Garlasco, addio certezza sulla scarpa numero 42: la difesa smonta la prova e Stasi può essere scagionato

Alberto Stasi e Chiara Poggi

Garlasco, addio certezza sulla scarpa numero 42. Nel caso si apre una crepa che potrebbe avere conseguenze enormi. L’impronta di scarpa numero 42, per anni indicata come uno degli elementi più solidi dell’impianto accusatorio, non sarebbe più una certezza. E se quel dato viene meno, si incrina uno dei punti che collegavano direttamente Alberto Stasi alla scena del delitto di Chiara Poggi.

A mettere in discussione quella misura è Oscar Ghizzoni, consulente della difesa, che parla senza mezzi termini di un dato ormai “superato”. Non una sfumatura, ma un cambio di prospettiva che, tradotto in termini giudiziari, significa una cosa sola: la compatibilità tra l’impronta e le scarpe attribuite a Stasi non è più automatica.

Garlasco, addio certezza sulla scarpa numero 42

Per anni quel numero, 42, è stato trattato come un riferimento quasi definitivo. Una traccia tecnica capace di indirizzare le indagini e rafforzare la ricostruzione accusatoria. Ora però quel punto fermo vacilla.

Secondo Ghizzoni, le analisi più recenti mostrano una “variabilità” che impedisce di considerare quella misura come certa. Il numero 42 diventa così solo uno dei possibili valori, non più l’unico. Un dettaglio che cambia radicalmente il peso della prova.

Il dettaglio tecnico che cambia lo scenario

Alla base di questa revisione c’è la natura stessa della suola. Parliamo di un materiale plastico polimerico, quindi soggetto a deformazioni nel tempo e nelle condizioni d’uso. Un fattore che nelle prime analisi sarebbe stato sottovalutato, ma che oggi diventa centrale.

Anche variazioni minime possono incidere sulle dimensioni rilevate. E proprio queste oscillazioni rendono meno affidabile l’associazione diretta tra impronta e numero di scarpa. In altre parole: quell’impronta potrebbe non dire più con certezza chi la indossava.

Una crepa che può pesare sulla posizione di Stasi

Se la misura non è più vincolante, cade uno degli elementi che contribuivano a collegare Stasi alla scena del crimine. Non significa automaticamente riscrivere tutto, ma significa togliere forza a una delle prove più citate.

Ed è qui che si apre il vero scenario. Perché nei processi, quando una certezza tecnica diventa un’ipotesi, l’equilibrio cambia. E cambia soprattutto il margine di dubbio.

Un caso che torna a muoversi

Le parole di Ghizzoni non chiudono il caso, ma lo rimettono in movimento. Toccherà ora agli inquirenti valutare se questi nuovi elementi tecnici possano incidere sulle conclusioni raggiunte in passato.

Ma una cosa è già evidente: l’impronta numero 42, per anni considerata un pilastro, non è più intoccabile. E quando una certezza crolla, tutto il resto è costretto a reggere da solo.