Un terremoto politico scuote i vertici della sicurezza nazionale americana nel bel mezzo dell’escalation in Medio Oriente. Joe Kent, a capo del Centro Nazionale Antiterrorismo USA, ha dato le sue dimissioni. Un addio polemico, affidato ai social, che squarcia il velo sulla gestione della crisi iraniana da parte della Casa Bianca e accende un dibattito feroce sulle reali motivazioni dell’intervento bellico.
Joe Kent contro la Casa Bianca
Le parole di Joe Kent, pubblicate sul suo account ufficiale X, sono un atto d’accusa durissimo che sta già facendo il giro del mondo. “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran”, ha dichiarato il funzionario, spiegando che, secondo le analisi in suo possesso, Teheran non rappresentava un pericolo diretto o imminente per il suolo americano. Lo strappo di Joe Kent evidenzia una profonda spaccatura interna all’intelligence statunitense sulla necessità di un conflitto aperto.
L’attacco frontale
Ma è la seconda parte della nota di Kent a risultare esplosiva. L’ormai ex capo dell’Antiterrorismo Joe Kent, punta il dito contro le influenze esterne che avrebbero spinto Washington verso il conflitto: “È chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana”.
Uccisi Gholamreza Soleimani e Ali Larijani
Mentre a Washington si consuma lo scontro politico, sul campo la guerra segna colpi durissimi al cuore del potere iraniano. Nella giornata di oggi è arrivata la conferma di due perdite pesantissime per il regime di Teheran. È stato ucciso Gholamreza Soleimani, il potente comandante dell’unità Basij, l’uomo chiave della repressione interna dei Guardiani della Rivoluzione. A seguire è stata anche confermata l’uccisione di Ali Larijani, uno degli uomini più potenti del regime iraniano.







