Il Festival è finito sabato sera tra applausi, classifiche e bilanci televisivi. Ma sul palco dell’Ariston, a rileggerlo oggi, c’era un convitato di pietra. Non si è visto, non è stato nominato, eppure aleggiava tra passerelle e co-conduttrici. Il suo nome è Jeffrey Epstein.
Negli Stati Uniti continuano a circolare e a essere analizzati gli Epstein Files, migliaia di pagine di email, agende, appunti e memorandum sequestrati nell’inchiesta sul finanziere accusato di traffico sessuale di minorenni e sfruttamento sistematico di giovani donne, morto in carcere nel 2019 prima del processo. Dentro quel materiale emergono anche riferimenti che toccano il Festival appena concluso.
Pilar Fogliati negli Epstein Files
Il primo riguarda Pilar Fogliati, una delle co-conduttrici dell’edizione 2026. In una conversazione contenuta nei documenti, Teodorani Fabbri scriveva a Epstein: “Controlla questa ragazza che voglio presentarti, Pilar Fogliati. Ci vediamo domani”. Una frase secca, inserita in uno scambio che faceva parte della rete di contatti del finanziere. Nessuna imputazione, nessuna accusa formale. Ma il nome compare in un contesto che, dopo anni di inchieste, non può essere considerato neutro.
Jeffrey voleva incontrare Irina Shayk
Il secondo nome è quello di Irina Shayk, altra protagonista sul palco dell’Ariston. Nei dossier federali il nome della modella russa compare circa 40 volte. Non in modo generico, ma in documenti che riguardano richieste di incontro e appuntamenti programmati o tentati dal finanziere e dal suo entourage.
Un’email datata 31 gennaio 2012 riporta una domanda diretta a Epstein: “C’è interesse a incontrare Irina Shayk uno di questi giorni della settimana?”. Un altro documento elenca tra gli appuntamenti del 14 febbraio un “Appuntamento con Irina Shayk (amica di Ramsey)”. In una ulteriore comunicazione si legge: “Jeffrey è in città questa settimana e vorrebbe incontrare Irina Shayk… Parla con Irina e fammi sapere… cerchiamo di fissare qualcosa in agenda”.
Le carte mostrano un nome che ritorna con insistenza nelle agende del finanziere in un periodo in cui Epstein aveva già alle spalle una condanna in Florida per reati sessuali legati a una minorenne. In quegli anni stava consolidando la sua rete nel mondo della moda, anche attraverso la MC2 Model Agency fondata con Jean-Luc Brunel, figura centrale tra Parigi e New York, poi arrestato in Francia e morto in carcere nel 2022.
Il calendario sequestrato indica che l’orario di un presunto incontro con Shayk non era ancora definito la mattina stessa del 14 febbraio, con tre punti interrogativi accanto al suo nome in una mail interna. Un dettaglio operativo che dimostra come il meeting fosse in fase di definizione.
È importante sottolinearlo
Nei documenti non emerge alcuna accusa diretta nei confronti delle due protagoniste del Festival. Le carte registrano contatti, richieste, agende. Non responsabilità penali. Ma nell’era degli archivi digitali permanenti, la sola presenza di un nome dentro un dossier di questo tipo basta a creare un cortocircuito mediatico.
Sanremo 2026 si è raccontato come un Festival leggero, glamour, internazionale. E lo è stato. Ma la sovrapposizione temporale tra le luci dell’Ariston e il riemergere delle carte americane cambia la prospettiva. Non perché sul palco sia accaduto qualcosa di controverso, ma perché il contesto globale non è più isolabile.
Negli Stati Uniti il caso Epstein continua a coinvolgere figure politiche, imprenditoriali e aristocratiche. Il principe Andrea ha perso ruolo pubblico. Il nome di Donald Trump compare migliaia di volte nei documenti dell’inchiesta. Il sistema di relazioni costruito dal finanziere resta sotto esame.
E così, mentre a Sanremo si celebrava la musica, nei file federali americani riemergevano nomi che ora hanno calcato il palco più visto d’Italia. Nessuna sentenza, nessuna imputazione. Ma un’ombra che, a Festival chiuso, continua a fare rumore.







