Garlasco, il giallo del muretto rotto a casa di Chiara: il dettaglio che tormenta i Poggi. La conversazione da brividi tra Giuseppe Poggi e il Colonello

Giuseppe Poggi e Rita Preda i genitori di Chiara – IPA @lacapitalenews.it

Il delitto di Garlasco continua incessantemente a far discutere e riemergono vicende sempre più inquietanti. Tra le pieghe delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, esiste un’anomalia fisica, un segno tangibile impresso nel marmo che per la famiglia della vittima non è mai stato spiegato a dovere: il mistero del muretto di cinta. Nelle foto scattate dagli investigatori subito dopo il ritrovamento del corpo, un angolo del muro accanto al cancello d’ingresso appare nettamente rotto. Un dettaglio che, per Giuseppe Poggi, rappresenta un pezzo mancante nel puzzle della verità.

Il muro danneggiato che Giuseppe Poggi non riconosce

Tutto ruota attorno a quel 13 agosto 2007. Come ricostruito da Mattino 5, sia Alberto Stasi (all’epoca fidanzato della vittima e poi condannato in via definitiva) sia i primi carabinieri accorsi sul luogo del delitto, dichiararono di aver scavalcato la recinzione per entrare nella proprietà. Lo fecero proprio in quel punto, dove il “cappuccio” di marmo risultava danneggiato.

Tuttavia, c’è una discrepanza temporale che gela il sangue: Giuseppe Poggi, il padre di Chiara, è sempre stato categorico. Prima di partire con il resto della famiglia per le vacanze in Trentino, quel muretto era perfettamente integro.

Il dubbio sull’ingresso nella villetta

Le domande senza risposta pesano come macigni. È possibile che l’assassino, la mattina dell’omicidio, abbia scavalcato la cinta muraria rompendo il marmo proprio in quel punto, per poi entrare in casa dopo che Chiara aveva disattivato l’allarme?

Nonostante l’insistenza della famiglia, questo particolare è scivolato in secondo piano, ritenuto irrilevante ai fini investigativi. Eppure, la dinamica dell’accesso alla villetta rimane uno dei punti più oscuri: se Chiara ha aperto al suo killer, perché qualcuno avrebbe dovuto scavalcare? O forse quel muretto è la prova di un tentativo di fuga o di un ingresso non autorizzato avvenuto in un momento diverso.

La conversazione choc tra Colonnello e Giuseppe Poggi

A riaccendere i riflettori sul caso è un’intercettazione emblematica mandata in onda a Mattino 5, un colloquio teso tra Giuseppe Poggi e il Colonnello Cassese.

  • Giuseppe Poggi: “Pronto, buongiorno capitano, sono Poggi. Senta, stasera mi sono fermato davanti a casa mia e ho notato che, a fianco al cancelletto pedonale, vicino alla prima finestrella… sa, il muretto con il cappuccio… Ecco, c’è un pezzo rotto. È staccato ed è appoggiato lì, sulla finestrella del muretto”
  • Il Colonnello Cassese a quel punto rispose di aver capito a quale danneggiamento si riferiva.
  • Giuseppe Poggi incalza: “Ecco, quando sono andato via non era rotto. “Prima non era rotto. Non è che qualcuno ha provato a scavalcarlo, era debole e si è rotto? Non è che hanno provato a prendere le impronte?”
  • Il colonnello aggiunge: “Guardi, abbiamo già verificato: oggi non c’era nulla. Probabilmente si è rotto da solo, oppure è stato urtato, ma non ci sono impronte. Quando hanno scavalcato sia il signor Stasi sia i carabinieri, non sono emersi segni particolari”.

Dunque quel muretto quando e da chi è stato rotto? Se il danno non era presente prima della partenza dei Poggi, qualcuno potrebbe aver forzato l’ingresso prima ancora che scattasse l’allarme?