Una relazione di quasi duecento pagine che, più che chiudere una fase, la riapre. La Commissione parlamentare Antimafia guidata da Chiara Colosimo deposita il documento sul cosiddetto “caso Striano”, la vicenda degli accessi abusivi e dei dossieraggi su politici e vip che ha avuto al centro Pasquale Striano, tenente della Guardia di finanza in servizio al Gruppo Sos della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Nella sintesi che accompagna il lavoro della Commissione, il succo è già una miccia: emergerebbero “anomalie” e un “sistema preoccupante”. E da lì, come spesso accade a Roma, il dibattito smette di essere tecnico e diventa immediatamente politico, con il ping pong di accuse e contraccuse che si accende nell’arco di poche ore.
Forza Italia va all’attacco chiamando in causa l’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi senatore del Movimento 5 Stelle. Il senatore Pierantonio Zanettin parla senza giri di parole: “La relazione depositata dalla Presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, sul caso Striano-Procura nazionale antimafia solleva ombre inquietanti. Emergono interrogativi seri su come sia stata gestita la Procura nazionale antimafia sotto la guida dell’allora procuratore Cafiero De Raho. Parliamo di vicende che, se confermate, minano la credibilità delle istituzioni preposte alla lotta alla criminalità organizzata. È indispensabile fare piena luce, senza sconti per nessuno e nel rispetto delle garanzie. Non è accettabile che chi è stato il protagonista dei fatti illustrati dalla relazione oggi sieda in Commissione Antimafia senza chiarire ogni aspetto di quanto emerso. Su questi fatti gravissimi non faremo passi indietro”.
Sul fronte opposto, dal Partito democratico arriva una lettura che rovescia il tavolo: la relazione, ancora prima di essere digerita fino in fondo, viene già brandita come strumento di battaglia politica. Walter Verini, capogruppo Pd in Antimafia, mette in guardia: “La bozza della relazione sul caso Striano che questo pomeriggio la Presidente della Commissione Antimafia ha consegnato ai Capigruppo viene già usata dai gruppi della destra con i consueti e strumentali metodi. Leggeremo con attenzione le 187 pagine, e vogliamo davvero sperare che siano state scritte rispettando il contenuto di audizioni su questa vicenda. Dalle quali era emerso un lavorìo opaco, un tramestìo di accessi abusivi dei quali si stentava a vedere un disegno politico. E anche l’attacco a Cafiero De Raho, sferrato di nuovo con cinismo (come avvenuto un anno fa, ben prima di questa bozza di relazione) appare come una nuova puntata di un disegno di questa destra: usare anche la Commissione Antimafia per disegni partitici, delegittimare magistratura e magistrati che, a differenza di altri, le mafie le hanno contrastate”.
In mezzo, Italia Viva rilancia una tesi che da settimane torna come un ritornello: “Il sistema Striano nasce contro Renzi”. Raffaella Paita, capogruppo al Senato e componente della Commissione, lo mette nero su bianco: “Il sistema Striano- da quello che abbiamo avuto modo di vedere fino ad oggi- nasce contro Matteo Renzi, persona fisica e leader politico, per distruggerne la reputazione: appare evidente dopo le audizioni e dopo la lettura della bozza di relazione sui dossieraggi della Commissione antimafia”. E aggiunge un passaggio che allarga lo scenario: “C’è stata un’azione congiunta di alcune redazioni, di alcuni funzionari infedeli, unita a una sospetta disattenzione di alcune procure. Poi il metodo Striano si allarga ad altri. Quei partiti politici che hanno sguazzato nelle fakeNews costruite con sapienza attraverso il sistema Striano dovrebbero chiedere scusa a Matteo Renzi, alla sua famiglia, alla sua comunità politica. Ma non lo faranno”.
Il Movimento 5 Stelle risponde con parole durissime e accusa la maggioranza di aver costruito un bersaglio politico: “La relazione di maggioranza sul caso Striano e il coro calunnioso del centrodestra sono un’indegna raccolta di bugie sfacciate e consapevoli, una vergognosa macchinazione contro Federico Cafiero De Raho”. Luigi Nave e Michele Gubitosa insistono su un punto: “Il confronto politico è una cosa, infamare è altra cosa”. E rivendicano una ricostruzione temporale che, a loro dire, smentirebbe l’impianto accusatorio: “Tutti gli accessi nei confronti di parlamentari della maggioranza o ministri del governo sono avvenuti quando Cafiero De Raho aveva lasciato da mesi la Procura Nazionale Antimafia ed era in carica il suo successore”. Non solo: “Inoltre è stato indiscutibilmente spiegato che il finanziere Striano è accusato per accessi a banche dati non consultabili dal Dna e che in ogni caso Cafiero De Raho non poteva in alcun modo venire a conoscenza o avere segnali d’allarme su reati commessi da Striano”.
A rendere il quadro ancora più incandescente c’è il capitolo del “papello” di 36 pagine, finito negli atti del procedimento e indicato come una delle anomalie più discusse: un documento con un elenco di imprenditori e politici, spuntato nel fascicolo senza timbri di deposito né indicazioni sull’autore. La Procura di Milano starebbe valutando anche l’ipotesi di un fascicolo “parallelo” per indagare su quella specifica vicenda. In questo contesto, Bellavia, tramite il proprio legale, ha fatto sapere che tra i file copiati e sottratti non ci sarebbero “dossier né alcun materiale improprio, che esuli dall’attività professionale svolta negli anni”, ossia consulenze e allegati. Ma la difesa di Varisco, con l’avvocato Puccio, ha sottolineato di essersi attivata “non appena ci siamo avveduti della più che anomala presenza” del documento agli atti, chiedendo chiarimenti al pubblico ministero.
Infine, Matteo Renzi alza ulteriormente il livello dello scontro e personalizza il punto politico: “Ho letto la relazione della presidente Colosimo in ordine al “sistema Striano”‘ del quale sono stato la prima vittima. Sono sinceramente allibito. Gli elementi messi nero su bianco dalla commissione sono allucinanti. Mi riservo di agire nelle prossime settimane in tutte le sedi e mi domando come sia possibile che l’opinione pubblica non reagisca davanti a una vicenda così. Qui io sono parte lesa ma soprattutto è lesa la dignità e la credibilità delle Istituzioni”.
In controluce, la relazione Antimafia finisce per diventare quello che in Parlamento accade spesso ai documenti “pesanti”: uno specchio in cui ogni forza politica vede ciò che vuole vedere. Per la maggioranza, il segno di un sistema opaco da scoperchiare fino in fondo; per le opposizioni, il rischio di una Commissione trasformata in un’arena. E mentre tutti si accusano di delegittimazione e tutti invocano trasparenza, la partita vera si sposta su un terreno che non è più solo giudiziario: la credibilità delle istituzioni, la tenuta del circuito informativo e la gestione di materiali “ad altissima sensibilità” che, nel racconto di queste ore, sembra essere il cuore nero della storia.







