L’anello di “Per sempre sì” diventa una truffa online: spunta lo shop fake, la voce clonata con l’AI e Sal Da Vinci sbotta contro gli “sciacalli”

Sal Da Vinci

Sanremo finisce, il tormentone resta. E quando un ritornello diventa un gesto, un simbolo, un oggetto da imitare, arriva puntuale l’altra faccia del successo: quella dei “pezzotti” digitali, delle scorciatoie, dell’arte di vendere fumo usando il nome degli altri. Stavolta il bersaglio è Sal Da Vinci e l’amo, neppure troppo nascosto, è l’anello legato alla sua “Per sempre sì”.

Durante il Festival l’artista lo ha trasformato in un dettaglio scenico riconoscibile: lo mostra in coreografia, gioca con l’idea della “fede” e, nel clima euforico della settimana sanremese, si è anche divertito a “donarne” alcune in giro, fino a regalarne una pure a Mara Venier da vincitore. Un gadget non ufficiale, un gesto da palco, una trovata da show che, proprio perché semplice, si è incollata all’immaginario del brano. E qui, come spesso accade quando un simbolo diventa virale, qualcuno ha pensato bene di trasformarlo in business.

In piena onda lunga sanremese è spuntato un sito, e con lui un profilo, che si presenta come se fosse la casa “ufficiale” del fenomeno. Nome: “Per sempre sì Shop”. Messaggio: “Benvenuti nello shop dedicato a Sal Da Vinci!”. Promessa: portarsi addosso “energia, passione ed emozione” del cantante. In vetrina, l’oggetto del desiderio: l’anello “Per sempre sì” venduto a 19,99 euro, proposto in versione argentata e dorata. Il dettaglio più inquietante, però, non è il prezzo né la grafica da fanclub improvvisato: è la voce.

Perché a spingere l’acquisto, secondo quanto raccontato, ci sarebbe perfino un audio promozionale con una voce ricreata per somigliare a quella dell’artista, un invito all’acquisto “in stile Sal Da Vinci” generato con l’intelligenza artificiale. Tradotto: non solo si usa il nome, non solo si usa l’immagine, ma si prova a copiare anche il timbro, come se fosse un vestito da indossare per vendere più in fretta. Un salto di qualità nella truffa: dal falso classico al falso “parlante”.

Il paradosso è che l’operazione, prima ancora di essere smascherata, sembra aver funzionato. Gli anelli sarebbero andati sold-out in poco tempo. Un dato che racconta due cose insieme: quanto forte sia stato l’impatto del brano e quanto sia facile, oggi, confondere l’entusiasmo dei fan con l’ufficialità. Basta un nome giusto, una grafica credibile, due frasi emotive e una voce “simile” e il gioco è fatto.

A quel punto Sal Da Vinci è stato costretto a intervenire pubblicamente per mettere un argine. Lo ha fatto con una storia su Instagram, prendendo le distanze in modo netto dal sito e dai profili che “utilizzano il nostro nome e la nostra immagine”. Il cuore dell’avviso è una frase secca, ripetuta senza possibilità di equivoco: non esiste alcun merchandising ufficiale legato al brano. Nessun collegamento con quei canali, nessuna autorizzazione, nessuna partnership. E, soprattutto, un invito diretto ai fan: non acquistate, segnalate immediatamente le pagine, fate riferimento esclusivamente ai canali ufficiali.

Nelle righe di quell’avvertimento c’è anche la rabbia di chi capisce di essere finito nel mirino nel momento più delicato: quello in cui un successo esplode e il pubblico è più vulnerabile, perché vuole “partecipare” e lo fa anche con un acquisto. Sal parla di “fake creata per sciacallaggio”. Un termine duro, scelto apposta. Perché non si tratta della solita maglietta tarocca vista al mercato, ma di un meccanismo che usa la fiducia dei fan e la reputazione dell’artista, spingendosi fino a riprodurne la voce.

Nel frattempo, come spesso succede quando una truffa prende forma, non c’è solo un sito. “Pian piano ne sono spuntati altri”, si racconta, e poi ancora, con varianti e prodotti diversi, compresa l’idea di collane. È la dinamica tipica delle operazioni seriali: se un format vende, lo si clona. Se il pubblico abbocca una volta, si alza la rete. E in una città come Napoli, che da decenni convive con la parola “contraffazione” come con un’ombra storica, l’episodio assume un sapore ancora più simbolico: il successo popolare che si trasforma subito in merce “finta”, in un riflesso quasi automatico.

Resta una domanda sospesa, che in queste ore circola sottotraccia: dopo un caso del genere, nascerà un merchandising ufficiale? È un’ipotesi che qualcuno dà per inevitabile, proprio perché l’oggetto – l’anello – è ormai entrato nella narrazione del brano. Ma oggi, per l’artista, la priorità è una sola: spegnere l’incendio, difendere il pubblico e proteggere il proprio nome da un’imitazione che non si limita a copiare un oggetto, ma prova a indossare una voce.

E intanto “Per sempre sì” continua a macinare ascolti e attenzione, con un’altra prospettiva che si affaccia nelle dichiarazioni: “Ora c’è l’Eurovision”, si legge tra i richiami che accompagnano questo momento. Sanremo, insomma, per Sal Da Vinci non è finito davvero. Solo che, insieme alla musica, adesso deve fare i conti anche con l’industria parallela del falso: quella che non aspetta un tour, non aspetta un comunicato, non aspetta niente. Fiuta la febbre del pubblico e si infila dove può, sperando che nessuno si accorga della differenza.