Il principe Andrea? Non lo vogliono più neppure alla Messa di Pasqua. E neppure le sue figlie

Il principe Andrea con le figlie e l’ìex moglie Sarah

Alla corte dei Windsor, perfino la Pasqua rischia di trasformarsi in un campo minato. E così, nella famiglia reale più osservata del pianeta, la tradizionale messa nella cappella di St George a Windsor si prepara a consumarsi con un’assenza che pesa più di molte presenze. Non ci saranno infatti le principesse Beatrice ed Eugenie, figlie del principe Andrea e di Sarah Ferguson, due figure che fino a poco tempo fa sembravano poter restare ai margini dello scandalo senza esserne travolte del tutto. E invece no. Perché quando il cognome è quello giusto, o sbagliato, il passato torna sempre a bussare.

La scelta di non partecipare alla funzione religiosa pasquale sarebbe stata concordata, secondo fonti interne, per evitare nuove tensioni e soprattutto possibili contestazioni pubbliche. Non soltanto contro le due principesse, ma anche contro re Carlo III, chiamato ancora una volta a gestire le onde lunghe di una vicenda che continua a imbarazzare Buckingham Palace. L’ombra di Jeffrey Epstein, del resto, non ha mai davvero smesso di allungarsi sui Windsor. E ogni nuova indiscrezione, ogni dettaglio che riaffiora, ogni nome che riemerge dai vecchi contatti del finanziere pedofilo americano finisce per riaprire una ferita che la monarchia britannica non è mai riuscita a rimarginare davvero.

L’assenza che pesa più di una smentita

Il messaggio politico e simbolico dell’esclusione è chiarissimo. Beatrice ed Eugenie non sono accusate né indagate, e formalmente restano entrambe membri attivi della dinastia. Eppure, in una fase tanto delicata, la loro presenza accanto al sovrano sarebbe sembrata a molti un azzardo. Meglio quindi un passo indietro, almeno per ora. Meglio sottrarle ai riflettori nel giorno in cui i reali inglesi si mostrano compatti, ordinati, quasi immutabili, davanti al Paese e al mondo.

La lista degli invitati previsti per la messa, infatti, conserva il cuore duro della monarchia. Ci saranno re Carlo, la regina Camilla, il principe William con Kate e i loro tre figli, oltre agli altri fratelli del sovrano, Anna ed Edoardo. Un’immagine di continuità, di disciplina, di famiglia blindata. Tutto il contrario di ciò che evocano oggi Andrea e il suo ramo. Perché il problema non è soltanto il principe caduto in disgrazia. Il problema è il contagio reputazionale che la sua vicenda continua a portarsi dietro.

L’ombra lunga dello scandalo Epstein

Il nome di Jeffrey Epstein continua a essere una mina inesplosa per la monarchia britannica. Le recenti rivelazioni sui rapporti di frequentazione intrattenuti in passato dal principe Andrea e da Sarah Ferguson con il finanziere americano hanno riacceso una vicenda che sembrava già devastante abbastanza. E nel materiale emerso, a quanto riferito, comparirebbero anche riferimenti alle due figlie della coppia, citate in alcuni messaggi e coinvolte a suo tempo in occasioni conviviali legate al giro di Epstein.

Basta questo, oggi, a trasformare due principesse non formalmente coinvolte in un problema d’immagine. Perché nella logica spietata della monarchia contemporanea, dove ogni gesto pesa e ogni apparizione viene sezionata al microscopio, non conta soltanto ciò che hai fatto. Conta anche da chi provieni, con chi sei stata fotografata, quale storia familiare ti trascini addosso. E così Beatrice ed Eugenie finiscono intrappolate in una colpa riflessa, una di quelle che non passano per i tribunali ma per il tribunale ben più feroce dell’opinione pubblica.

Andrea fuori scena, ma il danno resta

Il punto, in fondo, è sempre lo stesso: Andrea non è più il principe che era, ma continua a essere una zavorra per la Corona. Il terzogenito della regina Elisabetta II è da tempo una figura tossica per l’immagine pubblica della famiglia reale. E il recente fermo di polizia, che avrebbe ulteriormente aggravato la già pesantissima percezione attorno al suo nome, ha reso tutto ancora più ingestibile. Se lui è ormai fuori dal perimetro della rappresentanza, le figlie restano invece sospese in una zona grigia: abbastanza Windsor da contare, ma non abbastanza lontane dal padre da risultare innocue.

Per questo la loro assenza a Pasqua somiglia a una misura di contenimento. Un modo per prendere le distanze senza proclamare una rottura. Per congelare il problema senza risolverlo. Secondo quanto trapela, Carlo e William avrebbero comunque garantito alle due principesse la possibilità di partecipare in futuro ad altri riti religiosi ed eventi familiari o pubblici. Un segnale che serve a non spezzare del tutto il ramo York, ma che allo stesso tempo conferma la necessità di tenere Beatrice ed Eugenie lontane da un appuntamento troppo esposto, troppo simbolico, troppo rischioso. La sostanza, però, non cambia. Nella monarchia del controllo assoluto, dove tutto è strategia, anche una mancata presenza parla fortissimo. E questa volta dice una cosa semplice, crudele e molto britannica: Andrea è diventato impresentabile. E le sue figlie, almeno per adesso, pagano anche per lui.