Un simbolo può valere più di una sigla. E in Parlamento, dove i regolamenti contano quanto i voti, può fare la differenza tra restare isolati nel Gruppo Misto o ottenere riconoscimento formale, spazi e risorse. È su questo terreno che si muove il dialogo tra i deputati di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, e il Popolo della Famiglia guidato da Mario Adinolfi.
L’ipotesi è chiara: costituire una componente nel Gruppo Misto utilizzando il simbolo del Popolo della Famiglia. Non un’alleanza politica formale in senso tradizionale, ma un passaggio tecnico-regolamentare che consentirebbe ai parlamentari di Futuro Nazionale di avere una propria identità riconosciuta all’interno del Misto.
A confermare il confronto è lo stesso Mario Adinolfi, che all’ANSA ha spiegato: “C’è un dialogo aperto, ho avuto conversazioni con parlamentari di Vannacci. Il simbolo è noto, è stato presentato alle elezioni del 2018 e del 2022. La presenza di un simbolo che si è presentato alle elezioni precedenti garantisce il riconoscimento come componente del gruppo Misto, e anche il riconoscimento in termini di contributi. Stiamo discutendo dei dettagli di questo passaggio”.
Il punto chiave è proprio questo: il simbolo. Per costituire una componente nel Gruppo Misto, i regolamenti parlamentari richiedono che essa si richiami a un contrassegno presentato alle precedenti elezioni politiche. Il Popolo della Famiglia risponde a questo requisito. Futuro Nazionale, nato più di recente, no. Da qui l’idea di utilizzare il simbolo già “certificato” per ottenere il via libera formale.
Non sarebbe la prima volta che in Parlamento si percorre una strada simile. Adinolfi lo ricorda esplicitamente: “Lo fece a suo tempo anche Matteo Renzi quando nacque Italia Viva: per creare una componente usò il simbolo del Partito Socialista Italiano”. Un precedente che rende l’operazione meno sorprendente di quanto possa sembrare a prima vista.
Il rapporto tra Adinolfi e Roberto Vannacci non nasce oggi. “Non è episodico ma consolidato dalle esperienze recenti insieme alle Regionali”, sottolinea il leader del Popolo della Famiglia. In Toscana e in Emilia-Romagna, infatti, la collaborazione si è già tradotta in gruppi consiliari con denominazioni condivise, come “Lega-Popolo della Famiglia”. Un percorso che ora potrebbe trovare un’estensione anche a livello nazionale.
L’operazione non avrebbe soltanto un valore simbolico o organizzativo. Il riconoscimento come componente nel Misto comporta anche benefici concreti, tra cui contributi economici e maggiore visibilità istituzionale. In un Parlamento dove i numeri sono determinanti, disporre di una struttura formalizzata significa avere accesso a strumenti politici e finanziari non secondari.
Ma il possibile “prestito” del simbolo potrebbe avere effetti anche oltre Montecitorio. Adinolfi non lo esclude: l’escamotage potrebbe rivelarsi utile in fase di raccolta firme per la presentazione delle liste elettorali alle prossime politiche. Un tema cruciale per le forze emergenti, che spesso devono affrontare soglie e adempimenti burocratici complessi per poter competere.
“Dipenderà da che tipo di norma elettorale verrà varata”, avverte Adinolfi, lasciando intendere che le regole future potrebbero incidere pesantemente sulle strategie. E aggiunge una considerazione politica: “Penso che verranno messi tutti gli ostacoli possibili per impedire la nascita di qualcosa di nuovo. Saranno norme scritte ad personam, bisogna fare i conti e sapere che più saremo e meglio è”.
Il riferimento è a un sistema politico che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi le soglie di accesso e i requisiti per la presentazione delle liste, spesso giustificati con l’esigenza di garantire stabilità ma criticati dalle forze minori come strumenti di sbarramento.
La mossa, se dovesse concretizzarsi, segnerebbe un ulteriore passaggio nell’evoluzione di Futuro Nazionale, che punta a strutturarsi come soggetto autonomo nell’area di destra. Allo stesso tempo rafforzerebbe la centralità del Popolo della Famiglia come interlocutore capace di offrire una piattaforma tecnica a nuove aggregazioni.
Resta da capire se il dialogo si tradurrà in un accordo formale e quali saranno i tempi. Per ora, dalle parole di Adinolfi emerge un confronto in corso, non ancora chiuso. Ma in un Parlamento dove le dinamiche regolamentari possono valere quanto gli equilibri politici, anche un simbolo “in prestito” può diventare una pedina decisiva.
E in vista delle prossime elezioni, ogni pedina conta.







