Più passano le ore, più il viaggio di Guido Crosetto a Dubai si trasforma in un caso politico. Non soltanto per l’immagine potente e delicata di un ministro della Difesa bloccato in uno dei quadranti più sensibili del pianeta, mentre il Medio Oriente brucia. Il nodo vero è la coerenza delle versioni fornite sul motivo della sua presenza negli Emirati Arabi Uniti.
In un primo momento la spiegazione è stata lineare: viaggio privato per “assicurarsi che la sua famiglia tornasse in sicurezza”. Da qui la scelta di un volo civile. Successivamente, nell’intervista rilasciata a Repubblica, emerge un elemento ulteriore: “per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio”. Due piani che si sovrappongono e che inevitabilmente aprono interrogativi.
La domanda è semplice
Crosetto era a Dubai per ragioni familiari o per un appuntamento istituzionale? Se la priorità era mettere in sicurezza la famiglia, significa che un rischio era stato percepito. In quel caso, perché far muovere il ministro della Difesa in un’area che da giorni report internazionali indicavano come a forte rischio escalation, con la possibilità di un attacco americano sull’Iran?
Il ministro ha spiegato: “Sono venuto perché le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione. E quando ho capito che ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti, ho deciso di portare a casa la mia famiglia”. Ma se lo scenario si è aggravato mentre si trovava già a Dubai, perché – si chiedono alcuni osservatori – non c’è stata una condivisione più ampia con l’intelligence per valutare la scelta più prudente?
C’è poi la questione dell’impegno istituzionale
Dell’incontro con il ministro della Difesa emiratino, Mohammed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei, si è saputo solo in un secondo momento, quando lo stesso ministro emiratino ha pubblicato un messaggio in cui parlava di rafforzamento della cooperazione militare bilaterale e di sviluppo del partenariato di difesa tra Emirati Arabi Uniti e Italia. Un incontro rilevante, dunque, ma non comunicato in modo formale all’interno del governo, almeno secondo quanto risulta.
Perché viaggiare senza scorta in una fase tanto delicata? E perché, secondo alcune ricostruzioni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani non sarebbe stato informato preventivamente dell’appuntamento? Sono interrogativi che rimbalzano nei palazzi romani mentre il clima internazionale resta incandescente.
Altro capitolo: la presenza della famiglia a Dubai
Per alcune ore si è parlato di una festa di matrimonio di amici pugliesi della famiglia Crosetto. L’articolo che lo riportava è stato poi modificato. Resta il fatto che Dubai non sarebbe una destinazione occasionale. Secondo quanto scritto da Domani, solo due mesi fa il ministro era stato negli Emirati per una serata al 61esimo piano dell’hotel che ospita il Billionaire di Flavio Briatore. Dal ministero spiegano che Dubai è “un luogo sicurissimo”, dove la famiglia – che in Italia vive sotto scorta – “si sente più protetta che in Europa”.
In quei giorni sarebbe stato presente anche Giancarlo Innocenzi Botti, ex manager Mediaset ed ex deputato di Forza Italia, oggi in rapporti professionali con la moglie del ministro e spesso a Dubai per motivi di affari. Elementi che non implicano irregolarità, ma che contribuiscono a rendere il quadro più complesso sul piano politico.
A rendere la vicenda ancora più delicata, un episodio apparentemente marginale: per qualche minuto, lunedì scorso, sullo stato Whatsapp del ministro è comparsa una mappa di Dubai con la localizzazione di una persona indicata come “Anna”. Secondo fonti citate da Repubblica si trattava della mamma di un compagno di scuola del figlio del ministro, che la moglie – già negli Emirati – doveva raggiungere. Un errore tecnico, spiegano, ma in un contesto di sicurezza internazionale ogni dettaglio pesa.
Infine il rientro
Crosetto ha dichiarato di essere tornato con un volo pagando tre volte la tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato, “in modo tale da togliere anche la possibilità di attaccarmi”. Secondo fonti citate da Repubblica, tuttavia, il costo complessivo del volo sarebbe stato almeno quindici volte superiore al biglietto pagato personalmente dal ministro. “È normale che un ministro debba tornare da una situazione del genere”, osservano le stesse fonti.
Resta però una domanda politica di fondo: se Dubai fosse davvero uno scenario a rischio, era opportuno lasciare lì la famiglia del ministro della Difesa? In una fase di guerra e tensione globale, la sicurezza nazionale passa anche attraverso la sicurezza personale di chi ne è responsabile. E quando le versioni si intrecciano e cambiano sfumatura, il caso non si spegne. Si allarga.







