Sanremo si sveglia dal torpore: la “cura” Pantani salva il terzo atto di Carlo Conti

Sanremo, 76° Festival della Canzone Italiana. Terza Serata. Nella Foto Ubaldo Pantani

C’è voluto il “terzo tempo” perché il motore di Sanremo 2026 iniziasse finalmente a girare a pieni giri. Dopo un debutto e una seconda serata caratterizzati da un ritmo compassato e da scelte artistiche che non hanno lasciato il segno — basti pensare al potenziale inespresso di Can Yaman o agli interventi di Lillo e Pilar Fogliati, rimasti ai margini del racconto — la kermesse ha finalmente trovato la sua scossa. L’artefice del miracolo? Ubaldo Pantani.

Oltre l’imitazione: il metodo Pantani

Non chiamatelo solo imitatore. Pantani, che ama definirsi un «comico che utilizza le imitazioni», ha dimostrato come la satira di qualità possa ribaltare l’inerzia di uno show. Il suo segreto risiede in una formula precisa che fonde tre pilastri: fedeltà vocale, mimesi fisica e una scrittura testuale affilata.

È proprio sul testo che il comico ha costruito il successo della serata. Il suo Lapo Elkann non è più la caricatura degli eccessi del passato, ma un’evoluzione narrativa sofisticata. Pantani ha trasformato il rampollo in una sorta di “matto di corte” moderno: un gaffeur d’altissimo bordo, ingenuo e spiazzante, capace di pronunciare verità scomode che nessun altro ospite oserebbe sfiorare.

Rompere le regole del “già visto”

Il successo di Pantani all’Ariston è ancora più significativo se si considera il fattore sovraesposizione. Solitamente il Festival insegue l’esclusività assoluta, mentre il comico toscano è una presenza fissa nel salotto di Fabio Fazio. Eppure, nonostante il pubblico sia abituato alla sua comicità, Pantani è riuscito nell’impresa di risultare inedito.

In una sola settimana di preparazione — il suo nome era stato ufficializzato in extremis — ha saputo costruire una linea narrativa coerente, diluita in diverse incursioni che hanno dettato i tempi comici dell’intera serata. Grazie a lui, lo spettatore ha finalmente ritrovato il piacere di ridere davanti alla TV, trasformando quella che sembrava una gestione troppo scolastica di Carlo Conti in un evento televisivo finalmente vibrante.

di Anna Glebova