Hillary Clinton alla commissione Epstein attacca i Maga: “Interrogate Trump sotto giuramento. E magari anche Musk”

Bill e Hillary Clinton

Se volete davvero la verità sul caso Epstein, interrogate sotto giuramento il presidente. E magari anche Elon Musk. È con questa controffensiva che Hillary Clinton ha trasformato l’audizione davanti alla House Oversight Committee in un attacco frontale ai repubblicani.

Convocata a testimoniare sui file legati a Jeffrey Epstein, l’ex first lady si è presentata a porte chiuse a Chappaqua, il villaggio a nord di New York dove vive, e ha ribaltato l’impostazione dell’interrogatorio. Secondo la sua ricostruzione, l’iniziativa guidata dal presidente della commissione James Comer sarebbe un «teatro politico partigiano» costruito per distrarre l’attenzione dall’attuale capo della Casa Bianca, il nome più citato nei documenti pubblicati.

Clinton ha respinto ogni insinuazione su un suo coinvolgimento o su contatti con il finanziere condannato per reati sessuali e con la sua collaboratrice Ghislaine Maxwell. «Come ogni persona perbene, sono rimasta inorridita da ciò che abbiamo scoperto sui loro crimini», ha dichiarato. Poi la linea netta: «Non ricordo di aver mai incontrato il signor Epstein. Non ho mai volato sul suo aereo né visitato la sua isola, le sue case o gli uffici. Non ho nulla da aggiungere a questo».

La domanda che ha posto ai commissari è politica prima ancora che giudiziaria: perché convocarla se, a suo dire, non possiede informazioni utili all’indagine? «Mi avete costretta a testimoniare, pienamente consapevoli che non possiedo alcuna conoscenza in grado di aiutare la vostra indagine, al fine di distogliere l’attenzione dalle azioni del presidente Trump e di coprirle». Il riferimento al presidente è esplicito: secondo Clinton, se la commissione fosse davvero interessata a chiarire le responsabilità, dovrebbe chiedere direttamente a lui, sotto giuramento, conto delle «decine di migliaia di volte in cui compare nei file Epstein».

Non solo. L’ex segretaria di Stato ha evocato anche Elon Musk, citando un messaggio in cui si faceva riferimento alla “festa più sfrenata” sull’isola di Epstein. Un passaggio che ha ampliato il fronte polemico e spostato l’attenzione oltre la coppia Clinton.

Durante l’audizione, i repubblicani hanno toccato anche altri temi: i presunti finanziamenti di Epstein alla fondazione del marito e la presenza di Maxwell tra gli invitati al matrimonio della figlia Chelsea. Clinton ha replicato di non aver partecipato alla creazione della fondazione quando era senatrice e che Maxwell sarebbe stata ospite di un altro invitato. A un certo punto la seduta è stata sospesa dopo che la deputata Lauren Boebert ha fatto circolare una foto dell’audizione, pubblicata dal podcaster conservatore Benny Johnson. Gli avvocati di Clinton hanno protestato, contestando la scelta di mantenere l’incontro a porte chiuse salvo poi diffondere immagini selezionate.

Il clima resta altamente politico. I Clinton, da anni bersaglio privilegiato dell’ala più radicale del movimento Maga, sono al centro di una narrativa che cerca nei file Epstein prove di colpevolezza. L’obiettivo, secondo la lettura democratica, sarebbe distogliere l’attenzione da Donald Trump, il cui nome compare più volte nei documenti resi pubblici.

Resta però il nodo politico che Hillary ha messo sul tavolo: perché le stesse domande non vengono rivolte con la stessa insistenza al presidente in carica? In un caso che intreccia giustizia, potere e campagna permanente, la battaglia sui file è diventata l’ennesimo capitolo dello scontro frontale tra repubblicani e democratici.