Gli eredi Berlusconi incassano 65 milioni di dividendi: la prima maxi-cedola per chiudere i conti del testamento del Cavaliere

Silvio Berlusconi

I conti dell’eredità Berlusconi entrano nella fase più concreta. A quasi due anni dalla scomparsa di Silvio Berlusconi, i suoi cinque figli iniziano a incassare la prima, corposa tranche dei dividendi generati dall’impero finanziario e industriale costruito dal padre. Una pioggia di cedole da 65 milioni di euro complessivi che arriva dalle holding di famiglia e che ha una destinazione ben precisa: onorare, fino all’ultimo euro, le disposizioni testamentarie del Cavaliere.

La distribuzione riguarda Marina Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi, Barbara Berlusconi, Eleonora Berlusconi e Luigi Berlusconi, i cinque eredi legittimi che oggi controllano, attraverso una complessa architettura societaria, il cuore di Fininvest. Le cedole derivano dagli utili e dalle riserve delle Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava, le storiche “casseforti” familiari che insieme detengono il 61% di Fininvest.

La ripartizione è quella già nota e consolidata: il 29% del capitale di ciascuna holding è in mano a Marina e Pier Silvio, mentre il restante 42% è suddiviso in parti uguali tra i tre fratelli più giovani, con una quota del 14% ciascuno per Barbara, Eleonora e Luigi. Da queste strutture societarie arriva la prima tranche di dividendi, resa possibile dal maxi dividendo da 100 milioni di euro che Fininvest ha staccato lo scorso giugno a favore delle sue controllanti.

Ma non è tutto. Oltre alle quattro holding principali, ciascun erede dispone di proprie finanziarie personali che, a loro volta, riceveranno ulteriori cedole. Marina controlla la Holding Italiana Quinta, mentre Pier Silvio è azionista della Quarta: entrambe detengono il 7,6% di Fininvest. I tre fratelli più giovani, invece, partecipano congiuntamente alla Holding14, che possiede il 21,4% della cassaforte di famiglia. Un sistema a incastro che consente una gestione ordinata dei flussi finanziari e, soprattutto, garantisce liquidità sufficiente per affrontare gli impegni ereditari.

Ed è qui che entra in gioco il vero nodo della partita. I 65 milioni incassati rappresentano solo una parte delle risorse necessarie a coprire i legati previsti dal testamento di Berlusconi, per un totale di 230 milioni di euro. Una cifra imponente, ma chiaramente pianificata dall’imprenditore, che aveva voluto lasciare disposizioni precise a favore di tre figure centrali della sua vita privata e professionale.

Il lascito più consistente, pari a 100 milioni di euro, è destinato a Marta Fascina, ultima compagna del Cavaliere. Altri 100 milioni sono riservati al fratello Paolo Berlusconi, mentre 30 milioni vanno all’amico storico Marcello Dell’Utri. Un totale che i figli hanno accettato senza impugnazioni, perfezionando il testamento in tempi record e scegliendo una strada di continuità, senza strappi né guerre interne.

Le cedole appena distribuite, anche grazie all’utilizzo delle riserve accumulate negli anni, servono dunque a completare il pagamento di questi legati. Un’operazione che non mette in discussione l’equilibrio patrimoniale degli eredi, ma che rappresenta comunque un passaggio delicato, sia sul piano finanziario sia su quello simbolico. Perché chiudere i conti del testamento significa, di fatto, archiviare definitivamente la fase della successione e proiettare la famiglia Berlusconi nel dopo-Berlusconi a pieno regime.

Nel frattempo, l’impero resta solido. Fininvest continua a controllare il 53% di Mondadori, il 46% di MFE – MediaForEurope e circa il 30% di Mediolanum, oltre a un vasto patrimonio immobiliare di pregio. Tra questi spicca Villa Certosa, in Sardegna, per la quale è in corso un processo di vendita che potrebbe generare ulteriori risorse e alleggerire il perimetro immobiliare del gruppo.

Il messaggio che arriva da questa prima maxi-cedola è chiaro: la macchina Berlusconi funziona ancora, anche senza il suo fondatore. La governance è saldamente in mano ai figli maggiori, la struttura societaria garantisce stabilità e liquidità, e gli impegni testamentari vengono onorati senza scossoni. Una gestione ordinata, quasi chirurgica, che conferma come l’eredità del Cavaliere non sia solo una questione di affetti e simboli, ma soprattutto di numeri, flussi finanziari e scelte strategiche.

I 65 milioni incassati sono solo l’inizio. Altre cedole sono attese nei prossimi mesi, man mano che le holding distribuiranno nuovi utili. Ma il passaggio più importante è già avvenuto: il testamento non è più un terreno potenziale di conflitto, bensì un dossier in via di chiusura. E in casa Berlusconi, una volta tanto, il vero protagonista non è lo scontro, ma il conto che torna.