La pietra tombale per Corona? Il giudice ordina lo stop a “Falsissimo” e la consegna di tutto il materiale su Signorini

Fabrizio Corona

È una decisione che segna un punto di non ritorno nello scontro giudiziario tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini. Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso urgente presentato dal giornalista, imponendo all’ex re dei paparazzi il ritiro immediato di “Falsissimo” e lo stop totale a qualsiasi ulteriore diffusione di contenuti che lo riguardino. Un provvedimento netto, articolato e immediatamente esecutivo, che ridisegna i confini della vicenda e cambia radicalmente il quadro mediatico e legale costruito nelle ultime settimane.

L’ordinanza porta la firma del giudice Roberto Pertile, prima sezione civile, ed è stata depositata dopo l’udienza di venerdì scorso. Il giudice ha accolto integralmente le richieste avanzate dai legali di Signorini, gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, disponendo una serie di misure che vanno ben oltre la semplice rimozione di singoli contenuti contestati.

Il cuore del provvedimento è chiaro: Corona dovrà rimuovere “immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile” tutti i video e i contenuti, testuali, audio e video, riferiti a Signorini. Non solo quelli pubblicati sulla piattaforma “Falsissimo”, ma qualsiasi materiale riconducibile alla stessa narrazione e diffuso attraverso canali social o digitali sotto il suo controllo, diretto o indiretto.

L’ordinanza vieta inoltre in modo esplicito a Corona di “pubblicare, diffondere o condividere, con qualsiasi mezzo o strumento e su qualsiasi hosting provider”, qualunque ulteriore video o contenuto che abbia carattere diffamatorio o che comunque possa danneggiare, anche indirettamente, il diritto di Signorini alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza. Una formula ampia, che mira a prevenire non solo la reiterazione delle stesse accuse, ma anche eventuali aggiramenti del divieto attraverso allusioni, rilanci o riformulazioni.

C’è poi un passaggio che segna uno spartiacque decisivo nella vicenda: entro due giorni Corona dovrà consegnare tutto il materiale raccolto su Signorini, comprese le chat, i messaggi e i documenti citati o utilizzati nei contenuti di “Falsissimo”. Un obbligo che sposta definitivamente il baricentro dello scontro dal piano mediatico a quello giudiziario, togliendo spazio alla narrazione social e riportando la questione nelle aule di tribunale, dove quei materiali dovranno eventualmente essere valutati secondo criteri giuridici e probatori.

Sul fronte economico, il provvedimento è altrettanto severo. Corona è stato condannato al pagamento delle spese processuali e del compenso degli avvocati di Signorini. A questo si aggiunge una penale di 2.000 euro al giorno per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza. Una cifra significativa, pensata chiaramente come deterrente, che rende estremamente rischioso qualsiasi tentativo di disobbedienza o di rilancio, anche parziale, dei contenuti contestati.

La vicenda nasce dalle accuse lanciate da Corona all’interno di “Falsissimo”, dove aveva raccolto testimonianze e materiali che, secondo la sua ricostruzione, proverebbero l’esistenza di un presunto “sistema Signorini”. Un sistema che, sempre secondo quanto sostenuto dall’ex paparazzo, si baserebbe su profferte sessuali in cambio di spazi e visibilità, in particolare all’interno della Casa del Grande Fratello. Accuse che hanno avuto un’enorme risonanza mediatica, alimentando un dibattito acceso e polarizzato, ma che ora si scontrano con una risposta giudiziaria ferma e strutturata.

Va chiarito che l’ordinanza non entra nel merito penale delle affermazioni, ma interviene sul piano civile e cautelare. Il giudice ha ritenuto necessario un intervento immediato a tutela dei diritti del ricorrente, valutando prevalente, in questa fase, la protezione della reputazione e della riservatezza rispetto alla libertà di diffusione dei contenuti così come erano stati presentati. È un passaggio cruciale, perché stabilisce un confine preciso tra diritto di critica, libertà di espressione e tutela della persona, soprattutto quando le accuse vengono veicolate attraverso piattaforme digitali ad alta esposizione e forte impatto.

Per Corona, il provvedimento rappresenta un colpo durissimo. “Falsissimo” non era soltanto un progetto editoriale, ma un tassello centrale della sua strategia comunicativa recente, fondata sull’esposizione continua, sulla serializzazione delle rivelazioni e sul rilancio costante dei contenuti. L’obbligo di ritiro integrale, unito al divieto di nuove pubblicazioni e alla consegna del materiale, rischia di svuotare completamente l’operazione, privandola della sua materia prima e del suo motore narrativo.

Resta ora da capire quali saranno le prossime mosse dell’ex paparazzo. Un eventuale ricorso contro l’ordinanza, una strategia difensiva diversa, o il tentativo di spostare l’attenzione su altri fronti. Di certo, dopo la decisione del Tribunale di Milano, il terreno su cui Corona si muoveva fino a ieri appare improvvisamente molto più stretto, regolato e sorvegliato.

La domanda che circola, inevitabile, è se questa ordinanza rappresenti davvero la pietra tombale sull’operazione “Falsissimo” e sull’offensiva mediatica contro Signorini. Sul piano giuridico, il segnale è chiaro e difficilmente equivocabile. Sul piano mediatico, segna la fine di una fase e l’inizio di un’altra, molto meno rumorosa, molto più vincolata alle regole del diritto e decisamente lontana dalla logica del processo sui social.