Il delitto di Garlasco non smette di sollevare interrogativi, e l’ultima analisi presentata a Mattino Cinque si concentra su un orario spartiacque: le 9:58. È in questo preciso istante che il cellulare di Andrea Sempio aggancia una cella telefonica verso Vigevano. Ma cosa è successo nei minuti immediatamente precedenti?
Il dato tecnico apre uno scenario inquietante. Sebbene la posizione di Andrea Sempio alle 9:58 sia accertata, gli esperti sottolineano come il percorso dichiarato dal giovane non sia quello più rapido. Questo “scarto” logistico lascia un vuoto investigativo proprio nella finestra temporale in cui Chiara Poggi veniva aggredita. Il sospetto degli analisti è che quel ritardo, apparentemente insignificante, possa nascondere la presenza del giovane nel raggio d’azione del delitto proprio nei momenti cruciali.
La via di fuga segreta del killer tra giardini e canali
Mentre il cronometro corre, emerge un’ipotesi agghiacciante sulla strategia dell’assassino. Il killer non sarebbe uscito dalla porta principale, esponendosi agli sguardi del vicinato, ma avrebbe utilizzato un “corridoio naturale” per dileguarsi come un fantasma.
Si tratta di un tragitto studiato nei minimi dettagli, che si snoda sul retro della villetta attraverso:
- Campi e giardini privati: per restare coperto dalla vegetazione.
- Un canale in secca: utilizzato come trincea per allontanarsi rapidamente senza essere visto.
- Via Toledo: una strada secondaria e deserta, perfetto punto di approdo per sparire definitivamente a piedi o a bordo di un mezzo.
Questa via di fuga avrebbe permesso all’assassino di evitare le telecamere e i testimoni, trasformando il centro di Garlasco in un labirinto impenetrabile per gli inquirenti.
L’elemento non casuale
C’è un dettaglio che sembra chiudere il cerchio su questa ricostruzione geografica: il ritrovamento di un sacco contenente vestiti e scarpe, avvenuto nove giorni dopo il delitto in un canale della zona.
Non è un elemento casuale, per questo la posizione del ritrovamento combacia perfettamente con l’itinerario del “corridoio naturale”. Secondo le ultime analisi, quel sacco rappresenta la prova di una fuga pianificata: l’assassino si sarebbe disfatto delle prove lungo il percorso meno battuto, confidando nel fatto che la zona, frequentata solo dai residenti, avrebbe protetto il suo segreto. Un tassello che, ancora oggi, separa la verità processuale da un mistero che l’Italia non ha mai dimenticato.







