L’ex principe Andrea rilasciato dopo 12 ore: indagato per “misconduct in public office” nel caso Epstein, perquisizioni al Royal Lodge

Il giorno del suo sessantaseiesimo compleanno finisce con una foto rubata e un silenzio pesante: Andrea Mountbatten-Windsor, ex duca di York, viene rilasciato dalla polizia britannica dopo 12 ore in custodia, ma esce da quella stanza senza uscire davvero dall’inchiesta. La Thames Valley Police lo ha arrestato nella mattinata a Sandringham e, dopo l’interrogatorio, ha diffuso una nota che precisa il punto chiave: l’ex principe resta indagato, seppure a piede libero, per il sospetto reato di “misconduct in public office”, cioè una presunta condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica.

Il rilascio entro dodici ore, spiegano le ricostruzioni riportate dai media, rientra in uno sbocco piuttosto comune della procedura britannica in casi simili, soprattutto in assenza di precedenti penali e di pericoli per la collettività. Ma se la forma segue un binario noto, la sostanza dell’accusa rischia di aprire un capitolo di quelli che non si chiudono con un verbale. L’indagine, per quanto ancora avvolta da dettagli non pubblici, ruota attorno a una contestazione precisa: la presunta condivisione di informazioni riservate con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, quando Andrea ricopriva l’incarico di emissario governativo per commercio e industria.

Il rientro a casa, anche quello, diventa notizia. Le immagini trasmesse mostrano Andrea sul sedile posteriore di una Range Rover, riportato via dalla stazione di polizia in cui era stato trattenuto. Nell’inquadratura, insieme a lui, si intravedono altre due persone di scorta. E soprattutto si intravede un volto: un’espressione che i cronisti descrivono come segnata dallo shock, dallo stravolgimento, con un’ombra che sembra quasi di collera. È la fotografia di un uomo che esce, ma non “si libera”.

Attorno alla figura dell’ex principe, la reazione della famiglia reale viene scandita in righe essenziali, come se ogni parola dovesse pesare esattamente quanto basta. Re Carlo III fa sapere: «Pieno sostegno alle autorità». Da William e Kate arriva una formula altrettanto lineare: «Sostegno al re». Sullo sfondo, però, c’è un dettaglio che aggiunge pressione al quadro: vengono segnalate perquisizioni al Royal Lodge. E quando a muoversi sono gli investigatori, la sensazione è che la partita non sia più solo mediatica.

Negli Stati Uniti, la notizia attraversa l’Atlantico e finisce persino nelle dichiarazioni del presidente. Donald Trump commenta con una frase che somiglia a un giudizio e insieme a una presa di distanza: «È un fatto molto triste». Poi aggiunge, con un passaggio personale che sposta il tono su un piano di esperienza diretta: «Sono un esperto in un certo senso perché sono stato completamente scagionato, quindi posso parlarne… è un fatto molto triste e molto negativo per la famiglia reale». E insiste sul colpo d’immagine: «Suo fratello, che verrà molto presto nel nostro Paese, il Re… è una cosa molto triste». Il senso resta lì, nudo: tristezza, danno, famiglia reale.

Dall’altra parte, c’è chi legge l’arresto come una soglia. Maria Farmer, una delle prime accusatrici di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, accoglie la notizia con parole che non cercano equilibrio. Per lei non è un incidente di percorso, ma un segnale: «l’inizio della resa dei conti». E inquadra la vicenda in una traiettoria che lega accuse, potere e una battaglia personale: «Oggi è solo l’inizio della resa dei conti e della giustizia portata avanti da Virginia Roberts Giuffre, una giovane madre che amava profondamente sua figlia, e ha lottato contro i più potenti della terra per proteggerla». Poi la richiesta finale, che non lascia spazio a interpretazioni morbide: «Ora chiediamo che tutti i tasselli del potere e della corruzione comincino a cadere».

Il punto investigativo, al momento, è raccontato con ciò che emerge dai documenti e dalle ricostruzioni citate dai media. Nei cosiddetti “Epstein files”, pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti negli ultimi mesi, compaiono documenti che riguarderebbero anche Andrea e che ora potrebbero essere al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine. Tra i riferimenti emersi, vengono citati elementi che chiamano in causa un presunto sostegno fornito dall’ex principe a Epstein durante una visita di Stato negli Emirati Arabi Uniti nel 2010.

Ma soprattutto, sempre secondo quanto riportato, dagli atti si evincerebbe che Andrea avrebbe condiviso con Epstein incartamenti riservati. In particolare rapporti legati a visite ufficiali svolte quando era inviato governativo per commercio e industria, tra il 2010 e il 2011. Con tappe in Cina, Vietnam, Hong Kong e Singapore. Il dettaglio che colpisce per la sua precisione temporale è quello relativo a una data: 30 novembre 2010. Secondo questa ricostruzione, Andrea avrebbe inoltrato a Epstein ricerche effettuate da un collaboratore, Amit Patel, cinque minuti dopo averle ricevute. Un fatto che, se confermato, darebbe alla contestazione un contorno molto concreto: non rapporti generici, ma passaggi di documenti in tempi e modalità tracciabili.

La polizia starebbe esaminando anche accuse relative al possibile traffico di una giovane donna nel Regno Unito per un incontro sessuale con Andrea nel 2010. Su questo fronte, però, i dettagli restano ancora più sfocati: si sa che la pista è valutata, non quali elementi siano già stati acquisiti. L’ex principe, dal canto suo, ha sempre negato qualsiasi illecito di natura finanziaria o sessuale legato ai rapporti con Epstein e il suo entourage. Una linea che, almeno per ora, non cambia: negazione e attesa, mentre il procedimento prosegue.

E mentre l’onda mediatica insiste sul fratello arrestato, re Carlo III sceglie la normalità pubblica come risposta immediata. Compare come previsto a una sfilata della London Fashion Week, senza cancellare l’agenda. All’arrivo alla sfilata di Tolu Coker, il sovrano saluta gli spettatori con un cenno della mano ed è accolto da un applauso. Poi, durante l’evento, parla animatamente con Laura Weir, direttrice del British Fashion Council, e con Stella McCartney, entrambe sedute in prima fila. Un quadro quasi cinematografico: luci, passerella, conversazioni misurate. E, a distanza, una stazione di polizia, un’indagine che resta aperta. Perquisizioni segnalate al Royal Lodge, e una famiglia reale che prova a mantenere la forma mentre la sostanza scava sotto la superficie.