Nel deserto del New Mexico, a circa cinquanta chilometri da Santa Fe, c’è una proprietà che per anni è rimasta fuori dai radar delle grandi inchieste federali. Si chiama Zorro Ranch, tremiladuecento ettari di terra arida, una villa principale di oltre duemila metri quadrati, una pista di atterraggio privata e diverse foresterie immerse nel silenzio assoluto. Un luogo isolato, lontano da occhi indiscreti, che oggi torna al centro di accuse agghiaccianti legate a Jeffrey Epstein e alla sua rete di potere.
A differenza della casa di Manhattan, della villa di Palm Beach o dell’isola di Little Saint James nelle Isole Vergini, le autorità federali non perquisirono Zorro Ranch subito dopo l’arresto di Epstein nel luglio 2019. Una lacuna che ora pesa, soprattutto alla luce dei documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense a fine gennaio. È su quelle carte che si fonda la decisione delle autorità locali di riaprire le indagini su ciò che sarebbe potuto accadere tra quelle mura.
Il dettaglio più inquietante emerge da un’email inviata nel novembre 2019 da un ex dipendente del ranch a un conduttore radiofonico conservatore del New Mexico. Il nome dell’autore è stato oscurato nei documenti ufficiali, ma il contenuto è esplosivo: due “ragazze straniere” sarebbero morte per strangolamento durante sessioni di “sesso violento e feticista”. I loro corpi, sempre secondo quel racconto, sarebbero stati sepolti “da qualche parte sulle colline fuori dallo Zorro”, su ordine diretto di “Jeffrey e Madam G”, un riferimento che rimanderebbe a Ghislaine Maxwell, ex compagna e collaboratrice di Epstein, oggi detenuta e condannata a vent’anni per traffico sessuale.
Non si tratta, al momento, di accuse verificate. L’Fbi, in passato, ha ritenuto non credibile la fonte che parlava di torture, sacrifici umani e persino cannibalismo. Eppure la sola ipotesi della presenza di cadaveri sepolti nella tenuta ha spinto la Camera dei Rappresentanti del New Mexico a votare all’unanimità, in modo bipartisan, la creazione di una commissione per la verità. L’obiettivo è chiaro: identificare ex dipendenti, ospiti e funzionari statali che possano aver saputo o visto qualcosa.
Zorro Ranch non è nuovo alle testimonianze di abusi. Durante il processo contro Maxwell, due delle quattro vittime che hanno deposto in aula hanno denunciato un’aggressione proprio lì. Virginia Giuffre, scomparsa di recente, ha scritto nella sua autobiografia postuma di aver frequentato il ranch più volte. Bill Richardson, ex governatore democratico del New Mexico, nel frattempo deceduto l’avrebbe abusata in quella villa. Lui ha sempre respinto le accuse in vita, ma il suo nome resta inciso nelle pagine di quella storia.
Anche l’ex principe Andrea, secondo il racconto di un ex domestico di Epstein, avrebbe soggiornato per tre giorni al ranch nel 2001. In quell’occasione si sarebbe intrattenuto con una giovane descritta come “schiava sessuale”. Buckingham Palace ha sempre negato ogni comportamento illecito da parte del duca di York, ma l’episodio continua ad alimentare il capitolo più imbarazzante della sua biografia pubblica.
All’epoca dei fatti, la proprietà era gestita da una coppia neozelandese, Karen e Brice Gordon. Un’ex spogliarellista ha raccontato che, oltre alla gestione ordinaria, avrebbero organizzato feste private e reclutato ballerine locali. Un contesto che, se confermato, rafforzerebbe l’immagine del ranch come teatro di incontri segreti e pratiche estreme.
C’è poi un altro aspetto, meno sensazionalistico ma altrettanto inquietante: il progetto eugenetico attribuito a Epstein. L’uomo, affascinato dalle teorie del transumanesimo, avrebbe confidato a scienziati e imprenditori l’idea di fecondare almeno trenta donne per diffondere il proprio Dna. Nei documenti recentemente pubblicati compare anche il diario di una presunta vittima che racconta di aver partorito una bambina a 16 o 17 anni, nel 2002, e di averle visto portare via la neonata dieci minuti dopo la nascita, in una scena che sarebbe stata supervisionata da Maxwell.
Epstein acquistò la tenuta nel 1993 da Bruce King, ex governatore del New Mexico. Dopo la sua morte, la proprietà è passata a Donald Huffines, imprenditore texano ed ex senatore statale repubblicano, oggi candidato a revisore dei conti in Texas. In un messaggio pubblicato sui social, Huffines ha dichiarato di essere pronto a collaborare con qualsiasi indagine su eventuali crimini commessi nella tenuta prima del suo acquisto.
Il deserto conserva i segreti meglio di qualunque archivio. Ma se davvero sotto quelle colline ci fossero resti umani, la narrazione su Jeffrey Epstein subirebbe un’ulteriore, devastante trasformazione. Da scandalo di abusi e traffico sessuale a capitolo ancora più oscuro di una vicenda che continua, anno dopo anno, a generare nuove ombre. E Zorro Ranch, finora rimasto ai margini, potrebbe diventare il luogo chiave per capire quanto in profondità si sia spinto il potere di un uomo che aveva trasformato il privilegio in un sistema.







