Arriva l’ok al decreto legislativo che attua la direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva e sulla parità salariale tra uomini e donne. Il provvedimento, proposto dal Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, dal Ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone e dal Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella, mira a rafforzare in modo concreto l’applicazione del principio “stesso lavoro, stessa retribuzione” o “lavoro di pari valore, stessa retribuzione”.
Le nuove regole si applicano sia al settore pubblico sia a quello privato e riguardano i rapporti di lavoro subordinato, a tempo determinato e indeterminato. L’obiettivo dichiarato è contrastare le disparità salariali ingiustificate, attraverso un sistema più trasparente e verificabile dei livelli retributivi e dei meccanismi di determinazione delle paghe.
Uno dei punti chiave del decreto è il chiarimento delle nozioni di “stesso lavoro” e di “lavoro di pari valore”, individuando i presupposti in base ai quali lavoratrici e lavoratori possono essere comparati ai fini della parità retributiva. In questo quadro viene valorizzato il ruolo della contrattazione collettiva come riferimento unitario per la classificazione delle mansioni e dei trattamenti economici, con l’obiettivo di assicurare criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Le misure di trasparenza vengono rafforzate già nella fase di accesso al lavoro. I datori di lavoro saranno obbligati a indicare negli annunci la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista per la posizione offerta e non potranno più basare le proposte sulla storia salariale del candidato, che non potrà essere richiesta durante la selezione. Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alle prassi diffuse, pensato per evitare che disuguaglianze pregresse continuino a riflettersi sulle nuove assunzioni.
Per chi è già in servizio, il decreto introduce un vero e proprio diritto individuale all’informazione. Le lavoratrici e i lavoratori potranno conoscere il proprio livello retributivo e i livelli retributivi medi delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore, anche in presenza di un sospetto di discriminazione. Le aziende potranno inoltre rendere queste informazioni disponibili in modo proattivo, ad esempio tramite la rete intranet o aree riservate dei siti aziendali.
Il testo stabilisce anche che i sistemi di determinazione e classificazione delle retribuzioni debbano basarsi su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, fondati su competenze, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro. In caso di uno scostamento retributivo del 5% tra uomini e donne non adeguatamente giustificato, scatterà un obbligo di motivazione per il datore di lavoro e il coinvolgimento delle parti sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e degli organismi di parità per individuare le misure necessarie a eliminare il divario.
A supporto dell’attuazione del nuovo sistema, il decreto prevede l’istituzione, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, di un organismo incaricato di monitorare l’applicazione delle misure e di sostenerne l’efficacia nel tempo.
Con questo intervento, il Governo recepisce il quadro europeo e compie un passo ulteriore verso un mercato del lavoro più trasparente e orientato alla parità sostanziale, puntando non solo a sanzionare le discriminazioni, ma soprattutto a prevenirle attraverso regole chiare e informazioni accessibili.







