Bimbo in attesa di un nuovo cuore: il Monaldi istituisce un bollettino quotidiano, la madre in tv: “Chiedo aiuto anche al Papa”

Reparto Chirurgia – Ospedale Molinette di Torino

Un bollettino medico quotidiano, una famiglia aggrappata a una lista d’attesa e un’inchiesta che prova a ricostruire cosa sia accaduto il giorno del trapianto. È dentro questo incrocio, clinico e giudiziario, che si consuma la vicenda del bambino di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli, in attesa di un nuovo cuore dopo l’intervento del 23 dicembre, quando sarebbe stato impiantato un organo danneggiato.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli, a cui fa riferimento il Monaldi, ha comunicato che “assunta l’autorizzazione dei familiari per il tramite del loro legale, è stato istituito un bollettino medico che sarà diffuso con cadenza giornaliera, salvo diversa necessità”. Il primo bollettino fotografa una situazione sospesa tra stabilità e gravità: “Alle ore 14.00 del 15 febbraio le condizioni cliniche del piccolo paziente che ha ricevuto il trapianto in data 23 dicembre si presentano stabili, in un quadro di grave criticità. Il piccolo è ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Allo stato il paziente permane in lista trapianto fino a nuova valutazione”.

Nella nota, l’Azienda ribadisce anche l’assetto di rete del Polo di cardiochirurgia e il rapporto con le autorità: “Si ritiene necessario ribadire che il Polo di Cardiochirurgia dell’Azienda dei Colli è da sempre in rete con le principali strutture mediche del Paese che si occupano della materia. La Direzione, nel ribadire il proprio impegno ad assicurare trasparenza e collaborazione con le autorità ispettive e giudiziarie, garantisce ogni supporto necessario alle determinazioni clinico-terapeutiche e assistenziali assunte dai medici curanti nell’esclusivo interesse del paziente”.

Sul piano clinico, nelle prossime ore è atteso un passaggio decisivo. “Attendiamo il briefing multidisciplinare dei medici del Monaldi. Ieri il bimbo è stato sottoposto a una Tac neurologica, uno degli esami che serviranno per valutare se sia ancora trapiantabile”, ha spiegato Francesco Petruzzi, legale della famiglia. Il bambino, riferisce il legale, resta grave ma stazionario. La famiglia attende dalla rete nazionale trapianti un nuovo cuore compatibile, mentre l’équipe del Monaldi dovrebbe riunirsi nuovamente per una valutazione aggiornata. Al momento, secondo quanto riportato, l’ospedale partenopeo considera il piccolo ancora trapiantabile e lo mantiene in lista.

Diversa la posizione attribuita agli specialisti del Bambino Gesù di Roma, che avrebbero espresso un giudizio opposto sulla possibilità di un nuovo trapianto in questa fase. In collegamento televisivo, Petruzzi ha letto il parere trasmesso al Monaldi: “Mi è appena stato trasmesso dal Monaldi il parere del Bambino Gesù – afferma in diretta il legale – parla di condizioni sistemiche incompatibili, fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce”.

Nella consulenza vengono evidenziati ulteriori fattori ritenuti negativi: un’emorragia cerebrale con rischio di aggravamento in caso di anticoagulazione legata all’intervento; un’infezione attiva non controllata da pseudomonas, indicata come “controindicazione assoluta a trapianto” per l’elevatissimo rischio di mortalità post-operatoria in regime di immunosoppressione; e una “insufficienza multiorgano avanzata” che coinvolgerebbe polmoni, reni e fegato. Gli specialisti romani, viene riferito, fanno riferimento alle Tac del 6 e 10 febbraio; quella effettuata oggi avrebbe dato esito “sovrapponibile”, dunque senza variazioni significative.

Parallelamente prosegue il fronte investigativo. Dopo il sequestro del contenitore in cui sarebbe stato trasportato il cuore da Bolzano a Napoli, iniziano a emergere elementi sul tipo di materiale utilizzato. Il contenitore sequestrato viene descritto come un comune box di plastica rigida, non un dispositivo “tecnologico” capace di mantenere costanti e monitorate le temperature. Il nodo, secondo quanto riportato, riguarderebbe soprattutto l’utilizzo di ghiaccio secco, che può raggiungere temperature fino a -80 gradi, e non di ghiaccio tradizionale.

Di questi aspetti si occupa il Nas di Trento, competente su Bolzano, dove quel giorno sarebbero arrivate più équipe anche da altre località per il prelievo di diversi organi. I carabinieri dovranno accertare chi abbia reperito il ghiaccio in loco e chi abbia eseguito, o non eseguito, controlli prima della partenza verso Napoli. Il contenitore è stato sequestrato nei giorni scorsi dal Nas di Napoli. L’indagine, coordinata dalla Procura partenopea, è affidata al sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e all’aggiunto Antonio Ricci, che ipotizzano il reato di lesioni colpose.

La famiglia, intanto, continua a muoversi anche sul piano legale. Petruzzi è tornato dai carabinieri della stazione di Cimitile, dove era stata presentata una prima denuncia a gennaio, per depositare un’integrazione alla querela. “Ho richiesto un incidente probatorio sulle cartelle cliniche e tutta la documentazione. Compresi i verbali della équipe multidisciplinare che sta valutando lo stato di salute del piccolo”, ha spiegato.

Nel racconto pubblico della vicenda irrompe anche la voce della madre, Patrizia, intervenuta in collegamento televisivo. Ricorda il momento in cui la famiglia avrebbe saputo delle difficoltà post-intervento. “Mi hanno avvisato dopo l’intervento dicendo che c’era stato un problema e il cuoricino non partiva. Mi hanno chiamato prima che andasse in terapia intensiva, quando era ancora in sala operatoria. Il dolore era troppo grande e all’inizio non mi facevo domande. Poi con il mio avvocato abbiamo cercato di capire presentando delle denunce Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali la verità”.

E l’appello, che allarga la richiesta d’aiuto oltre i confini della sanità. “Ho accantonato tutto, ora vivo solo dolore e tanta voglia di riaverlo a casa. Cerco solo un cuoricino nuovo, certo non desidero che muoiano altri bambini ma spero che mi aiutino a trovarlo. Lo chiedo a tutti quelli che possono aiutarmi, mi appello anche al Papa, a tutti”.

Ora l’attenzione resta puntata sulle prossime 24 ore: il briefing multidisciplinare del Monaldi e i risultati degli esami, dentro un quadro clinico “di grave criticità”. Ma, al momento, stabile. E intanto, sullo sfondo, l’inchiesta che cerca risposte su ogni passaggio logistico e sanitario di quel 23 dicembre.