Giulia Tramontano, la Cassazione riapre il nodo della premeditazione: nuovo appello per Impagnatiello, la sorella Chiara “Decisione umana”

Il caso di Giulia Tramontano, uccisa a 29 anni dal compagno Alessandro Impagnatiello mentre era incinta al settimo mese, torna a riaprirsi in uno dei suoi punti più pesanti e simbolici: la premeditazione. La Cassazione ha infatti disposto un appello bis limitato proprio a questa aggravante, rimettendo in discussione la decisione della Corte d’assise d’appello di Milano che, pur confermando l’ergastolo, aveva escluso la pianificazione del delitto.

Per la famiglia di Giulia Tramontano non è solo un passaggio giuridico. È qualcosa di più profondo. Chiara Tramontano, sorella della vittima, lo dice con parole che pesano come pietre: “Penso che sia una decisione umana”. Dentro quella frase c’è tutta la fatica di una battaglia che sembrava potersi chiudere e che invece continua, ma anche la convinzione che non si possa accettare una lettura ridotta di ciò che è accaduto.

La Cassazione riapre il tema della premeditazione

La decisione della Suprema Corte interviene su un nodo centrale del processo. In secondo grado i giudici avevano confermato l’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, riconoscendo le aggravanti della crudeltà e del legame affettivo con la vittima, ma avevano escluso la premeditazione. Una scelta che aveva lasciato aperto uno squilibrio evidente tra la ricostruzione dei fatti e la qualificazione giuridica del delitto.

Proprio su questo punto si erano mossi tutti. Da una parte la procura generale di Milano, che aveva impugnato la sentenza chiedendo di riconoscere la pianificazione dell’omicidio. Dall’altra la difesa di Impagnatiello, che tentava invece di alleggerire il quadro, puntando a cancellare la crudeltà e a ottenere le attenuanti generiche. Quest’ultimo fronte, però, è stato respinto.

La Cassazione ha quindi scelto una linea netta: riaprire il capitolo della premeditazione e lasciare intatto tutto il resto. Non una revisione complessiva, ma un nuovo passaggio su uno degli elementi più significativi dell’intera vicenda processuale.

Il delitto di Giulia Tramontano e la lunga ombra del piano

È proprio la ricostruzione dei mesi precedenti all’omicidio a rendere così difficile, per i familiari e per l’accusa, accettare l’esclusione della premeditazione. Le indagini della pm Alessia Menegazzo e dei carabinieri avevano infatti delineato un quadro che, nella lettura accusatoria, mostrava chiaramente una progressione lucida e preparata.

Già prima del 27 maggio 2023, secondo quanto emerso, Impagnatiello aveva cercato di avvelenare Giulia Tramontano con veleno per topi. Non un gesto improvviso, non una reazione istantanea, ma un’escalation. Poi arriva il giorno del femminicidio. Giulia scopre la relazione del compagno con un’altra donna, la incontra, torna a casa. E lì viene uccisa con 37 coltellate. Dopo l’omicidio, lui nasconde il corpo dietro una fila di garage e tenta anche di bruciarlo.

È questo susseguirsi di atti che porta la famiglia della vittima e la procura a parlare di un piano, non di un crollo improvviso. La procuratrice generale Elisabetta Ceniccola lo ha detto con chiarezza, contestando l’idea che si possa “svilire il concetto dell’agguato”, richiamando l’arma già scelta, la rimozione del tappeto, il tempo avuto per riflettere e decidere. In altre parole: tra il progetto e l’azione, secondo l’accusa, non c’è stato un vuoto, ma una continuità.

Le parole di Chiara Tramontano e il dolore che non finisce

A colpire, in questa nuova giornata giudiziaria, sono soprattutto le parole di Chiara Tramontano. Non solo per la forza con cui difende la memoria della sorella, ma per il modo in cui racconta cosa resta dopo un delitto del genere. “Dobbiamo fare tutto quello che possiamo per lei, per noi, per le donne che non si sentono sicure nel camminare per strada”, dice. E sposta così il piano del discorso: dalla vicenda familiare alla ferita collettiva.

Poi c’è la parte più intima, più devastante. Chiara descrive la propria vita come “la scalata di una montagna”, racconta il senso di colpa perfino nella gioia, la tristezza che si somma a un dolore mai spento, i genitori ridotti a “barchette di carta”, stropicciate e bagnate da un mare che non si calma mai. È un linguaggio semplice, ma ferocemente concreto. Dice meglio di molti atti processuali cosa significhi convivere con un femminicidio che non uccide una sola persona, ma sfigura per sempre chi resta.

Un nuovo processo e una verità che la famiglia non vuole mutilata

Il nuovo appello sulla premeditazione allunga ancora i tempi, certo. Ma per i familiari di Giulia Tramontano la questione non è la fretta. È la completezza della verità giudiziaria. Per questo la decisione della Cassazione viene letta come una scelta che restituisce peso alla gravità piena del delitto.

Anche il legale del padre di Giulia Tramontano, Nicodemo Gentile, insiste su questo punto. La sua definizione di Impagnatiello è durissima: un uomo privo di empatia, segnato da un gelo interiore evidente, che avrebbe agito con spirito punitivo, eliminando lucidamente la compagna e il figlio che portava in grembo. È una lettura che riporta il processo alla sua sostanza: non solo un omicidio, ma un femminicidio maturato dentro una logica di possesso, controllo e annientamento.

Adesso si apre un nuovo capitolo. Non si discuterà più se Impagnatiello sia colpevole: la condanna all’ergastolo resta. Si discuterà però se quel delitto sia stato anche premeditato, e quindi se la giustizia debba riconoscere fino in fondo ciò che, per la famiglia di Giulia Tramontano, appare evidente da sempre.

Il punto, in casi come questo, non è mai solo tecnico. Le aggravanti non sono formule astratte. Sono il modo con cui lo Stato decide di nominare la violenza, di definirne il grado, di dire quanto lucidamente sia stata pensata. Ed è per questo che la decisione della Cassazione pesa tanto. Perché dice che su quel punto non era ancora stato scritto tutto. E che la storia giudiziaria di Giulia Tramontano, purtroppo, non ha ancora smesso di chiedere giustizia.