La sconcertante lettera di Donald Trump a Jonas Gahr Store

Presidente Donald Trump

È davvero difficile crederlo, eppure quella che segue è la lettera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha inviato Jonas Gahr Store. Un testo che sembra scritto da un bambino capriccioso. Un testo che sconcerta. Anzi, inquieta.

Il linguaggio, così come il tono e le argomentazioni, non hanno nulla a che fare con la comunicazione ufficiale del presidente della più grande potenza militare del pianeta. E invece porta davvero la firma dell’uomo più potente e oggi forse anche il più pericoloso del mondo.

Bisogna rileggerla più volte per convincersi che non si tratti di una caricatura, magari di un falso o di una provocazione. E invece è tutto reale. Ed è proprio questa la parte più inquietante. Una lettera che segna uno spartiacque. Perché c’è un prima e c’è un dopo. E il dopo, francamente, mette i brividi.

Ecco il testo integrale della lettera

“Caro Jonas: considerato che il tuo Paese ha deciso di non assegnarmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre e più, non mi sento più obbligato a pensare esclusivamente alla Pace, anche se essa resterà sempre predominante, ma ora posso anche pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America. La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un ‘diritto di proprietà’? Non esistono documenti scritti, è solo che una barca è approdata lì centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che approdavano lì. Ho fatto più io per la NATO di qualsiasi altra persona dalla sua fondazione, e ora la NATO dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti. Il mondo non è sicuro se non abbiamo un Controllo Completo e Totale della Groenlandia. Grazie!”

La lettera del Presidente degli Stati Uniti d’America non deve preoccupare solo per la sua sconcertante banalità e per la sua bizzarria, ma va letta come un vero e proprio segnale d’allarme. Segna la fine di ogni linguaggio diplomatico e rappresenta l’avvio di una fase in cui a contare sono il risentimento personale e la forza, che sostituiscono il diritto internazionale.

Se a scrivere è il leader della prima potenza mondiale, il problema non è la Groenlandia: è la tenuta stessa dell’ordine internazionale.