Intorno alle 8.30 è atterrato a Ciampino l’aereo partito da Caracas che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati ieri dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Ad accoglierli la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Trentini e Burlò sono arrivati in Italia dal Venezuela, finalmente liberi.
Il cooperante veneto e l’imprenditore torinese hanno assicurato di “essere stati trattati bene”. Mattarella ha chiamato ieri la madre di Trentini: “Dopo la sofferenza condividiamo la gioia”, le ha detto. Tajani assicura l’impegno per gli altri 24 detenuti politici italiani ancora nelle carceri venezuelane e oggi riferirà in Parlamento. Un appello per i prigionieri è stato fatto anche dalla Machado, ricevuta ieri da papa Leone.
Burlò: ‘Ce l’abbiamo fatta ma è stata durissima’
“Ce l’abbiamo fatta anche questa volta, ma è stata davvero dura”, ha detto Mario Burlò, secondo quanto ha riferito il suo avvocato Maurizio Basile. Ad accogliere l’imprenditore all’aeroporto di Ciampino c’erano anche i figli Gianna e Corrado. Il legale ha poi sottolineato che al momento l’imprenditore “sembra non debba essere convocato in procura. Non so cosa succederà adesso – ha aggiunto – credo che sarà organizzato il rientro a Torino”.
“L’ho sentito ieri al telefono quando era ancora a Caracas – ha spiegato ancora l’avvocato -, mi ha detto: ‘Mi hanno contestato terrorismo. Ma cosa c’entro io? Non ho mai fatto politica nemmeno in Italia”. Mario “era molto provato da questa esperienza. Ha parlato di una detenzione davvero molto, molto dura – ha affermato Basile – l’avvocato venuto in aeroporto – Ora sta bene. Nell’ultima telefonata che poi ha fatto ieri sera con sua figlia mi pare che fosse già rinfrancato”. “Un enorme ringraziamento – ha concluso il legale – al console Jacopo Martino e a tutta la rete diplomatica a Caracas, davvero molto vicina alla famiglia. E al ministero degli Esteri”.







