Sanremo, la domanda di Striscia spiazza i big: «Dite qualcosa di bello su Giorgia Meloni». Tra silenzi, fughe e una sola battuta “carina”

Al Festival si canta d’amore, di fragilità, di riscatto. Ma basta una domanda politica per cambiare ritmo e tonalità. A lanciare il sasso, questa volta, è Striscia la Notizia, che ha mandato Enrico Lucci a intercettare tutti i cantanti in gara con un quesito tanto semplice quanto esplosivo: «Puoi dire qualcosa di bello su Giorgia Meloni?».

La scena si ripete, quasi fosse un copione non scritto. Microfono sotto il naso, sorriso di circostanza, e poi lo scarto. Alcuni fanno finta di non sentire, altri accelerano il passo, qualcuno abbozza una risata nervosa. Il Festival, si sa, è una vetrina delicata: ogni parola pesa, ogni frase può trasformarsi in titolo.

Tra le reazioni più vistose c’è quella di Arisa, che secondo il servizio sarebbe rimasta quasi senza fiato davanti alla richiesta. Un paradosso, se si pensa che in passato la cantante era finita al centro di polemiche per aver speso parole considerate concilianti verso la premier, tanto da essere criticata anche in ambienti legati al Pride. Stavolta, però, niente dichiarazioni articolate: solo imbarazzo.

Serena Brancale chiede qualche secondo per riflettere. «Aspetta…», sembra voler dire. Poi, però, resta in silenzio. Un silenzio che vale più di una frase, in un contesto dove anche il non detto diventa notizia.

C’è chi prova a prendere tempo, come Malika Ayane: «Qualcosa di bello? Ci penso, ci penso, te lo dico dopo». Ma quel “dopo” non arriva. L’arte del rinvio come strategia di sopravvivenza.

Ancora più netto Fedez, che liquida la questione con una frase che è insieme chiusura e scudo: «Niente, ma l’emozione mi lascia senza parole purtroppo». Nessun attacco, nessun elogio. Solo una porta chiusa con eleganza.

Marco Masini sceglie la linea dell’estraneità: «Io penso solo a Sanremo». Come a dire: qui si canta, il resto resta fuori. Francesco Renga, invece, appare sinceramente spiazzato: «Ma perché devo dire qualcosa sul governo?». La domanda nella domanda, che rimette in discussione il presupposto stesso del gioco.

C’è poi chi vira sull’ironia. J-Ax si definisce «libertario» e liquida la questione con un commento che sposta l’asse: «Per me quelli sono moderati». Una frase che lascia spazio a più interpretazioni, senza affondare davvero il colpo. Ermal Meta, con un sorriso che sembra proteggere e insieme punzecchiare, risponde: «Io sono immigrato e rischio di essere nemico che parla bene». Una battuta che fotografa il clima, più che la politica.

Non va meglio a Elettra Lamborghini, anche se la domanda per lei è diversa: un complimento al presidente del Senato Ignazio La Russa. La replica è secca: «Abbiamo troppi problemi nella vita per stare a pensare alle cose minori». Anche qui, nessun giudizio diretto, ma una presa di distanza.

Il solo a concedere qualcosa – se così si può dire – è Leo Gassmann, che prova a sdrammatizzare: «Hanno le facce simpatiche, che devo dì?!». Una frase che sembra più un modo per uscire dall’angolo che una vera dichiarazione politica. Anche Laura Pausini preferisce glissare.

Il quadro che emerge è quello di un palco parallelo, lontano dall’Ariston ma altrettanto osservato. In un Festival dove ogni nota è calibrata, la politica resta una terra minata. Nessuno attacca apertamente, nessuno difende con convinzione. Si ride, si scivola via, si rimanda.

La domanda di Striscia la Notizia funziona proprio per questo: non tanto per le risposte, quanto per i silenzi. Perché a Sanremo si può cantare tutto. Ma quando il microfono cambia tema, anche le voci più sicure cercano la tonalità giusta per non steccare.