Delmastro “benefattore” della bisteccheria? Il racconto choc di Caroccia ai pm tra soldi, clan , “vaffa” e versioni che non tornano

Il sottosegretario Delmastro al ristorante Baffo

Un “vaffa” a tavola, poi l’amicizia, quindi i soldi. E infine un interrogatorio che rischia di cambiare la narrazione del caso. Mauro Caroccia, già condannato per essere stato prestanome del clan Senese, davanti ai pm dell’Antimafia mette sul tavolo una versione che ribalta tutto: “I soldi per la Bisteccheria d’Italia li ha messi Andrea Delmastro. Ha fatto beneficenza”.

Una dichiarazione pesante, che si scontra frontalmente con quanto sostenuto finora dal politico di Fratelli d’Italia e che finisce direttamente nel cuore dell’indagine per riciclaggio e intestazione fittizia. Perché se da un lato la difesa prova a ridisegnare la vicenda come un aiuto a un imprenditore in difficoltà, dall’altro gli inquirenti continuano a seguire una pista molto più inquietante: quella dei capitali riconducibili al clan Senese.

Dallo scontro al tavolo all’ingresso in società

Il racconto di Caroccia parte da un episodio quasi grottesco. Siamo tra il 2022 e il 2023, nel ristorante allora chiamato “Baffo”, locale noto anche per essere frequentato dalla famiglia di Michele Senese. Delmastro arriva, si lamenta per la qualità della carne e si sente rispondere senza troppi filtri: “O te la mangi così o te ne puoi pure andare affanc…”.

Un episodio che, invece di chiudere ogni rapporto, diventa l’inizio di un legame. Da lì nasce una frequentazione che porta Caroccia a confidare le proprie difficoltà economiche e giudiziarie. “Non potevo intestarmi aziende”, avrebbe spiegato, senza però – sostiene – entrare nei dettagli dei rapporti con il clan.

È qui che entra in scena la versione difensiva: Delmastro, ignaro del contesto più pesante, decide di aiutare. “Ha fatto beneficenza”, ribadisce Caroccia. Circa 40 mila euro, secondo quanto dichiarato, per avviare l’attività e acquistare arredi.

La versione dei pm: riciclaggio e flussi in nero

Ma negli atti della Procura la stessa storia cambia completamente tono. Non più beneficenza, ma possibile riciclaggio. Non più aiuto personale, ma un sistema in cui potrebbero essere transitati soldi riconducibili al clan Senese attraverso il ristorante.

Gli investigatori non si fermano alle fatture ufficiali. A insospettire sono soprattutto i movimenti paralleli, il possibile “nero”, le conversazioni e una contabilità che, secondo chi indaga, presenta più di un’ombra. È lì che si gioca la partita vera.

E poi c’è un altro punto che non torna. Caroccia sostiene che Delmastro non sapesse nulla dei suoi precedenti né dei suoi rapporti. Ma il contesto racconta di un locale frequentato da anni da ambienti tutt’altro che neutri. E la linea tra inconsapevolezza e leggerezza, in casi come questo, diventa sottilissima.

Miriam Caroccia: “Mi state distruggendo la vita”

Nel doppio interrogatorio in Procura, durato un’intera giornata, emerge anche la voce di Miriam Caroccia. La figlia, coinvolta nella società, si presenta ai pm provata: “Questa storia mi sta rovinando la vita, ricevo minacce sui social, mi danno della mafiosa, sono distrutta”.

La sua posizione aggiunge ulteriori elementi di tensione. Sostiene di non aver investito nulla, di non aver firmato documenti. Ma gli atti indicano una firma e un versamento di 5 mila euro in contanti. “Mai visto”, replica la difesa. E qui il caso si complica ulteriormente: o qualcuno mente, o quei documenti raccontano un’altra verità.

Due verità opposte e una sola domanda

Alla fine restano due narrazioni inconciliabili. Da una parte quella di Caroccia, che dipinge Delmastro come un benefattore inconsapevole, quasi ingenuo. Dall’altra quella dei magistrati, che ipotizzano un quadro ben più grave, fatto di riciclaggio, intestazioni fittizie e possibili infiltrazioni mafiose.

Nel mezzo, una serie di dettagli che non combaciano, versioni che si smentiscono e un’indagine che si muove tra politica e criminalità organizzata. Perché in questa storia, più che capire chi ha ragione, la vera domanda è un’altra: chi sta dicendo la verità.