La corte di Jeffrey Epstein è sempre stata molto popolosa e impermeabile agli scandali.
Pensatori come Chomsky, reali come il principe Andrea, politici come Clinton e Bush, registi come Woody Allen, modelle come Naomi Campbell, imprenditori di platino in scarpe da tennis e felpe gualcite che avevano fatto i miliardi con i social (come Zuckerberg) o con le auto elettriche (come Musk, che in diverse email elemosina un invito sull’isola di Epstein per partecipare a uno dei famosi party esclusivi), sbavavano dietro a quell’uomo, quel mago della finanza, che poteva realizzare qualsiasi capriccio, qualsiasi richiesta, qualsiasi sogno per quanto perverso fosse.
Poi c’erano gli scienziati, cervelloni che arrivavano dalle più prestigiose università del mondo e coccolavano quel rapporto con Epstein anche dopo la valanga di guai e i terribili sospetti che aleggiavano sulla sua persona. Tra loro anche Martin Nowak. Il professore di matematica e biologia di origine austriaca insegnava a Harvard. Cattolico e specializzato nel lavoro sulla dinamica evolutiva, da Epstein ricevette un bel po’ di quattrini per le sue ricerche.
Nei ringraziamenti del suo libro “Evolutionary Dynamics: Exploring the Equations of Life” si legge: “Ringrazio Jeffrey Epstein per le numerose idee e per avermi permesso di partecipare alla sua appassionata ricerca della conoscenza in tutte le sue forme”. Ma in un’email privata, contenuta negli Epstein file, il tono e gli argomenti sono molto diversi.
«L’hai torturata? » chiede Epstein a Martin Nowak. Lo scambio è del 2014. «La nostra spia è stata catturata dopo aver completato la sua missione», risponde Nowak.
Nei nuovi documenti pubblicati dal DOJ, oltre a conversazioni su possibili viaggi nel tempo, si fa riferimento anche a una donazione di 6,5 milioni di dollari, fatta da Epstein a Nowak, per viaggi privati e il pagamento di sanzioni universitarie. Dopo la morte del miliardario, Harvard chiuse nel 2021 il Program for Evolutionary Dynamics (PED), l’istituto che Epstein aveva finanziato e che Nowak aveva diretto.
Il docente è poi stato riabilitato e continua oggi a insegnare nel Dipartimento di Matematica e di Biologia Organismica ed Evoluzionistica di Harvard. Prima di incontrare Epstein nel ‘91 o giù di lì, Ghislaine Maxwell era quella che si poteva chiamare una socialite: un giorno saltava su un jet per festeggiare qualche marchio di lusso, beveva un drink e mangiava caviale a Londra; poi faceva un salto a Singapore, il giorno dopo a Parigi alle sfilate, il giorno dopo ancora eccola guardare l’aurora boreale in Islanda.
Si era laureata ad Oxford in Storia moderna e la sua vita era una sequenza infinita di party, circoli esclusivi, gioielli, affari. Tutti la conoscevano e lei conosceva tutti. Aveva la fama di essere una ragazza molto simpatica, disinibita, con la passione per le barzellette spinte. Era la classica bellezza degli anni Ottanta: fisico asciutto, capelli portati spesso molto corti, abiti firmati. Il suo conto in banca le permetteva di avere e fare tutto quello che desiderava quando lo desiderava.
di Alessia Principe







