Il nome di Jeffrey Epstein torna a incrociarsi con quello di Mohamed Al Fayed in un racconto che riapre una vicenda già segnata da accuse pesantissime. A parlare è una donna che il Sunday Times chiama Natalie per proteggerne l’identità. La sua testimonianza, pubblicata dal giornale britannico, descrive un possibile collegamento tra la rete di abusi attribuita al finanziere americano e quella che negli ultimi mesi ha travolto l’ex proprietario di Harrods.
Secondo il suo racconto, nel 1997 Epstein la mandò a Saint Tropez quando lei aveva 19 anni e stava cercando di farsi strada come modella. Le presentò quel viaggio come un’opportunità professionale, spiegandole che avrebbe incontrato una persona influente in grado di aiutarla nella carriera. Quella persona, sostiene la donna, era Mohamed Al Fayed.
Il dettaglio che rende la vicenda ancora più forte sul piano mediatico è l’identità dell’uomo indicato nel racconto. Mohamed Al Fayed non è soltanto l’ex patron dei grandi magazzini Harrods. È anche il padre di Dodi Al Fayed, il compagno di Lady Diana morto con lei nel tragico incidente del tunnel dell’Alma a Parigi, una delle tragedie più sconvolgenti e più ricordate degli ultimi decenni.
Il racconto della modella: “Epstein mi mandò sullo yacht di Al Fayed”
La donna racconta di essere salita a bordo del Jonikal, una delle imbarcazioni di lusso di Al Fayed. Dice che l’imprenditore egiziano si sarebbe presentato con disinvoltura, avrebbe iniziato a fare battute spinte e le avrebbe fatto capire di voler sperimentare qualcosa con lei. Quando chiese di tornare subito a terra, le sarebbe stato risposto che non era possibile fino al successivo attracco.
Natalie sostiene di essere rimasta a bordo solo alcune ore, ma abbastanza da subire molestie. La sua impressione, spiegata al Sunday Times, è di essere stata mandata lì più per compiacere Epstein che per ricevere un reale aiuto professionale. Un passaggio che, se confermato, aggiungerebbe un tassello molto pesante a una storia già cupa.
La donna dice anche di essere finita nel giro di Epstein due anni prima e di essere rimasta sotto il suo controllo attraverso un meccanismo di intimidazione psicologica. Secondo il suo racconto, il finanziere le faceva pesare in continuazione le proprie conoscenze nel mondo della moda, dei fotografi e delle agenzie, lasciandole intendere che avrebbe potuto distruggerle il futuro se si fosse allontanata.
Mohamed Al Fayed, le accuse e il possibile legame con Epstein
Il punto centrale della nuova ricostruzione è proprio questo: per la prima volta una presunta vittima descrive in modo diretto un possibile contatto tra Jeffrey Epstein e Mohamed Al Fayed. Quest’ultimo, morto nel 2023 all’età di 94 anni, è stato accusato di avere molestato e violentato 111 tra donne e ragazzine, secondo quanto emerso dalle denunce raccolte negli ultimi mesi. Tra i casi citati compare anche quello di una tredicenne.
Natalie afferma di essere oggi in contatto con altre donne che hanno denunciato l’ex proprietario di Harrods e di essere pronta a testimoniare davanti alla polizia. L’inchiesta, secondo quanto riportato, avrebbe accelerato il passo e avrebbe già portato all’ascolto di tre persone sospettate di avere aiutato a coprire o a occultare l’operato di Al Fayed.
Il Sunday Times ipotizza anche un canale attraverso cui i due uomini si sarebbero conosciuti: Adnan Khashoggi, imprenditore e trafficante d’armi, figura da anni al centro di relazioni internazionali opache. Il quotidiano riferisce inoltre di avere individuato pagamenti effettuati da Epstein ad Al Fayed per l’utilizzo di scali aeroportuali britannici frequentati dai jet privati dell’imprenditore egiziano.
Il padre di Dodi Al Fayed torna al centro della cronaca
Non ci sarebbero, almeno per ora, riferimenti diretti ad Al Fayed nei documenti diffusi a gennaio dal Dipartimento di Giustizia statunitense sul caso Epstein. Ma secondo il Sunday Times questo potrebbe dipendere dal fatto che l’eventuale rapporto tra i due risalirebbe a un’epoca precedente alla centralità della posta elettronica, e dunque meno tracciabile.
Resta naturalmente il piano delle accuse, delle testimonianze e delle ricostruzioni giornalistiche, che dovranno essere verificate nelle sedi investigative. Ma il racconto pubblicato in Gran Bretagna riporta al centro della cronaca il nome di Mohamed Al Fayed in una forma ancora più inquietante. Non solo l’uomo d’affari egiziano già noto al grande pubblico per essere stato il padre di Dodi Al Fayed, il compagno di Lady Diana morto con lei nel tunnel dell’Alma, ma anche una figura che, secondo le accuse, avrebbe condiviso con Epstein metodi, pressioni e uso del potere per attirare giovani donne in un sistema di abusi.
Se la testimonianza venisse confermata, il quadro cambierebbe di peso. Non si parlerebbe più soltanto di due uomini accusati separatamente di condotte gravissime, ma di un possibile filo diretto tra due reti di sfruttamento che per anni avrebbero agito negli stessi ambienti del lusso, della mondanità e del potere internazionale.







