Costretta a mangiare cibo lasciato a terra e, a volte, calpestato. Rasata a zero per punizione. Drogata con psicofarmaci per poter abusare sessualmente di lei e costretta a bere candeggina. Sono stati 10 giorni di violenze, umiliazioni e paura vissuti all’interno di un’abitazione di Sassari trasformata in una prigione. Questo è quanto avrebbe subito una giovane donna, liberata dai carabinieri la sera del 6 febbraio nell’appartamento del fidanzato.
L’uomo, nonché fidanzato della vittima è un 35enne di Sassari è finito in carcere sabato mattina e, oggi, in sede di interrogatorio di garanzia, il gip Sergio De Luca ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere.
A dare l’allarme è stata la madre della vittima, preoccupata perché la figlia non era rientrata a casa. La donna ha riferito ai militari che la ragazza poteva trovarsi dal compagno. Dopo ripetuti tentativi senza risposta, i carabinieri, con l’ausilio dei vigili del fuoco, sono entrati nell’abitazione passando da una finestra. All’interno hanno trovato la giovane in forte stato di choc. La donna ha raccontato di essere stata trattenuta contro la sua volontà per circa dieci giorni, durante i quali avrebbe subito una serie di atroci vessazioni: botte, bruciature e ha raccontato di essere stata sfigurata con l’acido.
Gli accertamenti
Dagli accertamenti è emerso che la relazione sentimentale, iniziata da pochi mesi, era entrata in una fase critica. In quel contesto l’uomo avrebbe messo in atto comportamenti estremamente violenti: lanci di oggetti, insulti, percosse, spinte e umiliazioni costanti, arrivando anche a spegnere sigarette sull’avambraccio della vittima.







