Epstein Files, una ragazza di 13 anni racconta: “Trump tentò di abusare di me, scappai mordendogli il pene”

Epstein e Trump

C’è un nuovo capitolo negli Epstein Files che sta facendo discutere la politica americana e i media internazionali. Nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti compaiono infatti i verbali di interrogatori dell’FBI risalenti al 2019 nei quali una donna accusa Donald Trump di aver tentato di abusare di lei quando era minorenne.

Secondo quanto riportato nei file investigativi, la donna racconta di essere stata presentata al futuro presidente degli Stati Uniti da Jeffrey Epstein quando aveva tra i 13 e i 15 anni. L’incontro sarebbe avvenuto in un edificio molto alto tra New York e il New Jersey, dove il finanziere pedofilo portava abitualmente ragazze molto giovani.

La denuncia dell’adolescente

Nel riassunto dell’interrogatorio, noto come FBI 302, la donna afferma che Trump non la gradì fin dall’inizio perché appariva come una “tomboy”, cioè una ragazzina con atteggiamenti da maschiaccio. Sempre secondo il racconto contenuto nei documenti, il presidente avrebbe cercato di costringerla a un atto sessuale.

“Trump tentò di abusare di me, scappai mordendogli il pene”. La donna racconta di aver reagito mordendolo per liberarsi. Il verbale riferisce che dopo quel gesto Trump avrebbe reagito con violenza, tirandole i capelli e colpendola alla testa. Nel documento è riportata anche la frase che lei dice di aver sentito: “Lascia che ti insegni come devono comportarsi le bambine”.

Accuse dirette verso il presidente

Tra le migliaia di pagine degli Epstein Files, l’enorme archivio di documenti legati all’inchiesta sul finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, emergono ora anche verbali che riportano accuse dirette contro Donald Trump. Si tratta di riassunti di interrogatori dell’FBI del 2019 nei quali una donna sostiene di essere stata aggredita quando era ancora minorenne.

Secondo quanto riportato nei documenti investigativi, la donna ha raccontato agli agenti di aver incontrato Trump quando aveva tra i 13 e i 15 anni. L’incontro, secondo la sua versione, sarebbe avvenuto dopo essere stata portata da Epstein in un edificio molto alto tra New York e il New Jersey.

La ragazzina accusa Trump di averla costretta a un rapporto orale

Secondo quanto riportato nei documenti investigativi, la donna ha raccontato agli agenti federali di aver incontrato Trump quando aveva tra i 13 e i 15 anni. L’incontro, sostiene, sarebbe avvenuto dopo essere stata portata da Epstein in un edificio molto alto tra New York e il New Jersey. Nel verbale dell’FBI viene spiegato che la donna non ricordava con precisione il luogo esatto ma parlava di “un edificio molto alto con stanze enormi”.

Nel documento emerge anche un dettaglio che, secondo la testimone, avrebbe irritato immediatamente Trump. L’uomo, sostiene, non avrebbe apprezzato il suo atteggiamento da “tomboy”. Nel verbale si legge infatti che Trump “non la gradì fin dall’inizio, non gli piaceva che fosse una ‘ragazzo-ragazza’”. La donna spiegò agli investigatori che con quell’espressione intendeva dire che da adolescente era considerata un maschiaccio.

Una testimonianza agghiacciante

Secondo la testimonianza raccolta dagli agenti federali, durante quell’incontro Trump avrebbe tentato un approccio sessuale nei suoi confronti. La donna racconta che l’uomo le avrebbe detto: “Lascia che ti insegni come devono comportarsi le bambine”. Subito dopo, sempre secondo quanto riportato nel verbale, avrebbe aperto la cerniera dei pantaloni.

La testimone sostiene di essersi ribellata. Nel rapporto dell’FBI si legge che la ragazza raccontò agli investigatori: “Gli diedi un morso perché mi disgustava”. Nel verbale compare la frase attribuita a Trump dopo l’episodio: “Portate questa piccola stronza fuori di qui”.

La donna ha dichiarato agli agenti che dopo quel gesto Trump l’avrebbe colpita. Nel documento investigativo si legge che “Trump colpì [omissis]”. In altre parti del rapporto viene riferito che l’uomo le avrebbe tirato i capelli e dato un pugno alla tempia prima che altre persone presenti intervenissero per allontanarla dalla stanza.

Sempre secondo il racconto riportato nei verbali dell’FBI, la ragazza non ricordava chi fossero le altre persone presenti nella stanza ma affermava che se ne andarono subito dopo che Trump avrebbe chiesto di portarla via.

La scusa per la mancata pubblicazione

I documenti che contengono queste dichiarazioni non erano stati pubblicati nella prima ondata degli Epstein Files. Il Dipartimento di Giustizia ha spiegato che quei verbali erano stati classificati come “duplicati” e per questo motivo non erano stati inclusi nel materiale reso pubblico in precedenza.

Una spiegazione che ha immediatamente alimentato polemiche negli Stati Uniti. L’uscita dei documenti avviene infatti mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata su altri fronti internazionali e mentre il caso Epstein continua a essere uno dei dossier più controversi della politica americana.

I democratici hanno accusato l’amministrazione di aver gestito con opacità la pubblicazione dei file legati all’inchiesta e chiedono chiarimenti sul motivo per cui alcune parti dell’archivio siano emerse solo ora. Una commissione della Camera dei rappresentanti ha deciso di citare in giudizio la ministra della Giustizia Pam Bondi per ottenere spiegazioni sulla gestione dei documenti.

Donald Trump ha sempre negato qualsiasi comportamento illecito collegato a Jeffrey Epstein. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito le accuse “completamente infondate, prive di prove credibili e provenienti da una donna con una lunga storia criminale alle spalle”.

Il nome di Trump era già comparso in passato nei documenti relativi al caso Epstein, soprattutto per rapporti sociali e frequentazioni negli anni Novanta. Tuttavia nei materiali diffusi pubblicamente non erano mai emerse accuse così dirette.

Il caso Epstein continua a produrre nuovi sviluppi anche anni dopo la morte del finanziere nel 2019. Documenti, testimonianze e verbali investigativi continuano ad affiorare, riportando sotto i riflettori relazioni, incontri e zone d’ombra che coinvolgono figure di primo piano della politica e dell’élite internazionale.