A Roma sta per arrivare uno degli uomini più enigmatici e controversi della Silicon Valley. Si chiama Peter Thiel, ha 57 anni, è miliardario e investitore tecnologico, ed è considerato uno dei principali ideologi della nuova destra tecnologica americana. Negli ambienti finanziari e politici viene spesso definito il “cavaliere nero” della Silicon Valley: un pensatore radicale che unisce filosofia, tecnologia e politica in una visione del futuro che inquieta molti osservatori.
Thiel sarebbe atteso nella Capitale per una tre giorni di conferenze dedicate al futuro della tecnologia, alla crisi dell’Occidente e alla figura biblica dell’Anticristo. Ma l’evento rischia di trasformarsi in un caso diplomatico tra Vaticano e mondo tecnologico.
Secondo diverse ricostruzioni, Papa Leone avrebbe incaricato il segretario di Stato Pietro Parolin di intervenire discretamente per far sapere ai domenicani della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino — il celebre Angelicum — che la prenotazione delle sale per l’evento non era gradita. Il risultato è stato immediato. L’università pontificia ha diffuso una nota ufficiale in cui prende le distanze dall’iniziativa. Il rettore dell’Angelicum, padre Thomas Joseph White, ha dichiarato che l’evento non è organizzato dall’ateneo e non rientra nelle attività istituzionali dell’università. In altre parole: il summit non si terrà lì.
Chi è Peter Thiel, il miliardario filosofo della Silicon Valley
Peter Thiel non è un imprenditore qualunque. Nato in Germania e cresciuto negli Stati Uniti, è uno dei personaggi più influenti dell’ecosistema tecnologico americano.
È stato tra i fondatori di PayPal, insieme a Elon Musk, e uno dei primi investitori di Facebook quando Mark Zuckerberg era ancora uno studente universitario. Ma la sua vera creatura è Palantir, azienda di analisi dei dati utilizzata da governi, eserciti e servizi di intelligence per elaborare enormi quantità di informazioni.
Palantir è oggi uno degli strumenti più sofisticati di sorveglianza e analisi predittiva al mondo, utilizzato anche in ambito militare e di sicurezza. Ma Thiel non è solo un imprenditore. È soprattutto un ideologo. Allievo del filosofo René Girard alla Stanford University, ha sviluppato una visione molto particolare della società contemporanea.
Secondo lui le democrazie occidentali sono diventate lente, inefficaci e incapaci di produrre innovazione. La soluzione? Una élite di imprenditori e innovatori tecnologici capace di guidare il progresso senza i vincoli della politica tradizionale. Una visione che molti definiscono apertamente tecno-oligarchica.
Religione, Anticristo e il pensiero di Thiel
Il motivo per cui la sua presenza a Roma suscita tanto interesse — e tante preoccupazioni — è anche religioso. Thiel è infatti un pensatore ossessionato dal rapporto tra tecnologia, teologia e destino dell’umanità. Convertito al cattolicesimo dopo una formazione protestante, considera la Chiesa uno degli ultimi baluardi della civiltà occidentale.
Allo stesso tempo, però, sviluppa teorie molto personali su figure bibliche come l’Anticristo e il katechon, la forza che secondo alcune interpretazioni teologiche dovrebbe trattenere il male assoluto nella storia. È proprio su questi temi che si sarebbe dovuto concentrare il ciclo di lezioni romane: il futuro della tecnologia, la crisi politica dell’Occidente e la rappresentazione biblica dell’Anticristo. Un mix di filosofia politica, teologia e geopolitica che non ha lasciato indifferente il Vaticano.
Il legame con Trump e la destra americana
A rendere ancora più delicata la presenza di Thiel a Roma sono i suoi legami politici. È stato il primo grande miliardario della Silicon Valley a finanziare Donald Trump già nel 2016, quando quasi tutto il mondo tecnologico americano guardava con sospetto al tycoon. È anche il principale sponsor politico del vicepresidente americano JD Vance, una delle figure più discusse nel mondo cattolico per alcune interpretazioni di Sant’Agostino utilizzate per giustificare le politiche anti-immigrazione. Per molti osservatori Thiel rappresenta l’anello di congiunzione tra tecnologia, finanza e nuova destra americana.
Il sospetto del Vaticano
Nel Vaticano la sua figura divide. Alcuni ambienti cattolici conservatori vedono in lui un alleato nella difesa culturale dell’Occidente. Altri invece guardano con forte sospetto alle sue teorie politiche e alla sua visione della società guidata da pochi miliardari illuminati. Papa Leone, che ha ereditato da Francesco la lettura di un mondo segnato da una “guerra mondiale a pezzi”, sembra collocarsi nel secondo campo.
L’idea che il futuro dell’Occidente possa essere deciso da una ristretta élite tecnologica appare incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa, che mette al centro la dignità della persona e la difesa dei più deboli. Per questo la presenza del miliardario a pochi passi dal Vaticano è stata percepita come un segnale politicamente e culturalmente troppo forte.
Il summit che resta avvolto nel mistero
Nonostante lo stop all’Angelicum, il summit non è stato cancellato. Gli inviti sono già partiti e l’organizzazione sarebbe nelle mani dell’associazione culturale Vincenzo Gioberti di Brescia insieme al Cluny Institute della Catholic University of America. Gli incontri, secondo quanto trapela, saranno blindati: niente riprese, niente registrazioni, nessuna diffusione pubblica dei contenuti. Un evento quasi clandestino nel cuore di Roma. Il duello tra Vaticano e tecnodestra globale, insomma, è appena iniziato.







