Referendum, Corona contro Fedez dopo la vittoria del No. Il re dei paparazzi non perde occasione per infilare il coltello nella ferita, soprattutto quando dall’altra parte c’è Fedez. Stavolta il pretesto è la vittoria del No al referendum sulla giustizia, ma il vero terreno dello scontro è un altro: la guerra permanente tra due protagonisti dell’ecosistema mediatico italiano, dove politica, intrattenimento, social e vendette personali si mescolano fino a diventare indistinguibili.
Con un post pubblicato su X e subito fissato in cima al profilo, Corona liquida così l’intera operazione mediatica costruita attorno all’ospitata di Giorgia Meloni nel Pulp Podcast: “Come previsto, l’ospitata della Meloni in quel terribile podcast ha fatto vincere il No”. Poche parole, ma calibrate per ottenere il massimo. Non c’è analisi, non c’è sfumatura, non c’è nemmeno il tentativo di ragionare sul merito del referendum. C’è invece una bordata polemica precisa, diretta, personale.
Il punto, infatti, non è stabilire se davvero la presenza della premier nel podcast abbia avuto un impatto sul voto. Il punto è che Corona usa l’esito del referendum per demolire quello che, fino a poche ore prima, veniva raccontato come un colpo mediatico importante per Fedez. Portare la presidente del Consiglio nel proprio format era stato letto come un successo di visibilità, un’operazione capace di accendere il dibattito pubblico e spostare l’attenzione sul podcast. Corona ribalta tutto in un attimo: da trionfo comunicativo a boomerang clamoroso.
Corona trasforma il referendum in un’arma contro Fedez
Più che la politica, qui conta il linguaggio del conflitto. Corona non entra nel merito della riforma della giustizia, non discute contenuti, non pesa argomenti. Fa quello che gli riesce meglio: individua un simbolo del momento, lo piega alla narrazione che preferisce e lo usa per colpire il bersaglio con la massima esposizione possibile.
Il referendum diventa così solo lo sfondo di una resa dei conti più grande. Da una parte c’è Fedez, che negli ultimi anni ha cercato di accreditarsi come figura capace di stare nel dibattito pubblico, di ospitare personaggi politici, di trasformare il podcast in una piattaforma influente. Dall’altra c’è Corona, che da tempo ha fatto della demolizione dell’immagine altrui il suo marchio di fabbrica. Il risultato è una scena già vista ma sempre efficace: uno prova a costruire autorevolezza, l’altro arriva e la scompone in sarcasmo.
Referendum, Corona contro Fedez dopo la vittoria del No
Non è un caso che Corona abbia deciso di tenere quel messaggio ben visibile sul suo profilo. Non è un semplice tweet d’impulso, ma una dichiarazione da esibire, quasi un manifesto momentaneo della sua offensiva. In sostanza dice questo: avete celebrato Fedez come uno capace di incidere nel dibattito politico, e invece il suo palcoscenico avrebbe finito per favorire il campo opposto. È un attacco che funziona proprio perché colpisce il cuore del personaggio pubblico del rapper.
Il podcast con Meloni diventa un boomerang politico-mediatico
L’ospitata di Giorgia Meloni nel Pulp Podcast aveva già acceso polemiche ben prima del voto. Non tanto soltanto per la presenza della premier, ma per il modo in cui l’intervista era stata gestita, per le accuse di squilibrio, per le critiche di chi lamentava l’assenza di una controparte vera e per la sensazione che il podcast avesse offerto alla presidente del Consiglio una vetrina comunicativa privilegiata.
In quel clima, il risultato del referendum ha offerto a Corona il gancio perfetto. La sua tesi, volutamente brutale, è che l’operazione abbia prodotto l’effetto contrario: invece di aiutare il Sì, avrebbe irritato, polarizzato e finito per favorire il No. Che sia una provocazione o una lettura cinica del meccanismo mediatico cambia poco. L’obiettivo non è dimostrare, ma insinuare. E quando si tratta di social, spesso è più che sufficiente.
Il punto politico-mediatico è proprio questo: ogni apparizione di un leader in uno spazio pop porta con sé un rischio. Se funziona, il format acquista peso e centralità. Se fallisce, chi lo ospita viene accusato di essersi piegato alla propaganda o, peggio, di avere offerto un assist inutile. Corona intercetta questa fragilità e la trasforma in un’arma polemica. Non attacca Meloni, almeno non direttamente. Attacca Fedez nel punto in cui il rapper pensava di avere ottenuto un vantaggio.
Tra vendetta personale e spettacolo social, la guerra continua
Per capire la violenza del colpo bisogna anche guardare alla storia recente tra i due. I rapporti tra Corona e Fedez sono saltati da tempo e da allora ogni occasione è buona per riaprire il fronte. La rottura, alimentata da rivelazioni, accuse e regolamenti di conti pubblici, ha reso ogni episodio un capitolo ulteriore di una faida che ormai vive di esposizione continua.
È in questa chiave che il commento sul referendum assume il suo vero significato. Non è il ragionamento di un osservatore politico, ma la mossa di un rivale che vede nell’attualità il materiale perfetto per rilanciare lo scontro. Il merito della consultazione conta meno della possibilità di inchiodare Fedez a una sconfitta simbolica. Corona, in pratica, gli dice: volevi fare il kingmaker del dibattito, hai finito per diventare il testimonial involontario della sconfitta.
E forse è proprio questo l’aspetto più interessante della vicenda. Nel circo mediatico italiano, il referendum smette di essere solo una partita politica e si trasforma in contenuto, sfida, frecciata, occasione per ridefinire gerarchie di visibilità. Corona lo ha capito prima di molti altri e si muove di conseguenza: prende il risultato, lo comprime in una frase cattiva, lo piazza in vetrina e lascia che il rumore faccia il resto. In questo, piaccia o no, resta un professionista della detonazione.







