
La novità più rilevante è però un’altra: il decreto prevede l’istituzione di un nuovo Organismo per la parità, configurato come autorità amministrativa indipendente. Questo nuovo ente avrà autonomia regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria e opererà senza vincoli di subordinazione o gerarchia. L’avvio è previsto a partire dal 1° gennaio 2027. Si tratta di un passaggio significativo, perché segna la scelta di affidare la tutela della parità di trattamento a una struttura con garanzie di indipendenza simili a quelle delle altre autorità indipendenti già presenti nell’ordinamento. L’idea è rafforzare la credibilità e l’efficacia dell’azione pubblica contro le discriminazioni, evitando che questi temi restino confinati a dichiarazioni di principio o a strumenti poco incisivi.
Il decreto è stato approvato in via preliminare, quindi il percorso non è ancora concluso. Nei prossimi mesi il testo dovrà completare l’iter previsto prima dell’approvazione definitiva. Ma il segnale politico è chiaro: l’Italia si prepara ad adeguare il proprio sistema alle nuove regole europee, puntando su più tutele, più indipendenza degli organismi di controllo e strumenti più solidi per rendere effettivo il principio di parità di trattamento tra tutte le persone.







