Patty Pravo a Sanremo con “Opera”, quest’anno scenderà le scale dell’Ariston per l’11° volta

Patty Pravo

C’è un filo rosso che attraversa sessant’anni di musica italiana senza mai spezzarsi: si chiama Patty Pravo. Una carriera che ha attraversato intere generazioni anticipando linguaggi, mode e anche provocazioni. La Ragazza del Piper non demorde infatti è pronta con l’uscita del suo nuovo album composto da 11 canzoni come 11 sono le sue partecipazioni al Festival della canzone Italiana.

Il Festival, per lei, non è terreno di ansia ma di possibilità: “C’è un palcoscenico dove tutti si possono esibire, questo mi fa piacere no? Cosa c’è di meglio?” – afferma in un’intervista rilasciata all’ansa. È lo sguardo di chi conosce il peso simbolico dell’Ariston ma rifiuta di mitizzarlo. Eppure è proprio su quel palco che ha lasciato segni indelebili, da “Dimmi che non vuoi morire” — scritta da Vasco Rossi con Roberto Ferri e Gaetano Curreri a “La spada nel cuore” di Mogol e Battisti – in coppia con Little Tony, classificandosi al quinto posto e vincendo un premio giornalistico istituito per lei, per poi passare per il brano “Per una bambola” scritto da Maurizio Monti, classificandosi al 10° posto e vincendo il Premio della Critica per l’immagine — fino a scelte estetiche che hanno ridefinito l’immaginario pop.

Il ricordo più potente per Patty Pravo resta il primo Sanremo: “Sono andata perché ero curiosa e andai da Melis, il direttore generale dell’RCA a chiederlo. Lui era contrario, però io lo volevo tanto. Allora abbiamo trovato il pezzo di Mogol e Battisti, ci siamo messi con Little Tony e siamo andati. La prima sera abbiamo vinto sul Celentano!!! Noi ragazzetti eravamo tutti felici, non ti dico che cosa eravamo!”.

La sua presenza non è mai neutra. È magnetica, è estrosità scenica, ma la sua nota distintiva è quella capacità rarissima di abitare la canzone senza farsi inghiottire. E mentre molti colleghi della sua generazione si affidano alla nostalgia, Patty Pravo continua a ragionare in termini di progetto.

L’album “Opera”

Quest’anno arriva con “Opera”, brano firmato da Giovanni Caccamo, e già nel titolo c’è una dichiarazione di intenti. “Una canzone che è nata da un sogno. Siamo tutti un’opera, perché siamo degli esseri unici e meravigliosi. E per questo ho pensato visto che si chiama Opera di presentarlo nei musei di alcune delle più importanti città italiane da Milano a Napoli”. Colpisce anche il suo rapporto con le nuove generazioni, in merito alla divulgazione del suo album afferma: “Vorrei far riscoprire questi luoghi di cultura a tutti ma in particolare ai ragazzi, frequentare l’arte fa solo bene”.

Un mosaico autoriale, sotto la supervisione di Taketo Gohara

“Con Taketo Gohara abbiamo lavorato insieme alla ricerca di pezzi che potessero essere interessanti. E ne è venuto fuori un insieme molto interessante. Mi piace molto il pezzo con Serena Brancale, molto divertente quello con Morgan e poi siamo amici da una vita. Ma tra gli altri ci sono appunto Caccamo, Giuliano Sangiorgi, Raphael Gualazzi, Francesco Bianconi, La Rappresentante di Lista, Marianne Mirage e Andrea Bonomo, Federico Dragogna, Pierpaolo Capovilla, Cristina Donà e Saverio Lanza. Insomma mi piace tutto il disco, altrimenti non lo avrei fatto, no?”.

Nella serata delle cover omaggerà Ornella Vanoni, la sua adorata Ornellik, con “Ti lascio una canzone”, accompagnata da Timofej Andrijashenko del Teatro alla Scala. “L’ho sentita poco prima che se ne andasse e quindi eravamo molto amiche e ci volevamo molto bene e quindi mi sembra una cosa naturale!”.